Reddito di cittadinanza: gli errori da non fare per non rischiare il penale

Reddito di Cittadinanza: il mancato rispetto di alcuni obblighi potrebbe far scattare un procedimento penale ai danni dei beneficiari della misura.

Reddito di cittadinanza: gli errori da non fare per non rischiare il penale

Beneficiare del reddito di cittadinanza è una grande opportunità per le famiglie che si trovano in una condizione economica precaria, ma allo stesso tempo pone il nucleo familiare davanti ad una serie di obblighi.

Ad esempio, per alcuni beneficiari vi è l’obbligo di sottoscrivere il Patto per il Lavoro ed effettuare ricerca attiva di un impiego, mentre per altri si parte con la frequenza ad un corso di formazione. In caso di mancato rispetto della condizionalità prevista scattano le sanzioni previste dalla misura, che possono portare fino alla decadenza del reddito di cittadinanza.

Ci sono delle regole, però, che se non rispettate dai beneficiari del reddito di cittadinanza possono comportare persino l’avvio di un procedimento penale.

Errori che spesso i beneficiari commettono in buona fede, incuranti delle conseguenze che potrebbe avere - sul piano legale - un comportamento contrario alle norme in essere.

Reddito di cittadinanza: attenzione alla domanda

Quando fate domanda per il reddito di cittadinanza dovete fare molta a quanto dichiarate. Comunicare dati errati, così come omettere informazioni utili ai fini del riconoscimento del beneficio, potrebbe costarvi molto caro.

Come si legge nell’articolo 7, comma I, della legge 26/2019, infatti, “chiunque al fine di ottenere indebitamente il beneficio, rende o utilizza dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero omette informazioni dovute, è punito con la reclusione da due a sei anni”.

Questo vale ad esempio per coloro che lavorano in nero e che ovviamente al momento della presentazione della domanda hanno omesso i redditi provenienti da suddette attività. Ma ci sono anche altri piccoli errori che potrebbero far scattare delle gravi conseguenze, anche se commessi in buona fede dal beneficiario.

Ad esempio, potrebbe capitare di non aver comunicato l’acquisto di un’auto nuova, oppure di fare domanda per il reddito di cittadinanza senza però indicare i redditi (non indicati nell’ISEE) percepiti dagli altri componenti del nucleo familiare.

Ricordiamo che per quest’ultima comunicazione bisogna compilare il Quadro E del modello SR180, nel quale vanno indicate le attività lavorative in corso al momento della domanda ma che - essendo successive al 1° gennaio 2017 (per le DSU presentate entro il 31 agosto 2019) o al 1° gennaio 2018 (per le DSU presentate tra il 1° settembre e il 31 dicembre 2019) - non sono comprese nell’ISEE.

Non comunicare questi redditi, anche se solo per una semplice dimenticanza, potrebbe avere delle spiacevoli conseguenze: con un semplice accertamento, infatti, l’Inps potrebbe rilevare la vostra omissione facendo così scattare un procedimento penale a vostro carico.

Rischiano il penale anche coloro che per beneficiare del reddito di cittadinanza hanno effettuato un cambio di residenza fittizio.

Reddito di cittadinanza: l’importanza di comunicare qualsiasi variazione

Allo stesso tempo dovete fare molta attenzione a comunicare ogni tipo di variazione intercorsa successivamente al riconoscimento del reddito di cittadinanza.

Come ci ricorda il II comma dell’articolo 7 della legge 26/2019, infatti, “l’omessa comunicazione delle variazioni del reddito o del patrimonio, anche se provenienti da attività’ irregolari, nonché’ di altre informazioni dovute e rilevanti ai fini della revoca o della riduzione del beneficio, e’ punita con la reclusione da uno a tre anni”.

Va comunicata - tramite il modello SR181 da presentare al CAF - qualsiasi variazione che potrebbe portare ad una riduzione, o anche alla perdita, del beneficio. Questo aspetto è molto importante e spesso viene sottovalutato dai percettori del reddito. Dovete sapere però che una qualsiasi dimenticanza potrebbe avere delle conseguenze molto gravi, con il rischio persino del carcere.

Ma quali sono le variazioni che bisogna comunicare? Ce ne sono diverse, ecco alcuni esempi:

  • inizio di un’attività lavorativa da parte di uno o più componenti del reddito familiare;
  • riduzione del numero di componenti del nucleo familiare (cambi di residenza, decessi, ricoveri in strutture di lungodegenza…)
  • dimissioni dal lavoro (non per giusta causa);
  • decadenza del contratto di affitto (se indicato al momento della domanda).

Questi ovviamente sono solamente alcuni esempi. Sono diverse, infatti, le fattispecie che vanno comunicate all’Inps per non rischiare di - oltre a perdere il reddito di cittadinanza - subire un procedimento penale ai propri danni.

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