Rinegoziare i trattati europei? Impossibile, ecco il grande bluff di Salvini e Di Maio

Sia Salvini che Di Maio parlano di voler rinegoziare i trattati europei: impresa praticamente impossibile, solo altro fumo negli occhi degli italiani.

Rinegoziare i trattati europei? Impossibile, ecco il grande bluff di Salvini e Di Maio

Adesso che la campagna elettorale è finita ci si aspettava che una sana dose di realismo potesse contagiare i politici nostrani. Nonostante i risultati del 4 marzo abbiano chiaramente premiato il Movimento 5 Stelle e la Lega, i leader dei due partiti continuano a essere alquanto fumosi per quanto riguarda il tema dell’Europa.

Matteo Salvini e Luigi Di Maio hanno ribadito in questi giorni di essere pronti a chiedere a Bruxelles di rinegoziare alcuni trattati dell’Unione, per ridare così un po’ di sovranità alla nazione.

Quello che non dicono però è che questo cambiamento è soltanto una chimera, un “ircocervo” per prendere in prestito un termine usato in queste ore da Berlusconi per descrivere proprio un possibile governo con Salvini e Di Maio assieme.

Salvini, Di Maio e i trattati europei

Archiviata anche l’elezione dei Presidenti di Camera e Senato, con il Centrodestra che ha ottenuto Palazzo Madama con Maria Elisabetta Alberti Casellati e i 5 Stelle la Camera con Roberto Fico, tutte le attenzioni ora sono rivolte sulla formazione del prossimo governo.

L’ipotesi più chiacchierata è quella di un accordo tra Salvini e Di Maio: alla base ci dovrebbe essere un programma di governo condiviso, ma la vera battaglia nel caso sarebbe per decidere chi mandare a Palazzo Chigi.

Per quanto riguarda i punti programmatici, entrambi gli schieramenti sembrerebbero essere pronti a smussare alcune proprie posizioni (vedi Reddito di Cittadinanza e Flat Tax) per cercare di andare incontro ai nuovi possibili alleati di governo.

Un tema dove invece c’è perfetta sintonia è quello dell’Europa: abbandonata da entrambi l’ipotesi di un’uscita dall’Euro, il nuovo diktat è quello di battere i pugni sulla scrivania a Bruxelles per rinegoziare dei trattati che starebbero danneggiando l’Italia.

Se dovesse concretizzarsi un loro governo, Di Maio e Salvini di conseguenza spingerebbero per l’apertura di un tavolo di trattativa con gli altri Paesi membri per apportare delle modifiche ai trattati. Anche con il massimo impegno, portare a casa dei risultati positivi sarà un’autentica mission impossible.

Utopia europea

Ascoltando le dichiarazioni di Matteo Salvini rilasciate da diversi mesi a questa parte, si ha l’idea che se fosse lui alla guida dell’Italia ce lo potremmo subito ritrovare a Bruxelles a fare la voce grossa, visto che aveva parlato di “revisione dei trattati uno a uno” facendo intendere anche una certa solerzia che avrebbe accompagnato le sue azioni.

Come al solito più diplomatico Luigi Di Maio, che comunque è stato altrettanto chiaro come il nostro paese debba “avere una conversazione adulta con altri leader europei e lavorare per rinegoziare i trattati all’interno dell’ UE che stanno limitando la crescita dell’Italia”.

Ma come si fa a modificare un trattato europeo? La procedura è semplice ma al tempo stesso abbastanza irrealizzabile. Il primo passo è che il nostro governo presenti una proposta al Parlamento Europeo o alla Commissione spiegando cosa si vorrebbe cambiare.

La palla a quel punto passerebbe al Consiglio Europeo che dovrebbe deliberare all’unanimità a favore della modifica. Superato questo step la nuova normativa potrebbe entrare in vigore solo se ratificata da tutti i paesi dell’Unione.

Basterebbe quindi il parere negativo di un solo Stato membro per far cadere in un binario morto la modifica. Difficile quindi che si potrà mai arrivare ad avere il via libera senza un enorme lavoro diplomatico.

La strada per raggiungere l’obiettivo però l’ha tracciata Giancarlo Giorgetti, l’autentico deus ex machina della Lega di Salvini, che ha parlato come “il modello è il negoziato intrapreso dall’ex premier britannico David Cameron prima della Brexit”.

Dove quindi ha fallito Cameron nonostante la reale minaccia della Brexit, può quindi secondo Giorgetti riuscirci Salvini. Al momento non siamo capaci di far rispettare i patti già in vigore, molte nazioni ci ridono in faccia rifiutandosi di applicare le quote dei migranti da dover accogliere, figuriamoci se possiamo avere la forza di modificare dei trattati.

La verità è che l’Italia deve prima diminuire il proprio debito e diventare di conseguenza un membro più autorevole per poter imporre qualcosa. Invece al momento abbiamo soltanto la Meloni che va da Orban in Ungheria e, invece che chiedergli di accogliere i migranti che gli spetterebbero, ci si fa un selfie assieme.

Se questi sono i presupposti l’unica cosa certa è che le frizioni con Bruxelles non potranno che aumentare così come le turbolenze dei Mercati. Il sentore però è che quelli che adesso si dichiarano lupi ben presto possano diventare agnellini e, di conseguenza, le loro promesse elettorali destinate a rimanere tali.

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