Questo Btp ha un rendimento del 55%

Claudia Cervi

2 Marzo 2026 - 07:54

Il Btp a 10 anni è sceso del 7% e chi ha comprato a gennaio è già in guadagno. Tra il 3,95% e l’1,8% la scelta non è quella che sembra. Ecco cosa conta davvero.

Questo Btp ha un rendimento del 55%

Chi ha comprato Btp a gennaio oggi è già in guadagno. Gli altri rischiano di arrivare tardi.

Nell’ultimo mese il rendimento del Btp a 10 anni è sceso di circa il 7% in termini relativi. Dal 3,56% di inizio anno siamo scivolati intorno al 3,30%. Una variazione che sembra minima ma che ha spostato centinaia di euro nei portafogli di chi ha comprato i titoli a inizio anno.

Chi aveva titoli in portafoglio si ritrova con una plusvalenza extra. Chi sta entrando adesso guarda la cedola, vede un numero vicino al 4% e pensa di essere arrivato nel momento giusto per parcheggiare la liquidità. Il problema è che il mercato si muove prima delle convinzioni dei risparmiatori. È qui che si crea la frattura tra percezione e realtà. Perché gran parte del movimento è già stata assorbita dai prezzi.

La Bce, al momento, mantiene i tassi stabili dopo mesi di allentamento. L’inflazione resta poco sopra il 2%, la crescita rallenta ma non crolla. È uno scenario ordinato, quasi rassicurante. Proprio per questo i rendimenti si sono compressi e la volatilità è rimasta bassa.

Rendimenti in discesa e volatilità compressa segnalano che i grandi investitori hanno già fatto la loro mossa sulla curva. Quando il consenso è compatto, basta poco per cambiare direzione.

Scegliere oggi un Btp solo in base alla cedola significa fermarsi al numero più visibile e ignorare quello che davvero determina il risultato. E nei mercati, guardare il numero sbagliato costa caro.

Btp 3,95% o Btp 1,8%? Quale sta premiando gli investitori

È in questo contesto che il confronto tra due Btp a 15 anni diventa illuminante.

Da una parte c’è il titolo con cedola al 3,95%, che promette un flusso cedolare più generoso e un rendimento complessivo intorno al 50,8% a scadenza. Dall’altra c’è il Btp con cedola all’1,8%, scadenza marzo 2041, rendimento complessivo che si avvicina al 55%.

Una differenza non marginale. Negli ultimi due mesi il mercato ha già dato una risposta. Il Btp 2041, che a inizio gennaio quotava 75,18, oggi si muove intorno a 78,07. In termini percentuali significa quasi il 3,8% di rialzo. Su un investimento da 10.000 euro parliamo di circa 380 euro di guadagno lordo in conto capitale, a cui si aggiunge il rateo maturato.

Il Btp con cedola al 3,95% non ha avuto la stessa reazione.

La spiegazione non è nella cedola, ma nella struttura del titolo. Il Btp 1,8% quota ampiamente sotto la pari ed è più sensibile ai movimenti dei tassi. Quando i rendimenti scendono, il prezzo sale in modo più marcato. È l’effetto della duration, che negli ultimi mesi ha lavorato a favore di chi era posizionato sulla parte lunga della curva.

Ecco perché oggi il mercato non paga la cedola più alta. Paga chi capisce prima dove vanno i tassi.

Il vero nodo non è la cedola. È la duration

Finché i rendimenti scendevano, avere una duration elevata era un vantaggio. La discesa del decennale verso il 3,30% e l’appiattimento della curva hanno sostenuto i titoli oltre i dieci anni. Sulle scadenze lunghe si sono registrate performance tra il 3,5% e il 7% in poche settimane.

Ora però il quadro è diverso. I rendimenti sono già compressi, la volatilità è scesa, le aspettative sulla Bce sono relativamente stabili. Dunque gran parte dello scenario accomodante è già incorporata nei prezzi.

Questo significa che la stessa leva che ha permesso al Btp 2041 di guadagnare quasi 400 euro su 10.000 investiti può diventare un fattore di rischio se i tassi dovessero risalire anche solo di qualche decina di punti base. La duration è un moltiplicatore che funziona in entrambe le direzioni.

Chi oggi sceglie il Btp con cedola più bassa ma maggiore sensibilità ai tassi sta implicitamente scommettendo su ulteriori ribassi dei rendimenti o, quantomeno, su una loro stabilità prolungata. Chi preferisce una struttura più equilibrata accetta un rendimento potenziale inferiore in cambio di minore volatilità sul prezzo.

Non è una scelta tra 3,95% e 1,8%. È una scommessa su quello che farà l’economia nei prossimi mesi.

Se l’inflazione dovesse tornare a farsi sentire o la Bce irrigidire il tono, la parte lunga della curva pagherebbe il conto più alto. Se invece la crescita rallentasse davvero e i tassi scendessero ancora, i titoli più sensibili potrebbero continuare a sorprendere.

Il punto è che il mercato dei Btp si è già mosso e lo ha fatto in fretta. Chi era dentro ha beneficiato del rally. Chi entra ora deve chiedersi se sta inseguendo un movimento già avvenuto o se sta anticipando il prossimo.

Tutti guardano la cedola, pochi la duration. Ma è lì che si decide chi guadagna davvero.

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