Reddito di cittadinanza: cosa succede se viene abolito?

Reddito di cittadinanza: la sua abolizione sarebbe possibile con un cambio di governo. Un’ipotesi che al momento sembra molto lontana. Ma vediamo cosa accadrebbe in via ipotetica con la sua cancellazione.

Reddito di cittadinanza: cosa succede se viene abolito?

Reddito di cittadinanza: cosa succede se viene abolito? Domanda che molti beneficiari della misura potrebbero porsi dal momento che non mancano le occasioni in cui la stessa viene messa in discussione.

Il COVID-19 ha un po’ modificato le priorità del dibattito pubblico e politico, ma le polemiche sul reddito di cittadinanza non sono mancate. Era stato lo stesso Matteo Renzi poco prima del lockdown a criticare duramente il reddito di cittadinanza e proporne l’abolizione.

L’emergenza ha un po’ bloccato il sistema, con la sospensione della condizionalità e i beneficiari che non hanno potuto firmare il Patto per il lavoro.

Sebbene siano sempre molti i suoi detrattori e molti chiedano periodicamente l’abolizione del reddito di cittadinanza, l’intenzione dell’attuale governo, come da Piano nazionale di riforme, è migliorarlo nei prossimi anni.

Non sembra quindi, essendo una delle prerogative dell’esecutivo, che si voglia al momento abolire il reddito di cittadinanza, ma cosa succede se questo accade? Vediamo quali potrebbero essere le conseguenze di una simile eventualità.

Reddito di cittadinanza: cosa serve per eliminarlo

Come prima cosa è bene precisare che il reddito di cittadinanza non è una misura sperimentale (a differenza di Quota 100); nel decreto 4/2019, poi convertito in legge 26/2019, infatti, viene introdotta come misura strutturale.

Questo significa che per eliminare il reddito di cittadinanza è necessario un atto di legge di pari livello di quello che l’ha introdotta.

Il destino del reddito di cittadinanza è comunque legato al futuro del governo, visto che è altamente improbabile una cancellazione di RdC/PdC con l’attuale maggioranza; semmai Movimento 5 Stelle e Partito Democratico (con il placet di Italia Viva) lavoreranno per perfezionare la misura e correggere gli errori del passato, come ad esempio sbloccando l’erogazione del reddito agli stranieri, ai quali la misura era stata sospesa.

In questi mesi, comunque, la maggioranza ha affrontato una grandissima sfida quale quella del COVID-19. La crisi però, specie quando tante anime così diverse si trovano a governare e in una situazione di forte stress, si sa è sempre dietro l’angolo. Non è mai da escludere che in un prossimo futuro possa esserci un’interruzione anticipata della legislatura.

E in quel caso sì che ci potrebbe essere la parola “fine” per il reddito di cittadinanza. Ribadiamo che dalla proposta di miglioramento della misura con il PNR sembra che l’intenzione sia quella di puntare sulla stessa nel prossimo futuro. Se così non fosse e si scegliesse di abolire il reddito di cittadinanza ci sarebbero delle conseguenze. Vediamo quali.

Reddito di cittadinanza: cosa succede se viene eliminato

Come noto il reddito di cittadinanza ha una durata - per legge - di 18 mesi; scaduto questo termine i beneficiari possono fare nuovamente domanda, rispettando però un periodo di sospensione di un mese (che non vale per i beneficiari della pensione di cittadinanza, i quali possono fare domanda subito dopo la scadenza).

Sulla base di queste promesse possiamo vedere quali sarebbero le conseguenze di una legge che va a eliminare il reddito di cittadinanza:

  • come prima cosa non si potrebbe più fare domanda per il beneficio, anche nel caso in cui se ne soddisfino i requisiti;
  • per coloro che invece già beneficiano del reddito di cittadinanza, invece, non ci sarebbe alcuna sospensione visto che al momento della domanda è stato garantito loro per 18 mesi (sempre che, ovviamente, in questo periodo se ne soddisfino i requisiti). Ciò significa che anche in caso di eliminazione del RdC/PdC chi ne fruisce continuerà ad averne diritto fino alla scadenza prefissata; tuttavia, non ci sarebbe più la possibilità di rinnovare il beneficio.

Queste le conseguenze, con un nuovo eventuale governo che comunque potrebbe sostituire il reddito di cittadinanza con una nuova misura di sostegno per il reddito delle famiglie in difficoltà.

D’altronde il RdC non è il primo trattamento di questo tipo di cui abbiamo notizia: in molti, infatti, ricorderanno il SIA, così come il più recente REI introdotto proprio dal governo di centrosinistra guidato da Matteo Renzi.

Queste per l’appunto sono solo ipotesi e ciò a cui bisogna guardare per il momento sono i miglioramenti che si vorrebbero apportare al reddito di cittadinanza con un piano di riforma.

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1 commento

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Cristina Ciccarelli • Dicembre 2019

Esisteva anche l’indennità di disoccupazione che aveva mi sembra la durata di circa 6 mesi, le misure di sostegno a disagi economici sono sempre esistite per chi si trova in una condizione diversa dal pensionamento. Ci saranno contestazioni della categoria dei o delle pensionate in una condizione di disagio economico perché si parla sempre di economia -soldi- e perché l’Italia è un paese da pensione dato che la stragrande maggioranza della popolazione è cd anziana. Solo i soldi e la fiducia fanno girare la tanto decantata economia che si gonfia e si sgonfia di pari passo con il consumo che avanza e arretra, le scelte schizofreniche-opache-grigie distruggono il rapporto fiduciario e le sane relazioni sociali sono cd perle rare. Dovrebbero fare un monitoraggio capillare nei territori per capire i motivi delle richieste di rdc e pdc perché da quei monitoraggi emergonoo delle realtà sociali tenute nascoste -dati manipolati- per camuffare la realtà dei singoli territori.

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