Il nuovo giudizio di S&P Global Ratings sull’Italia conferma il rating BBB+, mentre l’outlook sale a positivo.
S&P Global ha confermato il rating dell’Italia, che resta BBB+, confermando le previsioni. Questa volta, però, l’agenzia ha riconosciuto più fiducia al Paese, alzando l’outlook da stabile a positivo. Una notizia che il governo Meloni aspettava - e sperava - da tempo, incoraggiata dal rialzo del rating di aprile 2025. Oggi, però, Standard & Poor’s vede prospettive migliori per il Belpaese, che deve dire grazie alla “resilienza di fronte all’incertezza commerciale e tariffaria” mostrata dalla grande economia aperta italiana.
Non ha quindi esitato ad arrivare la nota del ministro dell’Economia delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, soddisfatto del risultato ottenuto. “La traiettoria di maggiore credibilità verso l’Italia non conosce soste. Il lavoro paga” scrivono dal Tesoro, festeggiando la capacità tutta italiana di dare il meglio nei momenti più bui, anche se gran parte del miglioramento è dovuto alla ricchezza privata. Un cuscinetto contro gli shock secondo S&P, che stima un valore patrimoniale privato di circa 11,2 miliardi di euro e loda le capacità di risparmio e i profitti mantenuti. Nel complesso, le stime dell’agenzia sono rosee, ma non mancano di cogliere l’occasione per lanciare ulteriori moniti a Roma, che non può permettersi nessun errore.
Outlook positivo e rating BBB+/A-2: il giudizio di S&P
Si confermano i rating sovrani a lungo termine BBB+/A-2 mentre l’outlook sale a positivo, ora che l’Italia sembra aver corretto il tiro come suggerito. Di fatto, S&P Global ha previsioni rosee per il futuro italiano:
Le prospettive positive riflettono la nostra aspettativa che la posizione esterna dell’Italia continui a rafforzarsi nonostante i venti contrari attuali, e in linea con le tendenze di lunga data.
A pesare sul giudizio dell’agenzia sono soprattutto gli scossoni internazionali degli ultimi anni, che rendono i risultati ottenuti dall’Italia ancora più incoraggianti. Nonostante i dazi statunitensi, la guerra in Ucraina, la concorrenza asiatica e il ridotto mercato del lavoro interno le società di partecipazione non finanziaria (da sempre essenziali per l’economia italiana) hanno registrato margini netti pari al 17% della produzione nazionale, al pari dei livelli pre-pandemici.
Nel frattempo, le famiglie hanno fatto la loro parte, raggiungendo un tasso di risparmio del 6%, con il risultato che oggi l’Italia convince più di quanto non facesse prima della pandemia di Covid19. S&P Global ritiene che il debito pubblico, pur elevatissimo con il 136% del Pil nel 2025, possa cominciare a scendere dal 2028, mentre il deficit potrà scendere sotto il 3% del Pil durante il 2026.
Il Superbonus continua a pesare, ma l’impatto sul flusso di cassa sta diminuendo gradualmente, mentre i benefici del programma Ngeu (Next generation Eu) con 194,4 miliardi di euro stanziati tra il 2021 e il 2026 e più della metà dei risultati raggiunti rinforzano le prospettive a breve termine. Nel complesso, complice anche l’aumento di manodopera, il “consolidamento del bilancio italiano è sulla buona strada”. Non mancano però sfide cui porre la massima attenzione, partendo proprio dall’occupazione che vede una riduzione dei salari reali e di conseguenza dei consumi e finendo con le difficoltà demografiche.
L’età anagrafica media aumenta, la fertilità scende e sempre più giovani si trasferiscono all’estero, con una forza lavoro in calo, compensata parzialmente dai nuovi ingressi nel Paese. Di conseguenza, l’agenzia ritiene che le prospettive di crescita siano solide ma assai lente rispetto al resto dell’area Euro. La frammentazione commerciale rende il Paese comunque vulnerabile alle tariffe commerciali degli Stati Uniti, la cui imprevedibilità potrebbe minare la fiducia di consumatori e imprese, anche se l’agenzia prospetta che il Paese possa continuare a beneficiare del “rafforzamento duraturo della sua posizione finanziaria esterna”.
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