Queste 2 società avranno problemi per colpa dei dazi

Tommaso Scarpellini

6 Maggio 2025 - 18:48

Due titoli in particolare crollano in Borsa dopo l’ipotesi di dazi del 100% sui film esteri lanciata da Trump. Le nuove tariffe minacciano i giganti globali dell’intrattenimento.

Queste 2 società avranno problemi per colpa dei dazi

E se ti dicessi che, alla fine, saranno proprio le società che sembrano essere le meno impattate dalle tariffe a risultare tra le più sensibili?

Sembra un paradosso, ma è quanto sta accadendo dopo le dichiarazioni di Donald Trump. Il presidente ha infatti proposto l’introduzione di dazi del 100% sui film prodotti all’estero, in un’ottica di rilancio della produzione cinematografica americana.

A dispetto del tono a tratti ironico di alcune dichiarazioni pubbliche, il mercato ha preso molto sul serio la notizia, penalizzando in particolare due giganti dell’intrattenimento.

Netflix e Disney.

Dazi e Hollywood: un matrimonio forzato?

L’incontro tenutosi tra Donald Trump e l’attore Jon Voight, nominato «ambasciatore di Hollywood», era partito con l’intento di trovare strategie per sostenere la produzione nazionale. Ma le successive dichiarazioni su tariffe punitive hanno colto molti di sorpresa. L’idea di dazi del 100% su film stranieri ha sollevato interrogativi concreti, e ironie sul web: “Come gireresti Salvate il soldato Ryan solo negli Stati Uniti?”.

E sebbene al momento non ci sia ancora una decisione ufficiale, la reazione dei mercati non si è fatta attendere. I titoli legati al settore dell’intrattenimento, che fino a pochi giorni fa performavano bene nonostante la debolezza generale del mercato, hanno subito una brusca frenata.

1) Netflix

Netflix è considerata una delle aziende più globali del comparto tech-media. Il suo vantaggio competitivo (MOAT), è proprio l’approccio internazionale alla produzione e distribuzione di contenuti: serie girate in Spagna, Corea, India, Francia... l’appeal globale è la chiave del successo. Ecco perché l’ipotesi di dazi sui prodotti audiovisivi esteri rappresenta un vero e proprio colpo basso.

La reazione è stata immediata: le azioni NFLX hanno perso oltre il 2% nelle contrattazioni post-market, proprio mentre stavano toccando nuovi massimi storici. Il messaggio del mercato è chiaro: anche un leader globale può soffrire se cambia lo scenario normativo.

NFLX, 1D NFLX, 1D Grafico a candele giornaliere di NFLX. Fonte: baha.com

Disney

Disney, invece, sta vivendo un momento più complesso da tempo. Dopo anni di contrazione nei fondamentali, il gruppo deve ora affrontare anche il rischio tariffario. Sebbene la casa di Topolino sia ancora un colosso nell’immaginario collettivo, la realtà economica è più difficile: la produzione di contenuti in USA è diminuita del 30% dagli anni 2000, e le delocalizzazioni sono diventate prassi anche per Disney.

Le nuove tariffe, se confermate, non avrebbero un effetto immediatamente positivo: anzi, rischiano di pesare ulteriormente sui costi e rallentare la produzione nel breve. Le azioni DIS hanno reagito male alle notizie, registrando un calo che riflette il pessimismo degli investitori anche sulle prospettive future.

DIS, 1D DIS, 1D Grafico a candele giornliere del titolo DIS. Fonte: baha.com

Sebbene l’obiettivo politico sia quello di rilanciare la produzione americana, i mercati stanno già scontando un impatto negativo per i grandi player internazionali. Paradossalmente, proprio chi sembrava più forte potrebbe diventare il più esposto. E il mercato, ancora una volta, è stato più veloce delle decisioni ufficiali.

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