Rinnovo contratto statali firmato: cosa manca adesso per aumenti e arretrati in busta paga

Simone Micocci

10 Maggio 2022 - 12:01

Dipendenti pubblici, sottoscritto il rinnovo di contratto per il triennio 2019-2021. In arrivo aumenti di stipendio e arretrati, ma solo per il comparto funzioni centrali.

Rinnovo contratto statali firmato: cosa manca adesso per aumenti e arretrati in busta paga

Come da programma, lunedì 9 maggio i sindacati e l’Aran hanno posto la firma sul rinnovo di contratto per i dipendenti del comparto funzioni centrali, ossia per quegli statali impiegati nei ministeri, nelle agenzie fiscali e negli enti pubblici non economici, come l’Inps, l’Inail o il Cnel.

Un contratto che paradossalmente è già scaduto, visto che è valido per il triennio 2019-2021, tant’è che nella busta paga di aprile i dipendenti pubblici hanno iniziato a percepire l’indennità di vacanza contrattuale per il Ccnl 2022-2024.

La firma posta dal presidente dell’Aran, Antonio Naddeo, e dai sindacati, è un passaggio molto importante che tuttavia non completa ancora l’iter che porterà all’entrata in vigore del nuovo contratto. Per questo motivo non è lecito attendersi aumenti di stipendio nella busta paga di maggio, mentre alcune possibilità ci sono per il mese di giugno.

Rinnovo del contratto: cosa manca ancora

La notizia del rinnovo di contratto per il comparto funzioni centrali della pubblica amministrazione è stata accolta con entusiasmo dal ministro Brunetta, il quale ha definito questo passaggio come il “giusto coronamento di un percorso virtuoso”, un traguardo dal valore simbolico che “riconosce al capitale umano pubblico la centralità che gli spetta e che ha largamente dimostrato durante i mesi più drammatici della pandemia, garantendo la tenuta dei servizi e della comunità”.

Va detto, però, che mancano ancora dei passaggi fondamentali affinché il nuovo Ccnl 2019-2021 per i dipendenti pubblici impiegati in ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici possa entrare in vigore. Nel dettaglio, serve la firma del presidente della Repubblica, alla quale seguirà la pubblicazione in Gazzetta ufficiale.

Due passaggi obbligati che potrebbero ritardare ancora un po’ il riconoscimento degli aumenti stipendiali in busta paga. Basti pensare che per i comparti difesa, sicurezza e soccorso pubblico, la firma di Mattarella sul nuovo contratto è arrivata il 24 aprile scorso ma a oggi manca ancora la pubblicazione del testo definitivo in Gazzetta ufficiale.

Di quanto aumenta lo stipendio dei dipendenti pubblici

L’accordo sottoscritto in data 9 maggio 2022 interessa 225 mila dipendenti pubblici, per i quali si parla di un incremento di stipendio - medio e lordo - di 105 euro. Si tratta di un miglioramento rispetto a quanto fatto nel precedente triennio, quando ai dipendenti pubblici venne riconosciuto un incremento di soli 85 euro medi e lordi.

Scendendo nel dettaglio, gli aumenti ammonteranno a:

  • da 63 a 117 euro per la generalità dei dipendenti delle funzioni centrali;
  • da 63 a 106 euro per i lavoratori del Cnel;
  • da 62,30 a 151,80 euro per i dipendenti pubblici dell’Enac, dell’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e dell’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo;
  • da 63 a 194,46 euro, invece, spettano ai lavoratori dell’Agid, l’Agenzia per l’Italia digitale.

Trattandosi di un contratto con validità per il triennio 2019-2021, tuttavia, sarà necessario anche riconoscere degli arretrati.

Va detto che i suddetti aumenti si applicano solamente dal 1° gennaio 2021, in quanto per 2019 e 2020 le risorse a disposizione erano inferiori. Nel complesso, ai dipendenti pubblici delle funzioni centrali spetta un assegno una tantum con gli arretrati d’importo medio pari a 1.800 euro lordi. Nel peggiore dei casi, comunque, arriverà un assegno pari a 1.300 euro, mentre per i gradi apicali questo può arrivare anche a 2.500 euro (cifre sempre da intendere al lordo).

Quando arrivano aumenti e arretrati?

Secondo le ultime indiscrezioni, il primo stipendio aggiornato secondo le nuove tabelle sarà quello di giugno. Ricordiamo comunque che per far sì che sia così serve che il testo definitivo del contratto venga pubblicato in tempi brevi in Gazzetta ufficiale (almeno entro la fine di maggio), così da permettere a Noipa di aggiornare i propri sistemi.

Potrebbe essere in arrivo a giugno anche l’assegno comprensivo di tutti gli arretrati - quindi per gli anni 2019, 2020 e 2021 e per gli aumenti non goduti in questi primi mesi del 2022. Tuttavia, qualora il ministero dell’Economia e delle finanze dovesse dare il via libera, gli arretrati potrebbero arrivare anche con un pagamento straordinario di maggio (ma va detto che i tempi sono ristretti).

Non solo aumenti di stipendio: perché il nuovo contratto è importante

Con il nuovo contratto si mette anche mano alla parte normativa. In particolare è molto importante l’introduzione della quarta area di contrattazione, quella delle alte professionalità, la quale si va ad aggiungere alle già esistenti aree degli operatori, degli assistenti e dei funzionari (le ex prima, seconda e terza fascia).

Vengono definite le modalità per il passaggio da un’area all’altra, con tanto di aumenti per la progressione di carriera già definiti. Nella quarta area confluiranno invece le alte professionalità, alle quali potrà essere offerto uno stipendio adeguato. In questo modo il governo conta di reperire le figure necessarie per far sì che le singole amministrazioni dispongano delle competenze adeguate e realizzare i progetti del Pnrr.

Altra, importante, novità, è quella che regolamenta lo smart working all’interno della pubblica amministrazione. Se prima della pandemia questo era un argomento tabù, adesso entra a tutti gli effetti a far parte delle modalità di lavoro dei dipendenti pubblici, differenziando però il lavoro agile da quello da remoto.

Nel dettaglio, nel primo caso abbiamo quella forma di lavoro che non prevede vincoli né per l’orario né per il luogo di lavoro, con un occhio solamente agli obiettivi da raggiungere.

Per lavoro da remoto, invece, si intende quell’attività lavorativa che può essere sì svolta da casa ma nel rispetto dei vincoli di orario e delle disposizioni in materia di orario di lavoro. In tal caso, dunque, si può parlare anche di telelavoro.

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