Riforma delle pensioni, addio alla legge Fornero: assegni più alti, cambiano Tfr, contributi, quote e scaloni

Giacomo Andreoli

14/12/2022

24/01/2023 - 15:26

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La ministra del Lavoro Calderone ha annunciato i contorni della prossima riforma delle pensioni, che dovrebbe dire addio per sempre alla legge Fornero: ecco cosa cambierà su età, contributi e Tfr.

Riforma delle pensioni, addio alla legge Fornero: assegni più alti, cambiano Tfr, contributi, quote e scaloni

Il sistema pensionistico italiano sta per cambiare profondamente. Dopo l’approvazione della legge di Bilancio 2023, prevista entro la fine dell’anno, il governo Meloni vuole infatti accelerare per portare a casa il prima possibile una riforma complessiva delle pensioni.

La soluzione trovata per il 2023, cioè una nuova Quota 103, con 41 anni di contributi e 38 di età, è ritenuta solamente un ponte temporaneo. Ora l’obiettivo è dire addio per sempre alla legge Fornero, sostituendola con un sistema strutturale, ma flessibile, in base al tipo di lavoro. Probabilmente, cioè, nessuna Quota 41 generalizzata.

Ci sarebbero novità su contributi e Tfr, ma anche lo stop ad ogni forma di Quota o scalone di età, con i giovani che non rischierebbero più di andare in pensione a 75 anni. Per loro, poi, sarebbero allo studio delle specifiche forme di garanzia, così da integrare un assegno che rischia di essere davvero minimo. Vediamo quindi nel dettaglio qual è il piano dell’esecutivo.

Riforma delle pensioni “sostenibile e solidale”

A tracciare le linee guida della riforma pensionistica prevista per il 2023 è stata la ministra del Lavoro, Marina Calderone, nel corso di un’audizione al Senato. L’intervento, secondo l’esponente del governo Meloni dovrà essere “nel segno della solidarietà e della sostenibilità per le future generazioni”.

Pensioni, addio alle Quote

Si dirà quindi addio alla legge Fornero, ma anche al sistema di Quote che cambia ogni anno per sostituirla in via temporanea. L’idea è di garantire nuove forme strutturali di accesso alla pensione. Sarà quindi un sistema flessibile, in cui si dovrebbe uscire dal mondo del lavoro in modo “compatibile con le esigenze personali e sanitarie del lavoratore e al contempo di ricambio generazionale dei datori di lavoro”.

L’età e il numero di contributi necessari ad andare in pensione dipenderanno quindi dalle condizioni di ogni singolo lavoratore: tipo di occupazione o stato di disoccupazione e problemi fisici/mentali.

Stop definitivo agli scaloni pensionistici

Altra novità importante dovrebbe essere lo stop definitivo agli scaloni anagrafici e all’adeguamento dell’età, previsto dalla legge Fornero. L’età pensionabile, quindi, non aumenterebbe al crescere dell’età media di vita. In questo modo, come detto, si eviterebbero le previsioni che vedono i giovani rischiare di andare in pensione non prima dei 75 anni. Si eviterebbe anche di dover mettere mano ogni anno al capitolo pensionistico per evitare che da un mese all’altro si debba essere più o meno vecchi di anni per poter uscire dal lavoro.

Pensioni, gli interventi per i giovani

Per favorire il ricambio generazionale, poi, verrebbero razionalizzati gli attuali strumenti di prepensionamento, prevedendo “forme sostenibili di compartecipazione fra oneri a carico del datore di lavoro e dello Stato, con esodo dei lavoratori più vicini alla pensione” e percorsi di staffetta generazionale più mirati.

I giovani con carriera discontinua (che non hanno versato i contributi in modo continuo) dovrebbero poi beneficiare di una copertura pensionistica di garanzia. Su questo capitolo, però, il governo dovrà valutare le risorse a disposizione.

Pensioni, le novità su Tfr e contributi

Con la riforma dovrebbero poi essere introdotte “forme di potenziamento della posizione pensionistica”, per adeguare la futura rendita da pensioneal tenore di vita, con oneri calcolati secondo i principi generali del nostro ordinamento pensionistico”. Insomma, almeno per alcuni in futuro gli assegni dovrebbero essere più alti di quanto sarebbe previsto con le regole attuali.

Questo anche perché ci potrebbero essere incentivi o comunque campagne informative di adesione ai fondi pensione, da sviluppare in modo sinergico rispetto alla previdenza obbligatoria. Novità anche sul Tfr, con un “nuovo anno zero” per la sua destinazione alle forme complementari, riservata ai lavoratori dipendenti. Il trattamento di fine rapporto dovrà quindi essere associato all’adeguamento del livello di deducibilità dei contributi di secondo pilastro.

Quando sarà approvata la riforma delle pensioni?

Le misure definitive saranno stabilite nel corso dei prossimi mesi, dopo l’interlocuzione con i sindacati e i rappresentanti del mondo del lavoro. Il primo tavolo con le parti sociali è stato fissato per il prossimo 19 gennaio. L’idea è di arrivare a un pacchetto di interventi entro 8 mesi, così da rendere strutturale la riforma a inizio 2024.

I sindacati, però, annunciano battaglia: le richieste saranno sicuramente molto onerose per le casse dello Stato (lo è ad esempio Quota 41 proposta dalla Cgil). Difficile, quindi, prevedere ora l’esito del confronto.

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