Rinnovo contratto enti territoriali, di quanto aumenta lo stipendio e novità

Ilena D’Errico

21 Luglio 2026 - 19:56

È stato raggiunto l’accordo definitivo per il rinnovo di contratto del personale degli enti territoriali. Ecco quali sono le novità principali e di quanto aumentano gli stipendi.

Rinnovo contratto enti territoriali, di quanto aumenta lo stipendio e novità

L’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle Pubbliche amministrazioni (Aran) e i sindacati hanno raggiunto l’accordo finale per il rinnovo di contratto del triennio 2025-2027. L’intesa firmata ora dovrà terminare l’iter con la Ragioneria generale e la Corte dei conti, ma escludendo intoppi è questione di poco prima che entri in vigore. Di fatto, i sindacati hanno lavorato rapidamente per concludere il rinnovo, così da riconoscere ai dipendenti di Comuni e altri enti locali i miglioramenti ottenuti il prima possibile. Il nuovo contratto contiene infatti diverse novità interessanti, tanto per la parte economica fra aumenti, arretrati e progressione stipendiale, quanto per il welfare del personale.

Di quanto aumenta lo stipendio per i dipendenti degli enti locali

La retribuzione è sicuramente uno dei tasti più dolenti dei rinnovi contrattuali e sembra che l’intesa raggiunta per gli enti locali, peraltro in soli 6 mesi, possa produrre risultati interessanti. In particolare, è previsto un aumento tabellare per il periodo a regime a partire dal 2027 che va da 108,95 euro per gli operatori a cui aggiungere l’aumento di 9,74 euro dell’indennità di comparto, raggiungendo un totale di 118,69 euro. Per le elevate professionalità l’aumento arriva invece fino a 138,52 euro della retribuzione tabellare, insieme a 15,61 euro in più per l’indennità di comparto, per un totale di 154,13 euro in più al mese. Gli aumenti complessivi toccano invece i 125,35 euro per gli operatori esperti e i 141,40 euro per gli istruttori. I dipendenti degli enti territoriali avranno quindi diritto ad arretrati medi di 1.136 euro.

Per quanto riguarda gli incarichi di elevata qualificazione, corrispondenti al livello più alto del personale organico non dirigenziale, la retribuzione di posizione viene fissata in una forbice tra 5.000 e 22.000 euro annui lordi su 13 mensilità, a seconda della posizione. Si passa a un intervallo tra 3.000 e 9.500 euro annui in mancanza di funzionari e personale di elevata qualificazione (anche in questo caso lordi e distribuiti su 13 mensilità). Si aggiunge poi la retribuzione di risultato, a cui destinare almeno il 15% delle risorse destinate. Nel rinnovo viene inoltre previsto che le voci integrative potranno essere finanziate dagli enti anche attraverso il risparmio ottenuto dal parziale inutilizzo delle risorse per le nuove assunzioni, entro il 15% del totale.

Altre novità del rinnovo per gli enti territoriali

Nella parte non economica, l’intesa per gli enti territoriali prevede svariate novità importanti. Per gli incarichi di elevata qualificazione, al netto dei criteri generali di competenza degli enti locali, è previsto il conferimento da parte dei dirigenti mediante un atto scritto e motivato per un periodo non superiore a 3 anni, ma il rinnovo è consentito con procedure semplificate. Il nuovo contratto dedica inoltre molta attenzione all’intelligenza artificiale, mediante l’adozione di un’informativa più completa e dettagliata e regole ferree sull’uso dei sistemi di IA. Questi ultimi non potranno mai dar luogo a decisioni completamente automatizzate, produttive di effetti giuridici o che comunque incidono in modo significativo sul rapporto di lavoro.

L’intesa dei sindacati con l’Aran ha inoltre previsto un’articolazione flessibile dell’orario di lavoro, con fasce temporali più elastiche in entrata e in uscita quando possibile, oltre a tutele più ampie e mirate per benefici legati alla maternità, handicap o caregiver, dipendenti particolarmente lontani dal luogo di lavoro con tempi di percorrenza gravosi. Contestualmente, si prevede la possibilità di programmare con cadenza plurisettimanale l’orario di lavoro, tenendo conto delle esigenze di servizio e della necessità di conciliare il lavoro con la vita privata, soprattutto per i genitori di figli in età scolastica e i caregiver.