I contribuenti che lo scorso anno hanno presentato la denuncia dei redditi delle persone fisiche (Irpef) per il 2024 sono 42,8 milioni, 268 mila in più dell’anno precedente (+0,6%), il numero più alto di sempre.
Rispetto al 2023, il numero di contribuenti è aumentato di 268 mila unità, distribuite in maniera non uniforme. Continuano a diminuire i contribuenti con reddito fino a 26 mila euro (-1,2 milioni), mentre cresce fortemente il ceto medio, con un aumento complessivo di 1,25 milioni di contribuenti con reddito compreso tra 26 e 50 mila euro, di cui oltre 500 mila concentrati nella classe tra i 29 e i 35 mila euro di reddito.
Va comunque considerato che, tenendo fisse le classi di reddito negli anni, il confronto non tiene conto dell’aumento nominale dei redditi dovuto alla dinamica inflattiva, che nel 2024 è stata di +1%. Le principali fonti di reddito sono il lavoro dipendente e le pensioni. Insieme rappresentano l’85% del reddito complessivo, l’1% in più del 2023. L’ammontare dei redditi da lavoro dipendente e assimilati cresce di 5,6% (31 miliardi di euro), mentre quelli da pensione aumentano di 5,5% (17 miliardi di euro).
Dal 2024 l’aliquota Irpef al 23%, la più bassa, si applica fino a 28 mila euro di reddito imponibile, mentre in precedenza era fino a 15 mila euro.
Il reddito complessivo, al lordo dell’imponibile dei redditi soggetti a cedolare secca, è di 1.076 miliardi di euro, con una crescita annuale del 4,7%, ben maggiore di quella registrata dal Pil nominale (+2,8%). In aumento la cedolare secca sugli affitti, con un imponibile di 22,8 miliardi di euro, il 5,4% in più nell’ultimo anno e raddoppiata rispetto al 2015. Dopo aver sottratto le deduzioni, il reddito imponibile (1.013 miliardi) è anch’esso in aumento di 4,7%. L’imposta lorda (259 miliardi) diminuisce di 5 miliardi (-2%).
Le detrazioni per carichi di famiglia continuano a scendere dopo l’introduzione nel 2022 dell’assegno unico e universale per i figli a carico, quelle sulla produzione del reddito diminuiscono di mezzo miliardo (-1,1%), mentre salgono a 22 miliardi le detrazioni per le spese sostenute (+5,8%). Le imposte nette pagate allo Stato per l’Irpef sono 197 miliardi (+3,9%) e il reddito netto, dopo aver sottratto anche le addizionali regionali e comunali è di 793 miliardi (+4,8%).Se un individuo ha deduzioni che eccedono il reddito imponibile non può usufruirne: l’incapienza sulle deduzioni nel 2024, che grava soprattutto sui redditi di livello inferiore, è di 1,1 miliardi, in lieve aumento rispetto al 2023. Parimenti, se la detrazione eccede l’imposta da pagare, anche questa va perduta: l’incapienza sulle detrazioni ammonta a 4,8 miliardi, in calo rispetto all’anno precedente.
L’imposta negativa – intesa come l’insieme di deduzioni e detrazioni che lo Stato non restituisce ai contribuenti più poveri – ammonta pertanto nel 2024 a 6 miliardi di euro. La concentrazione del reddito netto nel 2024 è di 0,3987, il valore più basso dal 2015, dopo il picco registrato nel 2020-2021, in cui l’emergenza pandemica ha temporaneamente aumentato le disuguaglianze.
Ogni contribuente ha pagato in media 4.608 euro di Irpef (erano 4.462 nel 2023), con il 44,8% del totale delle imposte nette che grava sui redditi superiori a 50 mila euro (in calo rispetto al 44,3% dell’anno precedente).I dati aggregati non consentono di cogliere le disuguaglianze del sistema tributario, che acquistano maggiore evidenza quando si considerano anche le spese fiscali.
Distribuzione del reddito complessivo delle persone fisiche per quinti di contribuenti, Anno 2024(soglie lorde in € (*), valori percentuali)
Fonte: Elaborazioni su dati Ministero dell’Economia e Finanze – Dichiarazione dei redditi Irpef – (*) I limiti delle soglie sono approssimati e variano ogni anno
Il quinto di contribuenti meno abbienti, con un reddito annuo lordo fino a 8.000 euro, totalizza appena il 2,3% del reddito complessivo (era il 2,1% nel 2023). Le quote crescono all’aumentare dei redditi e al quinto più ricco, con redditi superiori a 34.300 euro, spetta quasi la metà della torta. Nell’1% circa di contribuenti con redditi superiori a 130 mila euro si concentra il 9,2% del reddito totale (era il 9,5% lo scorso anno). Se si considera il reddito al netto delle imposte pagate, che gravano maggiormente sui redditi più elevati, la situazione si riequilibra lievemente. L’ammontare totale del reddito disponibile posseduto dal 20 per cento più ricco della popolazione è 16,4 volte quello del 20 per cento più povero (rapporto interquintilico), in calo rispetto al 2023 (17,6).
L’1% dei contribuenti più ricchi possiede il 6,9% del reddito disponibile, pari a 56,6 miliardi di euro. Se, modificando la curva degli scaglioni e delle aliquote Irpef, si prelevasse il 2% di tasse in più ai redditi lordi superiori ai 130 mila euro annui, si potrebbe recuperare più di un miliardo di euro, da utilizzare per misure redistributive.
Ammontare delle detrazioni per spese nelle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche, Anni 2007-2024(milioni di euro)
Fonte: Elaborazioni su dati Ministero dell’Economia e Finanze – Dichiarazione dei redditi Irpef
L’ammontare delle spese portate in detrazione nelle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche è aumentato costantemente dal 2007 (poco meno di 8 miliardi di euro) fino al 2024 (quasi 22 miliardi), con l’unica eccezione del 2020 in cui, a causa del Covid, si registrarono minori prestazioni sanitarie private a pagamento.
La distribuzione delle detrazioni è decisamente sbilanciata a favore del quinto più ricco di contribuenti (ben oltre il 50%), un valore anche maggiore se si considera che l’incapienza colpisce maggiormente i ceti più deboli.Gli interventi finalizzati al recupero del patrimonio edilizio valgono 9,9 miliardi (+8% rispetto al 2023) e quelli per il risparmio energetico 2,6 miliardi (+6%). “Le spese per le ristrutturazioni edilizie, per interventi antisismici e il bonus verde sostenute nel 2024 (riportate nella sez. III-A del quadro RP) per le quali matura il diritto alla detrazione ammontano a 32,8 miliardi di euro, di cui 226,0 milioni di euro afferenti alle spese per il superbonus al 110% e al 70%. Le spese di riqualificazione energetica sostenute nel 2024 (riportate nella sez. IV del quadro RP) ammontano a 6,3 miliardi di euro, di cui 251,4 milioni di euro relative a spese al 110% e al 70%” (MEF, Dipartimento delle Finanze, Analisi dei dati Irpef).
Le spese sanitarie e a le altre tipologie previste dalla Sezione I del quadro RP del modello Unico hanno consentito di detrarre dalle imposte 8,2 miliardi (+4%). Oltre alle spese sanitarie (incluse quelle per portatori di handicap e acquisto di cani da guida), per le quali sono ammesse le detrazioni, aumentate da 26 a 28,3 miliardi), hanno continuato a crescere nel 2024 anche le spese per interessi sui mutui per l’acquisto dell’abitazione principale, l’istruzione (universitaria e non), l’attività sportiva dei ragazzi, le intermediazioni immobiliari e le locazioni per studenti fuori sede.
Le altre spese detraibili consentono di risparmiare quasi 1,3 miliardi di euro (-3,5%).
Distribuzione delle deduzioni lorde(*) dal reddito per quinti di contribuenti(**), Anno 2024 (milioni di euro)
Fonte: Elaborazioni su dati Ministero dell’Economia e Finanze – Dichiarazione dei redditi Irpef – (*) In caso di incapienza del reddito le deduzioni non si utilizzano – (**) I limiti delle soglie sono approssimati
Una situazione analoga si registra per le deduzioni dal reddito, la cui principale componente è rappresentata dai contributi previdenziali e assistenziali (quasi 22 miliardi di euro, 4,6% in più del 2023) e dalla previdenza complementare (5,6 miliardi, in crescita del 5,3%). Anche in questo caso si potrebbero introdurre correttivi alla deducibilità inversamente proporzionali al reddito.I possessori di reddito superiore a 100 mila euro lordi (top 1%), possono contare su oltre 6 miliardi di euro tra deduzioni e detrazioni, che riducono l’imposta pagata. Un’ipotesi di diversa tassazione, finalizzata alla diminuzione delle disuguaglianze, potrebbe riconsiderare il perimetro delle detrazioni sulle spese parzialmente rimborsabili (sanitarie, istruzione, donazioni liberali, ristrutturazione immobili, efficienza energetica, ecc.). Con la legge di bilancio 2025 è stato introdotto un tetto alle detrazioni fiscali Irpef (14 mila euro per redditi compresi tra 75 e 100 mila, 8 mila euro per i redditi sopra i 100 mila che si riducono progressivamente e si azzerano sopra i 240 mila), ma bisognerà attendere il prossimo anno per vedere l’impatto sulle dichiarazioni fiscali.
La regressività delle detrazioni e delle deduzioni rispetto al reddito (chi più ha meno detrae) non prevede, però, la redistribuzione delle somme recuperate ai redditi più bassi, anche sotto forma di tassazione negativa per gli incapienti. Una manovra redistributiva, che spostasse alcuni miliardi di euro dai contribuenti più ricchi verso i soggetti economicamente più deboli, consentirebbe di ridurre l’intensità di povertà assoluta della popolazione, senza ricorrere a risorse aggiuntive, con un effetto di spinta ai consumi aggregati, visto che la propensione a spendere diminuisce con l’aumentare del reddito.
Il reddito lordo medio degli italiani nel 2024 è stato di 25.295 euro, in aumento rispetto ai 24.308 euro del 2023 (+4,1%), con ampie fluttuazioni territoriali che confermano la sostanziale divisione tra nord, centro e sud. Il reddito medio sfiora i 30 mila euro in Lombardia, con subito dietro la P.A. di Bolzano, mentre in Calabria e Molise è inferiore a 20 mila euro. Rispetto all’anno precedente, gli aumenti maggiori si registrano in Umbria (+9,4%), Valle d’Aosta (+6,3%) e Basilicata (+5,9%). Una dinamica più contenuta si è, invece, avuta in nella Provincia autonoma di Bolzano (+1,8%).
Composizione e Distribuzione dei redditi lordi dei Comuni capoluogo di regione o Provincia Autonoma – Anno 2024
Fonte: Elaborazioni su dati Ministero dell’Economia e Finanze – Dichiarazione dei redditi Irpef per Comune- (*) Non comprende i contribuenti che hanno presentato una dichiarazione pur avendo un reddito lordo pari a zero.
Il reddito medio supera i 40 mila euro a Milano, con valori di gran lunga più alti di Bologna e Roma che la seguono, mentre non arriva a 24 mila euro a Reggio Calabria. Gli aumenti più rilevanti rispetto al 2023 si registrano a Perugia (+9,1%), Palermo (+6,5%) e L’Aquila (+6,1%), a fronte di un calo rilevato a Bolzano (-10,5%).
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