Riforma processo civile: l’ok definitivo entro dicembre

Il Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha dichiarato che la riforma del processo civile e penale si farà. Il termine ultimo è fissato a dicembre 2020. Ecco i dettagli.

Riforma processo civile: l'ok definitivo entro dicembre

Riforma del processo civile e penale: dopo mesi di silenzio a riguardo, il Ministro della Giustizia, Alfonso Bnafede, ha dichiarato che il piano di riforme si farà entro e non oltre dicembre 2020.

Secondo il progetto originario, il processo sia civile che penale è destinato a diventare più snello e veloce, con lo scopo di alleggerire il carico giudiziario e ridurre i tempi.

Inoltre, Bonafede intende riformare il Csm, considerando la bufera che ha travolto l’organo di autogoverno della magistratura ordinaria nelle ultime settimane. La riforma avrà anche ad oggetto la carriera dei magistrati, che dovrà basarsi unicamente sulla meritocrazia.

Chi non rispetta i tempi della giustizia stabiliti sarà sottoposto a conseguenze di carattere disciplinare, non ancora determinate. In più, il Ministro della Giustizia si dichiarato deciso a portare aventi il tetto massimo di 240 mila euro per gli stipendi dei magistrati.

La riforma del processo civile si inserisce in un disegno di legge di composto da 14 articoli ed ha 3 tematiche fondamentali:

  • un nuovo rito semplificato;
  • il ridimensionamento della conciliazione.

Il contenuto della riforma del processo civile

La riforma del processo civile voluta dal Ministro Bonafede persegue lo scopo di velocizzare l’iter processuale grazie ai seguenti interventi:

  • abolizione della mediazione per le materie in cui statisticamente l’istituto si è rivelato inutile;
  • abolizione dell’atto di citazione per sostituirlo con il ricorso;
  • promozione della class action, introducendo nel Codice di procedura civile un’azione di classe come quella già presente nel Codice del consumo;
  • potenziamento del ruolo dell’avvocato al quale è affidata la negoziazione assistita che verrà estesa a nuove materie;
  • potenziamento del processo civile telematico.

La riforma è giustificata dalla volontà di ridurre in maniera consistente i tempi processuali e trae ispirazione dai procedimenti semplificati previsti dall’articolo 702-bis del Codice di procedura civile, più brevi perchè prevedono l’istruttoria documentale, con un risparmio di tempo del 40% rispetto al rito ordinario.

Abolizione dell’atto citazione

L’abolizione dell’atto di citazione merita un trattamento a parte in quanto punto cruciale della riforma.

Il ministro Bonafede intende eliminare l’atto di citazione e sostituirlo con il ricorso per alleggerire il carico di lavoro di avvocati, giudici e cancellieri.

Ricordiamo che, ad oggi, l’atto di citazione è una forma di domanda a comparire in giudizio fatta da soggetti che si trovano in una condizione di parità, prevede l’intervento dell’avvocato e un tempo di attesa di 90 giorni prima dell’udienza iniziale.

Il ricorso, invece, è un atto di iniziativa processuale rivolto direttamente al magistrato che provvede a fissare la prima udienza di comparizione alla prima data disponibile.

Tuttavia per molti giuristi questa modifica non assicura affatto un iter processuale più breve: anche se il ricorso dovrebbe garantire dei tempi inferiori, in realtà questo non succede quasi mai perché i magistrati sono sovraccarichi di lavoro e fissano la data della prima udienza dopo svariati mesi.

C’è da aggiungere che spesso il convenuto, una volta ricevuto l’atto di citazione, contatta l’avversario nel tentativo di risolvere la questione fuori dall’aula del tribunale mettendo in atto una transazione. Invece nei procedimenti instaurati con ricorso, la parte è tenuta a versare il contributo anticipato, cosa che disincentiva la transazione perché implica il rimborso delle tasse sostenute.

Per concludere, l’atto di citazione appare preferibile perché:

  • consente di avviare il processo in termini certi (non oltre 90 giorni);
  • sottrae l’inizio del giudizio all’arbitrio dei giudici;
  • favorisce la transazione delle parti perché non impone di rimborsare il contributo anticipato.

Il testo della proposta verrà reso noto la prossima settimana, pertanto non ci resta che attendere prima di poter elaborare altre considerazioni in merito all’efficacia della riforma.

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