Il Brasile, tra le principali economie dei BRICS, affronta una crisi silenziosa. Molte imprese sopravvivono in difficoltà, segnando un allarme per il tessuto economico nazionale.
Quando si parla dei paesi BRICS - il gruppo di economie emergenti che include Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica - molti analisti internazionali ne descrivono la crescita potenziale e la crescente influenza globale.
Tuttavia, guardando più da vicino i fondamentali economici di una delle principali economie del gruppo, emergono segnali preoccupanti che smentiscono la narrativa di un’espansione vigorosa e sostenuta.
In Brasile, la più grande economia dell’America Latina, circa 1 impresa su 6 si trova in uno stato di profonda difficoltà finanziaria, dove è incapace di sostenere il proprio debito e sopravvive solo grazie a continui rimaneggiamenti contabili e procedurali. Per descrivere questa condizione, esiste una specifica definizione finanziaria: azienda zombie.
Tassi elevati e ostacoli normativi
Gran parte del problema è legato alla combinazione tra tassi di interesse molto alti e un quadro regolamentare che favorisce una “sopravvivenza artificiale” delle imprese indebitate. In Brasile, l’indice SELIC - il tasso di interesse di base del Paese sudamericano - è rimasto storicamente alto, oscillando intorno al 15%, uno dei livelli più elevati al mondo se considerati al netto dell’inflazione. Questo scenario rende il servizio del debito oneroso per aziende con margini ridotti, riducendo drasticamente la capacità di investimento e di ripagamento del capitale.
Inoltre, un sistema giudiziario lento e procedure di ristrutturazione del debito spesso usate come “rifugio” consentono a molte imprese gravemente indebitate di restare formalmente attive anche quando la loro competitività è prossima allo zero. Analisti hanno rilevato un aumento significativo delle richieste di ristrutturazione legale nell’ultimo anno, un meccanismo che permette alle aziende di sospendere i pagamenti pur restando operative.
Gli impatti sull’economia reale
La diffusione di imprese zombie non è un problema marginale. Queste aziende assorbono risorse finanziarie e capitale umano che potrebbero essere impiegati in imprese più produttive e innovative.
Quando le banche continuano a rifinanziare debiti di aziende in affanno, non solo procrastinano il riconoscimento delle perdite nei loro bilanci, ma riducono anche la disponibilità di credito per nuove iniziative imprenditoriali più “sane”.
Morale della favola? Questa dinamica contribuisce a una stagnazione della crescita, con previsioni economiche per il Brasile nel 2026 che indicano un’espansione modesta del PIL, stimata intorno all’1,5%.
Il ruolo della politica brasiliana
Nel dibattito politico interno, il presidente Lula da Silva ha criticato duramente il sistema bancario per la sua presunta riluttanza a finanziare la crescita, promettendo politiche industriali mirate e sussidi statali.
Tuttavia, molti osservatori temono che tali interventi rischino di alimentare ulteriormente la proliferazione di imprese zombie, invece di favorire l’uscita dal mercato di soggetti non competitivi e l’allocazione di capitali verso attività più dinamiche.
La sfida chiave per l’economia brasiliana - e simbolicamente per il ruolo dei BRICS sulla scena globale - resta quella di determinare quando e come affrontare il problema strutturale delle imprese finanziariamente insostenibili, affinché le - già scarse - risorse siano destinate a imprese con reale potenziale di crescita.
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