Protagonista assoluto di Piazza Affari nella seduta di mercoledì, capace di volare oltre il 7% mentre il resto del listino arrancava, questo titolo ha mostrato una forza che non si vedeva da mesi. E il punto è che potrebbe non essere finita qui: il potenziale di rialzo stimato dagli analisti arriva fino al 25%, ma il segnale per entrare deve ancora scattare.
La distanza abissale dalle altre big del FTSE Mib suggerisce che il movimento non sia un semplice scatto di nervi, ma l’inizio di qualcosa di più profondo. E infatti, dall’altra parte dell’Atlantico, circolano indiscrezioni pesanti: negli Stati Uniti si starebbe preparando una revisione del quadro regolatorio capace di cambiare le regole del gioco per l’intero settore a cui appartiene il titolo.
Un cambiamento potenzialmente esplosivo. Margini più ampi, costi più bassi, un’agilità strategica che il gruppo non ha mai potuto permettersi negli ultimi anni. Uno scenario che, se confermato, non modificherebbe solo la narrativa del settore, ma potrebbe riscrivere il destino stesso di questa azione italiana.
Azioni Stellantis verso il target a 12 euro
Stellantis ha cambiato il tono della seduta con una violenza che ha colto di sorpresa anche gli operatori più esperti. In poche ore ha cancellato le incertezze accumulate nelle ultime settimane, spingendosi fino a 9,90 euro, massimi allineati di maggio e ottobre. Nell’ultimo mese la performance è tornata in territorio positivo, mentre il bilancio da inizio anno resta zavorrato da un rosso pesante (-24,2%), una condizione che rende ancora più evidente quanto il mercato stia rivalutando il titolo solo adesso.
Il punto di svolta è arrivato con la revisione di UBS, che ha alzato il rating a “buy” e portato il target price a 12 euro. Una mossa che non cambia solo la percezione degli investitori, ma ridisegna la prospettiva sul 2026, considerato l’anno del possibile ritorno in piena forza della divisione nordamericana. Gli analisti vedono una combinazione di fattori che potrebbe agire come un acceleratore naturale: recupero delle quote perse, riduzione dei costi operativi e un quadro normativo statunitense più flessibile sulle emissioni. È su questa base che le stime dell’utile operativo rettificato sono state riviste al rialzo, passando da 4,2 a 5,4 miliardi di euro. Numeri che da soli non fanno un ciclo, ma che iniziano a raccontare una direzione chiara.
Grafico azioni Stellantis
Fonte Tradingview
Il segnale che aspettano gli operatori
Sul fronte operativo, però, c’è un elemento che conta più di qualsiasi upgrade e che oggi rappresenta il vero ago della bilancia per il titolo. Negli Stati Uniti, infatti, rimbalzano indiscrezioni su un possibile incontro tra Donald Trump e il vertice di Stellantis, con John Elkann e il CEO Antonio Filosa coinvolti in una trattativa che potrebbe portare a un allentamento significativo delle regole sulle emissioni. Una notizia non ancora confermata, ma abbastanza concreta da far capire che la questione è ormai sul tavolo giusto.
Se l’amministrazione Trump dovesse davvero presentare un nuovo quadro regolatorio, il settore auto americano cambierebbe pelle all’istante. Per Stellantis sarebbe un assist enorme: margini più ampi, costi inferiori, maggiore libertà industriale e una competitività interna che non si vede da anni. E qui entra in gioco la parte cruciale della storia. Il rally di queste ore racconta entusiasmo, ma il segnale vero è un altro. È la conferma politica. È la certezza che il contesto americano stia davvero cambiando direzione.
Quando quel segnale arriverà, però, la traiettoria verso i 12 euro non sarà più una previsione. Sarà una possibilità concreta, confermata dalla rottura della prima resistenza a 9,90 euro.
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