Bisogna recepire velocemente la normativa comunitaria sulle crypto (ma questa volta l’Italia non c’entra).
Come confermato qualche giorno fa dalla Commissione Ue, 12 Paesi sono stati sanzionati dall’Unione europea per colpa delle criptovalute, più nello specifico per l’incompleta adozione della normativa comunitaria sulla trasparenza fiscale. Questi Stati hanno ora 2 mesi di tempo per rispondere adeguatamente alla lettera di costituzione in mora ricevuta, che costituisce il primo passaggio della procedura di infrazione. In caso contrario, riceveranno un parere motivato, una sorta di diffida, l’ultimo tentativo prima del contenzioso davanti alla Corte di Giustizia.
La procedura non è così complessa come potrebbe sembrare, soprattutto grazie alle semplificazioni del Trattato di Lisbona, e può concludersi in breve tempo. È quindi fondamentale che gli Stati membri interessati si attivino prontamente per recepire la direttiva, considerando anche la massiccia attenzione di Bruxelles sulla regolamentazione fiscale delle criptovalute. Non si tratta comunque dell’unico argomento in cui l’Ue ha evidenziato delle lacune da parte dei Paesi membri, come si evince dall’adozione delle procedure di infrazione del mese appena concluso.
È stato un gennaio molto intenso per la Commissione Ue, che in questo primo mese del 2026 ha avviato parecchie procedure di infrazione, in un pacchetto da 64 lettere di costituzione in mora e 20 pareri motivati. Per contro, però, sono stati chiusi ben 72 casi di infrazione grazie alla collaborazione con gli Stati membri interessati. Per puntare a una risoluzione bonaria analoga i Paesi europei devono adattarsi con tempestività e colmare le lacune individuate da Bruxelles, che spaziano dalla giustizia all’ambiente.
12 Paesi sanzionati dall’Ue per le criptovalute
Si apprende della Commissione Ue che ben 12 Stati membri non hanno recepito completamente la direttiva Ue n. 2023/2226, la quale modifica le regole sulla cooperazione amministrativa nel settore fiscale per la trasparenza e lo scambio di informazioni sulle cripto-attività. Gli Stati interessati dalla procedura di infrazione sono i seguenti:
- Belgio;
- Bulgaria;
- Cechia;
- Estonia;
- Grecia;
- Spagna;
- Cipro;
- Lussemburgo;
- Malta;
- Paesi Bassi;
- Polonia;
- Portogallo.
Manca l’Italia, che porta a casa 6 nuove procedure di infrazione, ma nessuna delle quali riguardante la fiscalità europea. Comunque, questi 12 Paesi hanno 2 mesi di tempo per recepire la direttiva e darne notizia a Bruxelles e lo stesso vale per le altre lettere inviate. Restando nel tema fiscale, la Commissione ha inviato lettere di costituzione in mora a 10 Stati membri per il non completo recepimento della direttiva Ue n. 2025/872, che mira invece allo scambio di informazioni e alla cooperazione amministrativa nel settore fiscale tra gli Stati membri. In questo caso, i Paesi a rischio sanzione sono:
- Belgio;
- Bulgaria;
- Cechia;
- Grecia;
- Cipro;
- Malta;
- Paesi Bassi;
- Portogallo;
- Romania;
- Svezia.
L’Unione europea sta compiendo grossi sforzi per adeguare la disciplina fiscale alle nuove sfide portate dalla diffusione delle criptovalute, rappresentando di fatto un esempio mondiale. Come sottolineato dalla Banca d’Italia, infatti, è più che mai auspicabile avere una regolamentazione omogenea e una comunicazione efficiente a livello internazionale per consentire controlli fiscali e legali in generale anche alle cripto-attività.
A tal proposito, il Regolamento MicA è uno dei migliori tentativi di regolamentare completamente il mercato delle criptovalute in un’area estesa. Nonostante ciò, la disciplina è ancora frammentata, seppur meno che nel resto del mondo. L’intervento di omologazione è invece fondamentale, puntando soprattutto al contrasto dell’evasione fiscale e degli illeciti a essa correlati, dove le nuove crypto offrono un terreno grigio difficile da controllare.
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