C’è un titolo che in appena sette giorni ha messo a segno un +311% e ha riacceso l’attenzione su un’intera categoria di azioni dimenticate da tempo dopo un prolungato trend ribassista e risorte improvvisamente dai minimi storici con fiammate speculative. L’exploit ha mandato in tilt gli indicatori tecnici, attirato nuovi investitori e spinto analisti e opinion leader a sbilanciarsi con target price stellari.
Ma dietro il rally fulmineo potrebbero nascondersi rischi da non sottovalutare.
Vale la pena inseguire questo titolo dopo una corsa del genere? Oppure siamo davanti all’ennesima illusione destinata a sgonfiarsi?
Perché convenire comprare Opendoor dopo il boom
Grafico azioni Opendoor Technologies
Fonte Tradingview
Il mercato è sempre affascinato dalle storie di grandi rimonte. E quella di questa azienda tech immobiliare ha tutti gli ingredienti per passare alla storia. Dopo un crollo del 96% dai massimi del 2021, Opendoor Technologies ha messo a segno un rimbalzo spettacolare che ha riacceso l’interesse degli investitori per questa piattaforma digitale che compra e vende case direttamente.
I fondamentali, seppur ancora fragili, mostrano segnali incoraggianti, con margini in miglioramento e parte del debito che è stato ristrutturato tramite l’emissione di nuove obbligazioni convertibili a lungo termine. Inoltre, se la CEO decidesse davvero di acquistare azioni proprie sul mercato, come suggerito da alcuni esperti, potrebbe innescare un potente effetto fiducia.
Anche il contesto sta diventando più favorevole. Dopo anni di tassi alti, la Fed ha iniziato a tagliare e il mercato immobiliare americano mostra i primi segnali di stabilizzazione. Le small-cap tecnologiche, finite sotto pressione nel ciclo di stretta monetaria, tornano oggi nel radar degli investitori in cerca di titoli a forte sconto. Secondo alcuni analisti, il titolo potrebbe superare il massimo storico raggiunto nel 2021 a 39,24 dollari e raggiungere gli 80 dollari.
Perché non comprare ora
Un balzo del 311% in una sola settimana fa pensare a una fiammata speculativa. Il titolo è finito in ipercomprato e potrebbe aver raggiunto una valutazione eccessiva. Anche i grafici suggeriscono che una correzione potrebbe essere vicina.
Guadando poi ai fondamentali, le incognite non mancano. L’azienda ha proposto un reverse split (tra 1:10 e 1:50) per non perdere la quotazione al Nasdaq. Un’operazione tecnica, che potrebbe però nascondere problemi strutturali. E se le banche d’affari iniziano a tagliare i target (Citi ha rivisto il prezzo obiettivo da 1,40 a 0,80 dollari), vuol dire che la fiducia nel modello di business non è proprio ai massimi.
Poi c’è la questione interna, forse la più delicata: il cofondatore Keith Rabois ha attaccato pubblicamente la CEO definendola “incompetente”. Un colpo durissimo alla credibilità del management, che rischia di spaventare gli investitori più istituzionali. E senza una squadra coesa e una strategia credibile, le probabilità di una vera svolta si riducono.
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