Esistono tre aziende capaci di pagarti dividendi crescenti ogni singolo anno, senza interruzioni, da oltre mezzo secolo. E potrebbero continuare a farlo anche quando tu non sarai più al lavoro, quando il mercato crollerà di nuovo, quando la
prossima crisi geopolitica manderà tutto in frantumi.
Non sto parlando di titoli qualunque ma di colossi che hanno attraversato guerre, recessioni, crisi finanziarie e pandemie. E che hanno sempre, sempre mantenuto la promessa ai loro azionisti. ?
Le 3 macchine da dividendo che hanno sfidato mezzo secolo di storia
Le tre società di cui parliamo sono Coca-Cola, Chevron e Procter & Gamble. Tre nomi che conosci benissimo, ma che probabilmente non hai mai considerato davvero come parte strutturale del tuo patrimonio. E forse è proprio questo l’errore.
Coca-Cola rappresenta il caso di scuola del dividend aristocrat.
L’azienda paga dividendi crescenti da 55 anni consecutivi. Non parliamo di un dividendo qualunque: parliamo di una macchina svizzera che distribuisce cedole quattro volte l’anno, sempre negli stessi mesi (aprile, luglio, ottobre, dicembre), con una puntualità quasi maniacale. La crescita media a 5 anni si attesta al +4,33% annuo e con una capitalizzazione superiore ai $300 miliardi e un beta di 0,39, Coca-Cola rappresenta una delle ancore meno volatili che il mercato azionario possa offrire.
Il dividend yield attuale si colloca al 2,90%. Sì, c’è la doppia tassazione sui dividendi americani. Ma su un orizzonte di 20, 30, 40 anni, la crescita composta del dividendo potrebbe compensare ampiamente quel costo. E soprattutto, stiamo parlando di un’azienda il cui modello di business è talmente radicato nella quotidianità globale che difficilmente vedrebbe mai una crisi esistenziale.
Chevron: l’energia che paga anche quando il petrolio affonda
Passiamo a Chevron. Settore energetico. Più volatile, più esposto alla geopolitica, più sensibile al prezzo del petrolio ma anche incredibilmente resiliente. L’azienda ha mantenuto i dividendi consecutivamente per 55 anni e li ha aumentati per 38 anni di fila. Oggi offre un dividend yield del 4,66%, con una cedola annua di $6,84. La crescita media a 5 anni è del +5,96%, superiore a Coca-Cola. Il payout ratio è al 95%, quindi siamo al limite della copertura degli utili, ma la storia dimostra che Chevron sarebbe riuscita a mantenere questo equilibrio anche nelle fasi più difficili del ciclo energetico. Una crescita vicina al 100% in poco più di dieci anni.
Procter & Gamble: la fortezza difensiva che nessuno vuole vendere
E poi c’è Procter & Gamble. Forse la più difensiva delle tre. Un’azienda che vende prodotti che utilizziamo tutti i giorni, in oltre 180 paesi. Shampoo, dentifrici, detersivi, pannolini, rasoi. Beni di consumo essenziali che non smettono di essere acquistati nemmeno durante le recessioni. P&G paga dividendi crescenti da oltre 60 anni. Il dividend yield è al 2,90%, con un payout ratio del 59% che lascia margini di sicurezza ampi.
leggi anche
Se il FMI ha ragione, la curva dei tassi diventerà un problema per i risparmiatori italiani
Cosa hanno in comune queste tre giganti
Queste tre società condividono caratteristiche comuni: capitalizzazione enorme (tutte sopra i $295 miliardi), beta basso (tra 0,38 e 0,67), settori difensivi o essenziali, leadership globale indiscussa. Ma soprattutto condividono una cultura aziendale che mette il dividendo al centro della relazione con gli azionisti. Non parliamo di aziende che distribuiscono utili quando «avanza qualcosa». Parliamo di aziende che considerano il dividendo una priorità strategica, al pari degli investimenti e della crescita.
Il nodo della doppia tassazione: quanto pesa davvero
Il punto critico, però, resta la doppia tassazione. Sui dividendi americani, un investitore italiano paga prima il 15% trattenuto alla fonte e poi il 26% residuo in Italia. Questo riduce l’efficienza fiscale rispetto a un BTP o a un dividendo di Piazza Affari. Ma su orizzonti temporali molto lunghi, la crescita composta del capitale e del dividendo potrebbe più che compensare questo svantaggio. Soprattutto se confrontata con la staticità di alcune cedole italiane o con la volatilità di certi settori domestici.
La scelta che richiede pazienza, non fortuna
Non esiste l’investimento perfetto. Non esiste il titolo che ti proteggerà da tutto. Ma esistono aziende che hanno dimostrato, nei fatti, di essere capaci di attraversare decenni senza mai tradire i loro azionisti.
La domanda vera non è se questi titoli siano «buoni». La domanda è: sono pronto a gestire tutte le oscillazioni che potrebbero arrivare con le azioni? Il mercato potrebbe crollare domani. L’inflazione potrebbe risalire. La geopolitica potrebbe esplodere di nuovo. Ma queste società sono comunque riuscite in passato a distribuire dividendi.