Russell 2000, perché sta cambiando lo scenario per le small cap?

Redazione Money Premium

2 Marzo 2026 - 07:50

Il Russell 2000 corre ai massimi mentre il Nasdaq rallenta: la rotazione verso le small cap potrebbe avere ancora strada nel 2026.

Russell 2000, perché sta cambiando lo scenario per le small cap?

Il ritorno delle small cap sta sorprendendo molti osservatori, soprattutto dopo anni in cui i titoli tecnologici a grande capitalizzazione hanno dominato la scena.

La recente sovraperformance del Russell 2000 rispetto ai giganti tech rappresenta una delle rotazioni di mercato più significative e meno comprese del 2025. Dopo un lungo periodo all’ombra dell’intelligenza artificiale e delle cosiddette mega-cap, le small cap stanno mostrando segnali di forza che potrebbero non essere episodici.

Il punto di svolta si è manifestato a novembre, quando le valutazioni elevate del comparto tecnologico hanno iniziato a destare preoccupazione. Il 20 novembre, le opzioni sugli E-mini Nasdaq-100 hanno registrato il loro terzo giorno più attivo di sempre, segnale evidente che gli operatori stavano coprendo il rischio dopo i risultati di Nvidia e la pubblicazione dei dati sui Non-Farm Payrolls. Dal 21 novembre, l’indice Russell 2000 ha messo a segno un rialzo superiore al 16%, toccando nuovi massimi storici il 22 gennaio. Nello stesso arco temporale, il Nasdaq è salito soltanto dell’8%, mentre lo S&P 500 ha aggiornato i propri massimi ma senza tenere il passo delle small cap.

Per comprendere la portata di questa inversione bisogna tornare all’inizio del rally tecnologico. Nei primi mesi del 2023, il Nasdaq Composite ha avviato una corsa straordinaria, accumulando un progresso del 145% in meno di tre anni. Tuttavia, la leadership era estremamente concentrata: poche società a grandissima capitalizzazione, in prima linea nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, hanno trainato la maggior parte dei guadagni. Quando il Nasdaq ha toccato il suo massimo storico nel novembre 2023, lo S&P 500 registrava un aumento del 79%, mentre il Russell 2000 si fermava a un più modesto 43%.

Le ragioni della debolezza delle small cap erano solide. Il primo fattore era rappresentato dai tassi di interesse. Nel gennaio 2023, il tasso di riferimento della Federal Reserve si attestava al 4,25%, livello già elevato rispetto agli standard recenti. Con un’inflazione ancora sostenuta, la banca centrale ha proseguito la stretta, portando i tassi al 5,25% nel luglio 2023, con un incremento complessivo di 100 punti base. Le società incluse nel Russell 2000 sono generalmente più sensibili ai tassi a breve termine, spesso finanziandosi a condizioni variabili, a differenza di colossi ricchi di liquidità come Apple e Google.

A complicare ulteriormente il quadro è intervenuta l’incertezza macroeconomica. Nel dicembre 2022, un dato sul PIL pari all’1,3% ha alimentato timori diffusi di recessione imminente. La contrazione non si è poi materializzata, ma la percezione del rischio ha continuato a penalizzare le small cap, più esposte al ciclo domestico. Anche quando la Federal Reserve ha invertito la rotta nell’autunno del 2024, tagliando i tassi di 100 punti base, la superiorità del Nasdaq è rimasta intatta, sostenuta dall’entusiasmo per l’intelligenza artificiale.

Verso la fine del 2025, però, lo scenario ha iniziato a cambiare. La Federal Reserve ha ripreso il ciclo di allentamento con ulteriori 75 punti base di tagli, in un contesto di economia ancora in espansione. L’attenzione si è spostata sul mercato del lavoro, dove alcuni segnali di indebolimento hanno spinto la banca centrale ad agire pur in presenza di indicatori macro complessivamente solidi. In parallelo, si è diffusa l’idea che la stessa intelligenza artificiale, oltre a sostituire alcune mansioni, possa contribuire a contenere l’inflazione attraverso guadagni di produttività. Se questa ipotesi si rivelasse corretta, il 2026 potrebbe configurarsi come uno scenario “Goldilocks”, con crescita moderata, inflazione stabile e disoccupazione contenuta, anche grazie a possibili stimoli come tagli fiscali, deregolamentazione e rilocalizzazione produttiva. Le small cap, più radicate nel mercato interno rispetto alle grandi multinazionali, potrebbero beneficiarne in misura maggiore.

Nel frattempo, l’euforia sull’intelligenza artificiale mostra i primi segni di affaticamento. A inizio novembre Nvidia ha perso il 20%, mentre l’insieme dei cosiddetti Mag 7 ha registrato un calo del 10%. Movimenti contenuti se confrontati con i rialzi pluriennali, ma sufficienti a far emergere un interrogativo cruciale: siamo di fronte all’inizio di una liquidazione delle posizioni long su Nasdaq e short su Russell 2000? Se così fosse, la rotazione verso le small cap potrebbe avere spazio per proseguire nel 2026.

Per gli investitori interessati a sfruttare questa dinamica, l’operatività in opzioni sugli indici azionari offre strumenti per esprimere una visione relativa tra indici, mantenendo parametri di rischio definiti indipendentemente dalla direzione generale del mercato.

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