Questo BTP oggi offre €750 in più rispetto al buono postale (ma è un vantaggio che può ridursi in fretta)

Gerardo Marciano

5 Maggio 2026 - 07:54

BTP o buono postale? Con tassi ancora incerti, il confronto sui rendimenti mostra quando il BTP può offrire di più e quali rischi considerare.

Questo BTP oggi offre €750 in più rispetto al buono postale (ma è un vantaggio che può ridursi in fretta)

Il 30 aprile la BCE ha lasciato i tassi invariati. Una decisione attesa, che però potrebbe rappresentare solo una pausa prima di nuovi rialzi, come sembrano già scontare i futures e il consenso degli analisti. Il mercato prevede infatti due rialzi per uno 0,50% complessivo nel corso del 2026 e un ulteriore aumento di 0,25% nel 2027.

Nel frattempo, le proiezioni di crescita sono state riviste al ribasso: 0,9% per il 2026, 1,2% nel 2027 e 1,3% nel 2028. Le aspettative di inflazione, invece, restano ancorate al 2% nel lungo termine. Lagarde ha ridimensionato i timori di stagflazione, richiamando come le condizioni attuali siano molto diverse da quelle degli anni ’70, quando gli shock petroliferi del 1973 e del 1979 portarono a forti squilibri economici. Oggi le banche centrali dispongono di strumenti ben più efficaci per intervenire. Guardando ai mercati, lo spread in area 83 è risalito dai minimi di periodo, mentre il BTP Future, respinto sulla media mobile a 200 giorni, continua a disegnare massimi e minimi decrescenti. Un segnale che potrebbe indicare ulteriori ribassi dei prezzi e, di conseguenza, un aumento dei rendimenti.

A questo punto la domanda diventa inevitabile: chi ha liquidità e sta valutando l’acquisto di BTP dovrebbe approfittare di questa fase, oppure il rischio è quello di esporsi a ulteriori ribassi nel breve termine? E soprattutto: il recente aumento dei rendimenti rende oggi i BTP più convenienti rispetto ai buoni postali di pari scadenza?

BTP o buono postale? I numeri parlano chiaro: ecco perché oggi il BTP può rendere di più

Mentre molti investitori restano fermi per paura di spread, inflazione e tassi, se si osservano attentamente le dinamiche il mercato sta offrendo un’opportunità che pochi stanno cogliendo, e non è detto che questa opportunità rimanga tale ancora a lungo.

Negli ultimi mesi il contesto di mercato è diventato sempre più complesso. Inflazione, tassi di interesse e spread continuano a muoversi e a influenzare le scelte degli investitori, generando spesso più dubbi che certezze. Eppure, per capire dove si trovano davvero le opportunità, bisogna partire da un punto chiave: il comportamento dei prezzi dei titoli di Stato.
Più volte abbiamo spiegato che i prezzi dei BTP sono strettamente legati all’andamento del BTP Future. È proprio questo legame che consente al mercato di anticipare le aspettative su inflazione, tassi di interesse e movimenti dello spread. In altre parole, osservare questi indicatori significa leggere in anticipo ciò che potrebbe accadere.

A questo si aggiunge un altro elemento fondamentale: la duration modificata. I prezzi dei BTP si muovono infatti in modo quasi proporzionale a questo indicatore. Più la scadenza è lunga, più il titolo diventa sensibile ai movimenti dei tassi e spread. Per rendere il concetto concreto, basta un esempio: un BTP con duration modificata pari a 10 subirà una variazione approssimativa di circa il 10% a fronte di un movimento dei tassi dell’1%. Se i tassi salgono, il prezzo scende; se i tassi scendono, il prezzo sale. È una relazione semplice, ma essenziale per comprendere sia il rischio sia il potenziale rendimento.

A chi conviene oggi comprare BTP?

Arrivati a questo punto, la domanda diventa inevitabile: ha senso oggi comprare BTP? La risposta è sì, ma con una condizione precisa. Questo tipo di investimento è particolarmente adatto a chi ha un orizzonte di lungo periodo e punta a incassare le cedole nel tempo, mantenendo il titolo fino a scadenza. In questo caso esiste una certezza: si riceveranno flussi periodici e, salvo eventi estremi, il rimborso del capitale a 100.

Diverso è il discorso per chi potrebbe aver bisogno di liquidità prima della scadenza. In questo caso il rischio aumenta, perché il prezzo del titolo può oscillare anche in modo significativo nel breve periodo. È importante ricordarlo: nei mercati finanziari ci muoviamo sempre nel campo delle probabilità. L’unico elemento certo è il rimborso a scadenza e l’incasso delle cedole prefissate, sempre che lo Stato continui a onorare il proprio debito (siamo anche qui nel campo delle probabilità!).

Tutto il resto dipende dalle dinamiche di mercato. Quando si valuta un investimento in BTP, però, non bisogna fermarsi al rendimento indicato. Esistono infatti diversi costi che incidono sul risultato finale. Ci sono le commissioni di acquisto e vendita applicate dall’intermediario, che possono essere fisse o proporzionali all’importo investito. A queste si aggiunge il costo del dossier titoli, che può essere nullo ma anche incidere per diverse decine di euro all’anno.

Non va poi dimenticata l’imposta di bollo, pari allo 0,20% annuo sul capitale investito, e la tassazione del 12,5% su cedole e guadagni in conto capitale. Esistono anche costi meno evidenti, come lo spread denaro-lettera, cioè la differenza tra prezzo di acquisto e di vendita sul mercato. Il rateo cedola, invece, pur essendo pagato al momento dell’acquisto, non rappresenta un vero costo perché viene recuperato con la cedola successiva.

È importante sottolineare che gran parte di questi costi, ad eccezione dell’imposta di bollo, non è presente nei buoni postali, che risultano quindi più semplici e privi di spese operative per l’investitore.
Tutti questi elementi, nel lungo periodo, possono ridurre in modo significativo il rendimento effettivo.

Il caso concreto: il BTP 3,25% marzo 2038

Per rendere tutto più concreto, prendiamo un caso reale: il BTP Tf 3,25% Mz38 Eur. Si tratta di un titolo a tasso fisso con scadenza marzo 2038, quindi di lungo periodo. La cedola annua è del 3,25%, mentre il prezzo attuale è 93,06, quindi sotto la pari. Questo significa che il titolo si acquista a sconto e che, oltre alle cedole, si realizza anche un guadagno al rimborso finale.
Il rendimento effettivo a scadenza è infatti superiore alla cedola: circa 4,03% lordo e 3,6% netto. La duration modificata è pari a 9,39, confermando una sensibilità elevata ai movimenti dei tassi, tipica dei titoli lunghi.

Immaginando di investire 10.000 euro, al prezzo attuale si riesce ad acquistare un valore nominale di circa 10.746 euro. Su questo importo si calcolano le cedole: il 3,25% corrisponde a circa 349 euro lordi all’anno, ovvero circa 306 euro netti dopo la tassazione. Considerando un orizzonte di circa 12 anni, le cedole complessive arrivano a circa 3.660 euro netti.

A scadenza, lo Stato rimborsa il 100% del valore nominale, cioè circa 10.746 euro. Poiché l’investimento iniziale era di 10.000 euro, si genera anche un guadagno in conto capitale di circa 650 euro netti. Sommando tutte le componenti, il risultato complessivo è di circa 4.300 euro netti, portando il capitale finale a circa 14.300 euro. Un risultato coerente con il rendimento netto del 3,6%, che sintetizza cedole e guadagno da prezzo in un unico tasso annuo composto.

A questo punto il confronto con il buono fruttifero postale 3x4 diventa inevitabile. A parità di investimento e di durata, il buono porta a un capitale finale netto di circa 13.542 euro, per un guadagno complessivo inferiore.
La differenza è chiara: il BTP consente di ottenere circa 750 euro in più. Tuttavia, questo maggiore rendimento non è privo di contropartite. Il BTP espone a oscillazioni di prezzo nel tempo, mentre il buono postale offre una maggiore stabilità e la possibilità di rimborso anticipato.

Ed è proprio qui che si gioca la vera scelta dell’investitore. Da un lato c’è un rendimento più elevato, dall’altro una maggiore tranquillità. Non esiste una risposta valida per tutti, ma esiste una scelta coerente con i propri obiettivi. Oggi, con prezzi sotto la pari e rendimenti più alti, alcuni BTP offrono opportunità interessanti. Ma, come sempre, il rendimento non è mai separato dal rischio.