Russia 2018: se anche la Coppa del Mondo è Made in China

Significativa presenza di sponsor cinesi ai Mondiali di Russia 2018: dopo la ritirata dei finanziatori occidentali a seguito degli scandali che hanno travolto la Fifa, la Cina capitalizza e investe nel pallone.

Russia 2018: se anche la Coppa del Mondo è Made in China

Non si è qualificata a Russia 2018, ma la Cina sarà comunque presente – e con prepotenza – ai Mondiali di Calcio che prendono il via proprio oggi. Sono numerose, infatti, le aziende cinesi che hanno deciso di investire in marketing e pubblicità in occasione della Coppa del Mondo.

Così mentre brand globali storicamente attratti dalle manifestazioni sportive internazionali si sono defilati, la Fifa ha trovato supporto e sostengo negli amici cinesi.

La ritirata occidentale

I Mondiali di calcio 2018 non nascono sotto una buona luce. Intanto, la scelta del paese ospitante dell’evento sportivo ha fatto storcere il naso a molti: la Russia è apparsa più una scelta politica che tecnica, un po’ come avvenuto anche per Qatar 2022. Sulle procedure di designazione, inoltre, erano state sollevate presunte irregolarità, facendo venire alla luce presunti casi di corruzione.

Gli scandali che hanno travolto la Federazione, inoltre, hanno contribuito negativamente sui conti concretizzandosi in una perdita economica di quasi 370 milioni di dollari nel 2016.

Circostanze che hanno spinto molti finanziatori del calibro di Sony, Johnson & Johnson e Castrol alla ritirata. Mentre i cinesi hanno approfittato, avanzando.

Il primo salvagente cinese

Senza sponsor, il Mondiale probabilmente non si reggerebbe: quattro anni fa i costi sostenuti per la Coppa del Mondo in Brasile si sono aggirati intorno ai 13 miliardi di dollari e per Russia 2018 si prevedono spese non inferiori ai 10 miliardi di euro.

Una cifra in gran parte assicurata – subito dopo i diritti televisivi - da investimenti pubblicitari, che quest’anno, appunto, saranno garantite in modo significativo dalle aziende cinesi.

E col bilancio in perdita, la Fifa fino a due anni fa non aveva grandi prospettive. Poi è arrivato il primo salvagente Made in China: l’intervento di Wanda, colosso dell’intrattenimento che ha siglato con la Federazione una partnership da 150 milioni di dollari.

“Poiché alcune società occidentali si stanno ritirando, cogliamo l’opportunità”

disse all’epoca il fondatore del gruppo, Wang Jianlin.

L’avanzata cinese

Un esempio, quello di Wang Jianlin che è stato ben presto emulato. A investire nei Mondiali di calcio si sono aggiunti, così, altri brand cinesi.

Nell’aprile 2017, ad esempio, è stata annunciata la collaborazione tra Fifa e Hisense, uno dei più grandi gruppi cinesi operanti nell’elettronica. Una partnership, in virtù della quale, i televisori prodotti dall’azienda cinese saranno gli apparecchi ufficiali dei mondiali russi.

Nel frattempo si sono aggiunti anche il produttore di smartphone Vivo, il marchio di prodotti lattiero-caseari Mengniu, e l’azienda specializzata nella produzione di veicoli a due ruote elettrici Yadea.

L’assalto del Made in China

Ma la massiccia presenza di brand cinesi è dovuta solo a una questione di marketing aziendale e a un improvviso slancio di solidarietà nei confronti della Fifa?

Secondo Simon Chadwick, docente di impresa sportiva presso la University of Salford di Manchester, interpellato dal New York Times:

“La Cina non sta cercando di salvare la FIFA ma di influenzare le sue decisioni nei prossimi 10 anni. E la priorità assoluta, probabilmente, è aiutare la Cina a ospitare la Coppa del Mondo”.

Intanto, mentre sul mercato globale continua l’avanzata dei prodotti cinesi, le aziende del Paese del Dragone approfitteranno di questa invidiabile vetrina mondiale per penetrare ancor più incisivamente nelle aree di interesse: in un certo senso, anche la Coppa del Mondo, ora, è Made in China.

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Argomenti:

Cina Russia Calcio

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