Riforma esame avvocato 2026, cosa cambia? Le nuove prove

Ilena D’Errico

6 Giugno 2026 - 23:58

Ecco le novità della riforma per l’esame degli avvocati a partire dalla sessione 2026: esami scritti e orale, codici annotati e sessioni.

Riforma esame avvocato 2026, cosa cambia? Le nuove prove

Cambia di nuovo l’esame per i futuri avvocati, ma è una novità ben accetta, visto che mette finalmente un punto a questo periodo di incertezza e stravolgimenti. La mancata proroga delle modalità transitorie pandemiche rimaste in vigore fino all’ultimo esame di abilitazione ha lasciato nel dubbio professionisti e studenti fino ad ora, ma l’approvazione dell’apposito decreto legge da parte del Consiglio dei ministri del 4 giugno fa chiarezza. Le nuove regole entrano in vigore subito e si applicano dal primo esame utile, anche perché il lavoro è stato anticipato proprio in vista della sessione 2026. Ecco tutte le novità.

Le nuove prove dell’esame da avvocato, scritti in presenza con i codici annotati

Il nuovo esame per diventare avvocato si discosta dalle modalità provvisorie adottate in via emergenziale a causa della pandemia, con una disciplina molto selettiva e focalizzata sulla professione forense. Per quanto riguarda la struttura, viene prevista un’unica sessione d’esame annuale, composta da due prove scritte e una prova orale. Le prove scritte si svolgeranno in presenza, redigendo entrambi gli elaborati al computer sotto il vigile controllo di sistemi di sorveglianza e di sicurezza informatica.

Gli aspiranti avvocati dovranno cimentarsi in un parere motivato e in un atto giudiziario in una disciplina a scelta tra diritto penale, amministrativo e civile. Sarà possibile in queste fasi consultare i codici annotati dalla giurisprudenza, una previsione che incide notevolmente sulle modalità di preparazione dei candidati e che allo stesso tempo sposta l’obiettivo atteso dal superamento dell’esame. La memorizzazione delle conoscenze teoriche e dei profili tecnici non è il fulcro, ma la base su cui il candidato deve sapersi muovere in autonomia, interpretando e argomentando le soluzioni giuridiche in modo pertinente ma attivo. Proprio questa caratteristica restituisce prove più selettive, ma al contempo coerenti con le capacità richieste nell’esercizio della professione forense.

Per quanto riguarda la correzione, il ministero della Giustizia prevede la digitalizzazione proprio per assicurare un procedimento equo, verificabile e rapido. Le prove scritte sono seguite dall’esame orale, composto da:

  • soluzione di un caso pratico;
  • quesiti di diritto sostanziale e processuale su una materia a scelta (tra diritto penale, civile e amministrativo);
  • un altro quesito in una materia a scelta, tra diritto commerciale, costituzionale, del lavoro, dell’Unione europea, ecclesiastico, internazionale e tributario;
  • un quesito relativo all’ordinamento, alla deontologia e alla previdenza forensi.

I candidati devono quindi prepararsi coerentemente, ricordando che non ci saranno più sessioni multiple e che l’unico materiale consentito durante le prove scritte (sempre in presenza) saranno i codici annotati. È opportuno controllare accuratamente tutte le previsioni del Cdm, visto che compone un esame diverso non soltanto dalle modalità transitorie ma anche da quelle in vigore precedentemente alla pandemia.

La riforma non interviene invece sulla durata del tirocinio, come invece era stato ipotizzato, accantonando per il momento la possibilità di ridurre la pratica forense a 12 mesi. Ciononostante, le nuove regole hanno immediatamente ottenuto un riscontro entusiasta nel mondo forense. Al di là delle previsioni specifiche, conta per lo più la garanzia di modalità certe, sicure e uniformi coerenti con la professione.

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