Questa multinazionale italiana fatturava oltre 340 milioni di euro. Ora sta per fallire

Claudia Cervi

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Dai massimi del 2018 ha perso fino al 95%. Oggi questa azienda quotata su Euronext Milan è in crisi e cerca di evitare il fallimento.

Questa multinazionale italiana fatturava oltre 340 milioni di euro. Ora sta per fallire

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Fino a pochi anni fa era uno dei nomi forti della moda italiana, di quelli che superavano i 340 milioni di euro di ricavi e che all’estero non avevano bisogno di presentazioni.

Oggi quella stessa azienda ha chiesto l’accesso a una procedura di crisi per evitare il fallimento.

Non si tratta di una startup bruciata troppo in fretta né di una piccola realtà locale. È una multinazionale italiana quotata, con decenni di storia alle spalle e brand riconoscibili anche da chi non segue il fashion system.

Il nome è Aeffe. E i numeri degli ultimi mesi raccontano un crollo molto più profondo di quanto il mercato sembrasse già aver digerito.

Quanto fattura oggi Aeffe: dal boom ai numeri da allarme rosso

Nel 2022 il gruppo romagnolo superava ancora quota 340 milioni di euro di fatturato. Oggi lo scenario è completamente cambiato.

Nei primi nove mesi del 2025, Aeffe ha registrato un fatturato pari a 155 milioni di euro, in calo del 24,4% rispetto allo stesso periodo del 2024 (-25,1% a cambi costanti). Una contrazione netta, diffusa e trasversale, che non risparmia né marchi né mercati.

Il segmento prêt-à-porter, che include brand storici come Alberta Ferretti e Moschino, è quello che soffre di più: 95,5 milioni di euro di ricavi, con un crollo del 31,8%.

Va leggermente meglio la divisione calzature e pelletteria, legata soprattutto a Pollini, che scende a 76,8 milioni di euro, ma limita il calo all’11,4%.

Anche guardando alla distribuzione geografica del fatturato si nota che la crisi non è circoscritta a un singolo mercato. In Italia, che resta il primo sbocco commerciale del gruppo, i ricavi si fermano a 62,4 milioni di euro, con una flessione superiore al 30%. In Europa il giro d’affari scende a 52,8 milioni, in calo del 17,1%, mentre in Asia e nel resto del mondo Aeffe realizza 31,4 milioni di euro (-25,6%). Male anche il continente americano, dove il fatturato arretra di quasi il 29%.

Il canale wholesale, che pesa quasi il 66% delle vendite, crolla del 25,9%. Il retail tiene un po’ di più, ma arretra comunque del 19,3%.

Nel 2024 Aeffe ha anche messo a segno un recupero dei ricavi, saliti a circa 230 milioni di euro (+22,5% sul 2023). Ma la crescita del fatturato, da sola, non è stata sufficiente a fermare l’emorragia finanziaria.

Numeri che, più che di un rallentamento ciclico, parlano di un modello che fatica a reggere. E non è un caso se dal 2018 a oggi il titolo ha perso fino al 95% in Borsa, diventando uno dei casi più evidenti di distruzione di valore nel settore moda.

Perché Aeffe rischia il fallimento: perdite operative e debito in aumento

Quando un gruppo di queste dimensioni finisce dentro una procedura di crisi, il problema non è solo quanto fattura. È la tenuta finanziaria.

Nei primi nove mesi del 2025, l’Ebitda consolidato di Aeffe è stato negativo per 11,9 milioni di euro. Il confronto con il 2024 è impietoso solo in apparenza: l’anno precedente beneficiava di una maxi plusvalenza legata alla cessione delle licenze cosmetiche di Moschino. Senza quell’effetto straordinario, le difficoltà sarebbero emerse prima.

Guardando alle divisioni, il prêt-à-porter brucia 15,8 milioni di EBITDA, la calzature e pelletteria resta positiva per 3,9 milioni, ma in calo rispetto al 2024.

Il vero nodo, però, è il debito.
Al 30 settembre 2025, l’indebitamento finanziario netto (al netto dell’IFRS 16) è salito a 114,9 milioni di euro, contro i 67,7 milioni di fine 2024. Una dinamica che ha reso inevitabile il ricorso alla composizione negoziata della crisi, avviata a inizio ottobre anche per la controllata Pollini.

La crisi ha già effetti concreti sull’occupazione: il gruppo ha confermato 221 esuberi tra Milano e il Riminese, rifiutando anche la proroga degli ammortizzatori sociali proposta dal ministero del Lavoro.

Non a caso, il gruppo ha rinviato l’approvazione del resoconto intermedio, in attesa del piano industriale di risanamento, seguito da un esperto indipendente nominato dalla Camera di Commercio.

Tradotto in modo semplice: oggi il mercato non si chiede più quando Aeffe tornerà a crescere. La domanda, ormai, è una sola: riuscirà a restare in piedi o no?

Ed è qui che si decide il destino di una multinazionale italiana che, solo pochi anni fa, fatturava oltre 340 milioni di euro e oggi rischia di diventare l’ennesimo ex colosso della moda.

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