«La biotecnologia cambierà letteralmente il volto del pianeta», profetizzava Michael Crichton in Jurassic Park.
La «febbre dell’oro scientifica» di cui parlava il romanziere, nel lontano 1990, ha contagiato innumerevoli pionieri delle biotecnologie, portando a riaprire un acceso dibattito sulla clonazione.
L’ideologia transumanista si è insinuata sempre di più nel campo della scienza e della tecnologia e, dalla Silicon Valley all’Estremo Oriente, l’Uomo pare determinato a voler dominare la Natura, piegando le leggi biologiche ai propri capricci e riscrivendo il proprio destino. Nascono, così, progetti visionari nei campi più disparati, dalla medicina rigenerativa all’editing genomico. Calatosi nei panni di un novello demiurgo, lo scienziato del XXI secolo intende plasmare la nuova umanità, senza tralasciare però nemmeno le specie animali estinte.
Dopo aver annunciato un piano per “resuscitare” i Mammut e la tigre della Tasmania, ora tocca al Dodo, estinto da 500 anni. È la nuova promessa della Colossal Biosciences, società americana nel campo delle biotecnologie che intende riportare in vita, in laboratorio, da un minuscolo frammento di DNA, l’uccello originario di Mauritius, nell’Oceano Indiano, scomparso dalla faccia della terra tra la metà e la fine del XVII secolo, dopo che gli esseri umani arrivarono sull’isola dove abitava.
Si sbaglierebbe chi pensasse all’ennesima sparata, sebbene non manchi, in questa storia, un’abile operazione di marketing.
La compagnia, fondata nel 2021 dal genetista dell’Università di Harvard George Church e dall’imprenditore tecnologico Ben Lamm, ha le idee chiare nel voler de-estinguere alcune specie come il Dodo: «Anche se non siamo neanche lontanamente pronti per iniziare ad impiantare embrioni in surrogati, l’azienda dispone attualmente di un team che lavora sulla metodologia di clonazione necessaria per questo processo».
Lamm ha spiegato di avere diversi gruppi che lavorano in parallelo «su problemi di biologia computazionale, ingegneria cellulare, riprogrammazione delle cellule staminali, embriologia, ingegneria delle proteine e zootecnia». La compagnia sta sviluppando un processo per estrarre le cellule germinali primordiali aviarie (cosiddette Pgc) dalle uova degli uccelli: se il sistema funzionerà così «i Pgc dei piccioni verrebbero manipolati per svilupparsi infine, in un uccello simile a un dodo».
L’anticipazione del progetto è stata pubblicata dalla rivista statunitense «Scientific American».
In concomitanza con l’annuncio sul Dodo, Colossal ha reso noto di aver ottenuto un round di finanziamenti da 150 milioni di dollari, che portano il totale dei fondi a disposizione della startup a 225 milioni di dollari.
La «febbre dell’oro scientifica», di cui parlava Crichton, attrae non solo la curiosità dei magnati, ma anche i loro ingenti finanziamenti.