E se l’Europa battesse davvero gli USA?
Un’ipotesi che fino a qualche mese fa sarebbe sembrata pura fantasia. Ma oggi, nel 2025, la narrativa dei mercati sta lentamente cambiando. Dopo anni di dominio incontrastato delle Big Tech americane e del «growth at all costs», c’è un nuovo protagonista che potrebbe prendersi il centro della scena globale: l’Europa.
O meglio, un Paese europeo in particolare.
Sì, proprio lei. La Germania, data per spacciata fino a poco tempo fa, stretta nella morsa di una recessione che aveva riportato alla mente le sue crisi economiche più oscure, sembra ora pronta a riscattarsi. E i mercati lo sanno. Perché quando i capitali iniziano a muoversi in una nuova direzione, spesso anticipano una svolta strutturale. E in effetti, qualche segnale chiaro c’è già.
USA: quando il gigante zoppica
Negli Stati Uniti, nonostante la narrativa ottimistica promossa da Donald Trump, fatta di stimoli fiscali, dazi e promesse di rinascita industriale, i dati economici raccontano una realtà più complessa. Il primo trimestre del 2025 ha registrato una contrazione dello 0,3% del PIL. Non si tratta di una vera e propria recessione, dato che la contrazione è stata principalmente dovuta all’aumento delle importazioni, ma fa riflettere, soprattutto in un contesto di inflazione ancora elevata. Secondo le ultime previsioni di Schroders, è poco probabile che la Federal Reserve proceda con tagli dei tassi nel 2025, e l’inflazione potrebbe stabilizzarsi sopra il 3% per tutto l’anno.
In parallelo, il downgrade del rating creditizio da parte di Moody’s ha innescato una nuova ondata di incertezza che fa domandare a molti analisti: «che sia arrivato il momento di spostare i capitali altrove?»
Europa: un 2025 sorprendente
Chi avrebbe mai pensato che l’Europa, vista per anni come una regione ingessata, potesse offrire oggi uno scenario macro più solido di quello americano? Eppure, i numeri parlano chiaro.
Per la prima volta dal 1984, l’Eurozona ha registrato un’apertura di anno in borsa superiore a quella degli Stati Uniti, con un significativo gap di performance tra EuroStoxx 50 e S&P 500. Non si tratta solo di un rimbalzo tecnico: ci sono fondamenta reali.
La headline inflation in Europa è scesa al 2,1% nel 2025, in calo rispetto al 2,4% dell’anno precedente. Questo ha aperto le porte a una prospettiva di politica monetaria più accomodante. La BCE, infatti, potrebbe abbassare i tassi al 2% già entro fine anno, sostenendo ulteriormente la crescita. E a differenza di quanto accade oltreoceano, la crescita resta positiva: il PIL dell’Eurozona è atteso in crescita dell’1% nel 2025 e del 2% nel 2026.
Il caso Germania: dalla crisi al rilancio
Ma la vera sorpresa è la Germania. Dopo essere stata colpita duramente dalla crisi energetica, dalle difficoltà industriali e da una politica fiscale austera, il Paese ha imboccato una nuova strada. Il cambio di passo è arrivato con il nuovo governo, che ha deciso di allentare la famigerata “debt brake”, il freno al debito pubblico, aumentando la spesa pubblica in settori strategici.
Difesa e infrastrutture sono i principali destinatari degli investimenti. E seppure lo stimolo non sia generalizzato, l’effetto moltiplicatore potrebbe farsi sentire in tutta l’economia tedesca. Gli analisti stimano che gli effetti reali si vedranno nel 2026, con una crescita attesa del +2,2%, rivista al rialzo di +0,8 punti percentuali. Una dinamica che potrebbe sostenere ulteriormente le aziende quotate e portare nuova linfa al DAX.
Non è tutto. L’inflazione tedesca è prevista al 2,1% per il 2025, un leggero aumento rispetto all’1,9% precedente, ma ancora ben sotto i livelli americani. Il motivo? I salari elevati stanno tenendo “sticky” l’inflazione nei servizi, ma senza generare una spirale fuori controllo.
Guardando ai mercati: forza relativa evidente
Dal punto di vista tecnico e dei mercati, i segnali sono inequivocabili. Il DAX ha raggiunto nuovi massimi storici, mentre l’S&P 500 non ancora. Dai minimi di aprile, il principale indice tedesco è salito di oltre il 30%, mostrando una forza relativa impressionante.
Anche l’EuroStoxx 50 si è comportato meglio dell’S&P 500 e dell’indice MSCI World. Il suo andamento ha mostrato una maggiore resilienza e una forte vicinanza ai massimi di periodo, segno che gli investitori stanno premiando la maggiore visibilità macroeconomica e la minore pressione inflazionistica dell’Eurozona.
Verso una leadership europea?
È ancora presto per decretare un sorpasso definitivo, ma il 2025 potrebbe davvero essere l’anno in cui si materializza una divergenza positiva a favore dell’Europa. I presupposti ci sono tutti:
- Politica monetaria più favorevole
- Inflazione sotto controllo
- Crescita stabile
- Rilancio fiscale tedesco
- Mercati azionari forti
E forse è proprio questo il momento in cui l’investitore globale smetterà di guardare solo a Wall Street, per volgere lo sguardo verso Francoforte, Milano, Parigi. Perché se i fondamentali contano ancora qualcosa, allora sì, è del tutto plausibile che almeno per un po’, l’Europa possa battere gli USA. E la Germania, da epicentro della crisi a locomotiva del rilancio, potrebbe essere il cuore pulsante di questa nuova fase. Il motivo? Per riassumere un po quello fino a ora detto, la liquidità. Dove si creano i presupposti per un espansione, quindi un allentamento, le borse tendono a crescere, proprio per far fronte alle future aspettative di crescita e perché no, anche di inflazione.