Rifle dichiara il fallimento, il brand non ha retto alla pandemia

Rifle, il celebre brand si jeans Made in Italy, ha dichiarato il fallimento. Adesso l’azienda sarà messa all’asta.

Rifle dichiara il fallimento, il brand non ha retto alla pandemia

Lo storico brand di jeans Made in Italy Rifle è fallito. A dichiararlo è proprio il Tribunale di Firenze. L’azienda non è riuscita a superare la crisi causata dal coronavirus, e adesso si è trovata costretta a chiudere i battenti del proprio stabilimento sito a Barberino del Mugello, a poca distanza da Firenze.

L’azienda si trovava in una situazione già abbastanza precaria, e negli ultimi mesi è arrivato il colpo di grazia con l’avvento della pandemia come confermano anche le organizzazioni sindacali di categoria Filctem Cgil e Femca Cisl. Adesso la società sarà messa all’asta.

Rifle dichiara fallimento

L’azienda era nata nel 1958 grazie ai due fratelli Giulio e Fiorenzo Fratini, che costruirono un azienda in grado di affermarsi nel mercato internazionale come simbolo di qualità Made in Italy. Nel corso degli anni tuttavia la celebrità del brand è diminuita e dopo diversi tentativi di risollevare la situazione l’azienda è stata costretta a chiudere i battenti. Gli stessi sindacati hanno sottolineato che “l’azienda non ce l’ha fatta a uscire dal tunnel, certamente reso ancora più buio dalla pandemia mondiale”.

Da diversi anni Rifle stava attraversando un momento delicato, già nel 2017 era stato tentanto un rilancio dell’azienda, con l’apertura del capitale alla società di investimenti elvetica Koro, che sali in maggioranza, con il 55% l’anno successivo. La guida dell’azienda venne assegnata a Franco Marianelli, ex Guess Italia e Gas jeans, ma la sua esperienza servì a poco, nel 2018, con un fatturato di appena 16 milioni, Rifle segno una perdita di 3,3 milioni.
Lo scorso maggio 2020 l’azienda aveva presentato la domanda di concordato al Tribunale di Firenze e un soccorso alla Regione Toscana, tuttavia anche questi aiuti non sono stati sufficienti e adesso Rifle verrà messa all’asta. Alessandro Lippi della Filctem-Cgil e Gianluca Valacchi della Femca-Cisl hanno spiegato che:

“Il tribunale ha disposto l’esercizio provvisorio per 45 giorni e, appena sarà nominato ufficialmente il curatore fallimentare, chiederemo un incontro per esaminare la situazione e cercare di dare un ulteriore sostegno economico ai dipendenti che ora sono in cassa integrazione Covid-19”.

Nello stabilimento di Barberino del Mugello e nei vari negozi sparsi sul territorio erano impiegati circa 96 dipendenti che adesso rischiano di perdere il proprio posto di lavoro, anche se, precisano i sindacati: “Cercheremo di verificare tutte le possibilità di salvaguardia occupazionale qualora ci fossero manifestazioni di interesse per il marchio e quindi per l’attività aziendale”.

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