Riforma specializzazione medicina, cosa potrebbe cambiare: due le ipotesi in esame

Al via le trattative per l’approvazione di una riforma del sistema delle specializzazioni in Medicina. Due le ipotesi sul tavolo: doppio binario o contratto di formazione-lavoro per tutti.

Riforma specializzazione medicina, cosa potrebbe cambiare: due le ipotesi in esame

Miur e Regioni, con la partecipazione del Ministero della Salute, stanno lavorando per una riforma del sistema delle specializzazioni in Medicina.

Il tavolo della contrattazione è stato avviato e si è già arrivati a delle proposte. Le possibili strade da intraprendere per la riforma delle specializzazioni mediche sono due: da una parte c’è quella del doppio binario, dall’altra quella del contratto unico di formazione-lavoro.

Sarà il MIUR, una volta ascoltate le parti in causa, a decidere quale percorso seguire, con il Ministro della Salute - la pentastellata Giulia Grillo - che non sembra avere dubbi su quale sia la soluzione più idonea per risolvere i problemi che da anni caratterizzano il sistema delle specializzazioni in Medicina.

Il Ministro della Salute, infatti, ha utilizzato i propri canali social per esprimere un parere in merito alla vicenda, indicando la strada del contratto unico di formazione-lavoro come la soluzione migliore per la riforma; dello stesso parere sono i sindacati, come ad esempio ANAAO che in queste ore ha inviato un comunicato per esprimere il proprio consenso in merito alle ultime dichiarazioni del Ministro Grillo.

Ma qual è la differenza tra le due proposte? Lo vedremo di seguito, così da fare chiarezza su come potrebbe cambiare il sistema delle specializzazioni in Medicina nell’immediato futuro.

Riforma specializzazioni Medicina: l’ipotesi del doppio binario

Come anticipato, il bilancio della prima riunione del tavolo di lavoro MIUR-Regioni-Ministero della Salute è stato piuttosto positivo anche se ancora non è chiara la strada da seguire.

Nel dettaglio, da una parte c’è l’ipotesi del doppio binario che prevede il mantenimento delle borse di specializzazione nazionali (che il Ministro Bussetti conta di aumentare) con lo studente che avrà la possibilità di svolgere la formazione all’interno dei policlinici universitari. Parimenti ci sarebbe anche una trasformazione delle borse aggiuntive regionali, le quali verrebbero convertite in percorsi di formazione-lavoro con contratti a tempo determinato per lavorare all’interno delle strutture ospedaliere.

In tal caso non ci sarebbe alcuna variazione sul concorso specializzazione, così come sulla graduatoria unica; sarebbero gli studenti, quindi, a scegliere qual è la formazione migliore da intraprendere in base alle proprie attitudini.

Riforma specializzazioni Medicina: percorso unico formazione-lavoro

La seconda ipotesi sul tavolo è più radicale, ma per molti degli addetti ai lavori è anche la migliore. Questa prevede l’introduzione di un contratto di formazione-lavoro per ogni specializzando in Medicina; questo strumento andrà a sostituire quindi sia le borse di specializzazione nazionali che le borse aggiuntive regionali.

Ogni specializzando in Medicina, infatti, verrebbe regolarizzato con un contratto di formazione-lavoro a tempo determinato così da intraprendere un percorso di crescita che gli consentirà - previa la valutazione costante delle competenze acquisite - di farsi carico di responsabilità sempre maggiori andando a svolgere - in modo integrativo e mai sostitutivo - prestazioni assistenziali.

Lo specializzando in Medicina sarebbe quindi un professionista a tutti gli effetti, ma in continua formazione (ed è per questo che dovrà essere garantita sempre la presenza dei tutor); ad essere responsabili resterebbero le singole Università, alle quali viene assegnato il compito di rilasciare i titoli.

Comunque, qualsiasi sarà la strada che si deciderà di intraprendere si cercherà di risolvere il problema della carenza di medici nelle corsie, sempre più frequente; allo stesso tempo si dovranno rendere più moderne e operative le specializzazioni e per farlo si è parlato anche di aumentare il numero dei concorsi (con la previsione di più di uno ogni anno) e di attuare delle modifiche alla graduatoria unica.

In ogni caso per capire cosa cambierà bisognerà attendere le prossime riunioni alle quali dovrebbero partecipare anche i sindacati: l’ultima parola spetterà MIUR, ma intanto il Ministro della Salute ha spiegato quale tra quelle possibili è la soluzione migliore per una riforma delle specializzazioni.

Ministro della Salute favorevole al contratto di formazione-lavoro

Secondo il Ministro della Salute - Giulia Grillo - la soluzione migliore per la riforma del sistema delle specializzazioni è quella del contratto di formazione-lavoro.

Per la Grillo, infatti, bisognerebbe ragionare su un solo canale formativo, il quale deve essere omogeneo, dinamico e flessibile; gli studenti sarebbero così guidati e supervisionati costantemente, essendo però “inseriti in reti formative ampliate con un più ampio e maggiore coinvolgimento delle strutture SSN”.

Infatti, se da una parte il medico che si sta specializzando non può essere considerato sostitutivo del personale strutturato, non può essere neppure ritenuto un semplice studente: è un professionista che se inserito in un contesto “regolato, legale e trasparente” può contribuire all’erogazione delle prestazioni nel nostro servizio sanitario.

D’altronde - ha aggiunto il Ministro della Salute - già oggi negli ospedali universitari gli specializzandi svolgono un ruolo determinante; ecco perché avrebbe senso estendere questo sistema anche alle altre strutture, introducendo allo stesso tempo le tutele necessarie. Il Ministro ha poi concluso dicendo che:

Per azzerare l’imbuto formativo e affrontare efficacemente l’ereditata carenza di medici specialisti, tutti gli attori devono far squadra: Stato e Regioni possono concorrere a ripensare in un nuovo contratto il ruolo del medico specializzando, garantendo sia la formazione che un importante potenziamento di cui oggi i nostri servizi sanitari hanno bisogno.

Una proposta che - come anticipato - ha ottenuto il consenso dei sindacati tra i quali figura ANAAO che da anni si batte per la previsione di “Ospedali di Insegnamento”, un’idea nata 40 anni fa con la convinzione che mettendo a disposizione dei futuri medici l’immensa casistica trattata nelle strutture del Sistema Sanitario Nazionale rappresenti “una chiave di volta per la sostenibilità e lo sviluppo del sistema sanitario pubblico”.

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