A Wall Street le azioni AI mostrano segnali di apparente affaticamento. Dopo mesi di euforia, i titoli dell’intelligenza artificiale rallentano, come se il mercato avesse improvvisamente bisogno di tirare il fiato. Nvidia continua a correre più veloce di chiunque altro, mostrando numeri da capogiro e una domanda che supera ancora la capacità produttiva. Eppure basta una sola indiscrezione (Meta che valuta miliardi di investimenti sui chip Google) per far vacillare anche il gigante assoluto dell’hardware AI.
Il paniere monitorato da Wolfe Research scivola sotto il Russell 3000, mentre nomi come Microsoft, Oracle e Meta entrano in una fase di ipervenduto. Segnali isolati? O i primi scricchiolii di un settore arrivato al limite dell’accelerazione?
È proprio in questo scenario di affaticamento, quasi di incertezza collettiva, che arriva la notizia più inattesa dell’anno: in Cina, una società appena quotata vola oltre il +400% nel giorno del debutto. E molti, senza neppure rendersene conto, iniziano a chiamarla “la nuova Nvidia”.
Non è un eccesso di entusiasmo. È una linea di frattura.
Perché tutti parlano di Moore Threads, la “nuova Nvidia”
Moore Threads non è semplicemente l’ennesima startup cinese del settore tech. È il simbolo di un cambio di equilibrio che da mesi aleggia sul mercato dei chip, un settore in cui la concorrenza globale si misura in nanometri e in miliardi investiti in ricerca e sviluppo. Il debutto esplosivo a Shanghai riflette la strategia di un produttore di GPU che ha deciso di sfidare il predominio di Nvidia proprio sul terreno più strategico dell’intelligenza artificiale.
L’azienda, con sede a Pechino e fondata da ex ingegneri Nvidia, lavora su chip progettati per l’addestramento dei modelli AI e per l’inferenza, la fase in cui un sistema già addestrato genera risposte. Due segmenti che oggi alimentano l’intero boom dell’AI.
Secondo fonti interne all’industria dei semiconduttori, la Cina potrebbe anticipare di oltre un anno lo sviluppo di GPU domestiche equivalenti alle A100, un’ipotesi che fino a pochi mesi fa sembrava impossibile.
Nel prospetto di quotazione, Moore Threads promette di accelerare lo sviluppo di GPU di nuova generazione grazie ai proventi dell’IPO, puntando a colmare il gap tecnologico con i giganti americani e a inserirsi nelle catene di fornitura dei data center cinesi.
Ma c’è anche un altro motivo per cui tutti la stanno osservando con attenzione: il contesto geopolitico. Le restrizioni USA hanno bloccato l’arrivo in Cina dei chip Nvidia più avanzati. Pechino, di risposta, ha iniziato a favorire in modo aggressivo le startup locali. Moore Threads, insieme a Huawei, Cambricon e ai nuovi player come Enflame e Biren, rappresenta il tentativo più concreto di costruire un ecosistema domestico indipendente dall’Occidente.
In un mercato in fortissima crescita, l’IPO di Moore Threads è il segnale che la partita dell’AI sta entrando in una nuova fase. E stavolta i protagonisti non sono solo quelli che Wall Street conosce da anni.
Come investire nelle società AI cinesi in modo semplice e senza farsi male
Per chi guarda con curiosità al boom dell’AI cinese, il primo passo è capire come entrarci davvero. Le società quotate a Hong Kong sono la porta più immediata: si acquistano tramite i principali broker europei, con la stessa facilità con cui si comprano titoli USA. Qui l’operatività è lineare, le commissioni trasparenti e non servono procedure particolari.
Quando invece parliamo di Shanghai o Shenzhen, la strada cambia.
E Moore Threads è quotata proprio sullo STAR Market di Shanghai.
Il mercato è più chiuso e l’accesso diretto per gli investitori stranieri è limitato. L’unico canale pratico è lo Stock Connect via Hong Kong, disponibile solo su alcuni intermediari. Se il broker non lo supporta, il titolo non è acquistabile. Ecco perché, prima ancora di analizzare un bilancio, bisogna verificare se il proprio conto titoli consente di operare su quel mercato.
Per chi preferisce evitare ostacoli e burocrazia, la via più semplice resta quella degli ETF e dei fondi sui semiconduttori asiatici o sulla tecnologia cinese. Espongono al settore senza il rischio di inseguire un singolo titolo ipervolatile.
L’unica regola che vale sempre è ricordare che la Cina offre opportunità enormi, ma anche regole diverse, rischi diversi e reazioni di mercato più improvvise. Dunque, la domanda non è se investire nell’AI cinese. La domanda è quanto rischio siamo disposti a sopportare per partecipare al prossimo ciclo tecnologico globale.
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