Salario minimo orario: la misura al centro dei tavoli di lavoro del governo

Si torna a parlare di salario minimo orario. La ministra del Lavoro Nunzia Catalfo ha annunciato dei tavoli di lavoro ripartendo dalla soglia minima e rafforzamento della contrattazione collettiva.

Salario minimo orario: la misura al centro dei tavoli di lavoro del governo

Si parla ancora di salario minimo orario a un anno di distanza dalla presentazione del decreto legge a firma del Movimento 5 Stelle. E il salario minimo orario è uno dei punti cruciali su cui verteranno i tavoli di confronto del ministero del Lavoro e sui quali si è pronunciata la ministra titolare pentastellata Nunizia Catalfo al termine del primo incontro su occupazione e welfare del 10 febbraio nel quale si è parlato anche di assegno unico per i figli a carico.

La ministra ha previsto incontri su cinque argomenti fondamentali e al primo posto ci sono proprio salario minimo e rappresentanza sindacale, equo compenso e lavoro autonomo. Poi ancora: pensioni; occupazione, formazione e ammortizzatori sociali; sicurezza sul lavoro; disabilità e non autosufficienza.

Venerdì 14 febbraio si è tenuto proprio il primo incontro sul salario minimo. Il salario minimo orario è stato da sempre uno dei cavalli di battaglia dei Cinque Stelle insieme al reddito di cittadinanza e la cui cifra dovrebbe essere fissata a 9€ lordi l’ora che però è da sempre stata messa in discussione.

I 5Stelle insieme a PD, Italia Viva e LeU sono al lavoro anche per definire la soglia dalla quale partire e alla quale dovrà adeguarsi la contrattazione collettiva. Vediamo cos’è nello specifico il salario minimo orario e cosa prevede a oggi l’unica proposta di una delle forze di maggioranza del governo Conte II dalla quale partire.

Cos’è il salario minimo orario

L’Italia è uno dei pochi Paesi europei a non avere un salario minimo orario stabilito dalla legge. Da noi, infatti, sono i singoli CCNL a stabilire lo stipendio tabellare che il datore di lavoro è dovuto a rispettare.

Un salario minimo invece c’è in Paesi come la Grecia, Francia, Spagna e Portogallo, così come la Germania, modello al quale l’Italia dovrebbe rifarsi (almeno secondo quanto dichiarato dal Movimento 5 Stelle. Attualmente in Germania la paga oraria, al di sotto della quale i datori di lavoro non possono andare, è pari a 9,19€ lordi. Questa cifra però è salita: nel 2020, infatti, l’importo del salario minimo riconosciuto ai lavoratori tedeschi è aumentato fino a 9,35€.

C’è da dire però che il mercato tedesco ha reagito in maniera un po’ controversa all’introduzione del salario minimo orario: a fronte di un aumento dello stipendio, infatti, sono diminuite le ore di lavoro medio prestate ogni settimana, poiché si è passati da 40 a 35 ore. Alla fine del mese, quindi, lo stipendio percepito dal lavoratore è più o meno lo stesso rispetto a quando non era previsto alcuno stipendio minimo, ma lavorando per meno ore.

Salario minimo: cosa prevede la proposta del M5S

Con l’introduzione della legge sul salario minimo il Movimento 5 Stelle intende contrastare una volta per tutte il fenomeno dei working poors, ossia di coloro che pur avendo un lavoro percepiscono un reddito inferiore alla soglia di povertà relativa.

Nel nostro Paese, secondo i dati Eurostat del 2019, circa l’11,7% dei lavoratori dipendenti italiani percepisce un salario inferiore al minimo contrattuale. Il disegno di legge appena depositato in Parlamento - che porta la firma della Presidente della Commissione Lavoro del Senato, Nunzia Catalfo - punta a risolvere questo problema stabilendo che per legge la paga oraria di ogni lavoratore non può essere inferiore ad una certa soglia. Ai CCNL verrebbe lasciata la possibilità di prevedere dei trattamenti economici di maggior favore, ma mai inferiori alla paga oraria stabilita dalla legge.

Come si legge nella relazione illustrativa del provvedimento, obiettivo del disegno di legge è stabilire una “definizione certa, uguale per tutti i rapporti di lavoro subordinato”. La Legge stabilisce che i datori di lavoro non possono assolutamente discostarsi da quanto previsto dai “contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative” e che in ogni caso lo stipendio orario non deve essere inferiore a 9,00€ lordi, comprensivi degli oneri contributivi e previdenziali.

Inoltre il ddl punta ad adeguare il trattamento economico complessivo nel tempo. Per farlo ci sono due soluzioni possibili: o il richiamo ai contratti collettivi oppure mediante l’incremento automatico dell’importo fissato per legge, il quale sarebbe adeguato costantemente in base alle variazioni dell’indice Istat dei prezzi al consumo.

A oggi la soglia dei 9€ lordi, da più parti contestata, si vorrebbe eliminare lasciandola indefinita. In merito però la ministra Nunzia Catalfo, al termine del tavolo sul salario minimo orario ha dichiarato:

«Togliere una soglia non è il caso di farlo. Meglio invece stabilire una soglia dalla quale partire e quale sia il parametro di riferimento. Questo può essere un punto di approfondimento insieme ad un altro punto chiave che è il rafforzamento della contrattazione nazionale alla quale la proposta è da sempre legata».

Per avere maggiori chiarimenti sul salario minimo orario e su come verrà declinato bisognerà attendere i prossimi tavoli di confronto al ministero.

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1 commento

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Labastille • Febbraio 2019

Bene la proposta, ma perche’ non propongono di abbassare la fiscalità sul salario minimo? I circa 9 euro della Germania hanno un’altro valore rispetto a quello dell’Italia....

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