Riconoscimento di paternità: cosa fare in caso di rifiuto

Vittorio Proietti

7 Giugno 2017 - 09:57

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Il riconoscimento di paternità può essere ottenuto tramite il Tribunale dei Minori: ecco cosa fare in caso di rifiuto del padre naturale.

Riconoscimento di paternità: cosa fare in caso di rifiuto

Il riconoscimento di paternità è automatico nei casi in cui madre e padre sono una coppia sposata o legata da altro contratto di matrimonio. A partire dall’approvazione delle Unioni Civili, infatti, sono messi a disposizione nuovi strumenti giuridici che non possono essere ignorati.

Secondo l’Art. 250 del Codice Civile, il riconoscimento di un figlio può avvenire anche se il concepimento è avvenuto fuori dal matrimonio. I diritti e i doveri sul figlio da parte dell’uomo nascono dal rapporto di filiazione stesso, non dal legame tra i coniugi.

Il riconoscimento univoco avviene tramite test del DNA, cui il padre può opporre rifiuto, poiché questo tipo di esame non può essere imposto neanche da un giudice. Eppure il rifiuto di sottoporsi al test può essere un’arma a doppio taglio e fare più danni che benefici.

Vediamo cosa prevede la Legge sul riconoscimento di paternità e cosa fare in caso di rifiuto da parte del padre.

Il riconoscimento della paternità: cosa prevede la legge

Il riconoscimento di paternità e maternità può essere dato con ogni mezzo secondo la Costituzione Italiana (Art.30), purché siano elementi riconosciuti dal giudice come concordanti e coerenti, plurimi e assolutamente univoci.

Le prove di riconoscimento di paternità devono essere giudizialmente dichiarate, quindi con un procedimento di valutazione di ammissibilità da parte del Tribunale dei Minori, seguito da una Sentenza emessa dal giudice.

La dichiarazione di rapporti tra la madre e il preteso padre non può essere sufficiente come prova di paternità, in quanto il Codice Civile dispone all’Art. 269 che la sola maternità è data naturalmente dalla prova di concepimento e parto.

La sola dichiarazione infatti potrebbe infatti non corrispondere al vero, oppure omettere che la madre abbia intrapreso rapporti con altri uomini. Proprio per questo è utile sapere cosa fare in caso di rifiuto del padre e quali sono le conseguenze di questo gesto.

Il riconoscimento della paternità: come fare in caso di rifiuto

Il riconoscimento di paternità del figlio può avvenire anche tramite rifiuto del padre a sottoporsi a prove come il test del DNA. Al di là di ciò che prescrive il Codice Civile, la Corte di Cassazione ha permesso il riconoscimento proprio tramite raggiunta prova e coincidenza di tempistica (Sentenza 528/2016).

Il rifiuto di sottoporsi a prove giudiziali è un comportamento che il giudice deve tenere in considerazione, in quanto il rifiuto del riconoscimento di paternità ha già di per sé valore indiziario, visto che non riconoscere il figlio naturale esclude dal mantenimento.

La Legge impone che sia la filiazione stessa a obbligare al mantenimento, ma non ad un risarcimento in caso la paternità venga scoperta molti anni dopo la nascita. La Sentenza 528/2016 sancisce che la consapevolezza della paternità è un requisito essenziale per contribuire alle spese.

Riguardo al mantenimento dei figli si legga anche questo articolo.