Report ISS, alto rischio di epidemia incontrollata in tutte le Regioni (tranne una)

Tutte le Regioni (tranne una) sono a rischio epidemia fuori controllo. Lo afferma l’ISS nel rapporto sul monitoraggio settimanale sulla situazione coronavirus in Italia

Report ISS, alto rischio di epidemia incontrollata in tutte le Regioni (tranne una)

In Italia soltanto una Regione non si trova in questo momento “a rischio alto di una epidemia non controllata e non gestibile sul territorio”. Lo rivela il rapporto settimanale sul monitoraggio relativo alla settimana scorsa, realizzato dall’ISS e dal Ministero della Salute. Arrivano però buone notizie sul fronte dell’indice Rt, passato da 1,70 a 1,40. Un valore che rimane comunque alto, ha ricordato Giovanni Rezza, che non deve indurre i cittadini ad abbassare la guardia.

Tutte le Regioni tranne una a rischio alto di epidemia fuori controllo

L’Istituto Superiore di Sanità è in procinto di pubblicare il nuovo report di monitoraggio sull’epidemia di coronavirus relativo alla settimana che va dal 2 all’8 novembre. Il quadro che ne emerge è, ancora una volta, più preoccupante del precedente.

La quasi totalità delle Regioni e Province Autonome italiane, infatti, presenta ormai un alto rischio di una situazione fuori controllo. L’unica Regione che viene classificata a rischio moderato (ma comunque con “un’alta probabilità di progredire a rischio alto nelle prossime settimane”), è il Molise, la seconda Regione per minor numero di abitanti.

Nella giornata di venerdì 13 novembre, il Ministero della Salute ha approvato l’ordinanza che sancisce il passaggio di altre due Regioni alla zona rossa, Campania e Toscana, portando il conto a 7 territori nella fascia di allerta massima. Altre 9 Regioni sono adesso in zona arancione, mentre soltanto 4 Regioni su 20 e una PA rimangono in zona gialla (Sardegna, Molise, Lazio, Veneto e Trento).

Report ISS, lieve riduzione nella trasmissibilità

Nella bozza del report, che gli esperti del Cts stanno valutando, si pone l’accento sulla probabilità che la “lieve riduzione nella trasmissibilità rispetto alla settimana precedente” sia un “segnale precoce di impatto delle misure di mitigazione introdotte a livello nazionale e regionale dal 25 ottobre”. Il riferimento è al Dpcm firmato da Conte il 24 ottobre, che ha introdotto l’obbligo di mascherina all’aperto e altre misure di contenimento della seconda ondata.

L’ISS usa comunque il condizionale e - non a caso - la parola «precoce», perché non è facile che gli effetti del Dpcm siano visibili già dopo 10-15 giorni. Se così fosse, invece, potremmo attenderci un significativo miglioramento della situazione già intorno al 21-24 novembre. Staremo a vedere.

Rezza: “Indice Rt diminuisce, ma giustificate misure restrittive”

Giovanni Rezza, dirigente di ricerca dell’ISS e membro del Comitato tecnico scientifico, ha detto che nel nostro Paese “il numero di casi di COVID-19 è salito a 650 per 100.000 abitanti, anche se questa settimana l’Rt sembra essere leggermente diminuito da 1,70 a 1,40”.

Il valore si trova comunque “al di sopra di 1”, e dunque si tratta “solo un primo segnale di una diminuzione della trasmissione che potrebbe essere attribuita ai provvedimenti che sono stati finora presi”.

Oltre all’Rt, ha ricordato Rezza, si deve prestare particolare attenzione al “preoccupante aumento sia dei ricoveri ospedalieri che dei ricoveri in terapia intensiva”. Una situazione che “giustifica ulteriori misure restrittive, che devono esser prese soprattutto nelle Regioni che sono a rischio più elevato e naturalmente induce la popolazione a comportamenti prudenti”.

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