Questa startup europea da 11 miliardi vuole sfidare Audible e Spotify con audiolibri letti dall’AI

P. F.

26 Maggio 2026 - 16:28

Questa startup europea sfida Audible e Spotify nel mercato degli audiolibri con 200.000 titoli in licenza da grandi editori e voci sintetiche personalizzabili al posto degli attori.

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Il mercato degli audiolibri ha finora avuto due padroni, Amazon con Audible e Spotify. Adesso, però, si presenta uno sfidante. Si tratta di ElevenLabs, società londinese di intelligenza artificiale vocale valutata 11 miliardi di dollari dopo il round da 500 milioni guidato da Sequoia Capital lo scorso febbraio, che ha ottenuto in licenza 200.000 titoli da editori come HarperCollins, Blackstone Publishing e Vinci Books.

La società britannica offre audiolibri narrati da voci umane ma, su una parte di essi, l’ascoltatore potrà selezionare anche la voce sintetica. Con questa offerta, ElevenLabs conta di farsi spazio tra i due colossi.

Audiolibri letti dall’AI, la scommessa contro Audible e Spotify

Sul piano commerciale, ElevenLabs non ha inventato nulla di nuovo e ricalca da vicino la formula dei concorrenti. I titoli appena acquisiti finiranno in ElevenReader, l’app di lettura della società, che già oggi permette di caricare un documento o una pagina web e farseli leggere da una voce AI. Per gli audiolibri letti dall’AI su licenza il prezzo è di 11 dollari al mese (circa 9,50 euro), con un tetto di 20 ore di ascolto. Spotify, a titolo di paragone, ne offre 15 ai suoi abbonati premium a 12,99 (circa 11,20 euro) dollari mensili, mentre il piano più economico di Audible costa 8,99 dollari (circa 7,70 euro) al mese per un solo libro.

A distinguere l’offerta è la possibilità, su alcuni titoli, di sostituire la voce dell’attore umano con una delle voci sintetiche dell’azienda, oggi mille in sedici lingue diverse. Ed è qui che si misura l’ambizione vera del progetto: diventare l’app vocale unica a cui l’utente si rivolge per ogni esigenza di lettura, con la libertà di personalizzare il libro a proprio piacimento.

Il nodo dei grandi editori

Il punto debole della mossa sta nel catalogo. Qualche editore è stato portato a bordo da ElevenLabs, ma all’appello mancano ancora i più grandi del mondo. Jack McDermott, mobile growth lead dell’azienda, ha provato a ridimensionare il problema spiegando in un’intervista che, nonostante non tutti i maggiori editori siano ancora presenti nel catalogo, la società collabora comunque già con molti di loro per la produzione degli audiolibri.

Resta il fatto che la concorrenza è agguerrita. Audible e Spotify si stanno espandendo a livello globale e mettono sul piatto cataloghi più ampi, anche dove il prezzo è più alto. E c’è un dettaglio che pesa: proprio mentre annunciava il suo ingresso nel mercato, ElevenLabs ha siglato un’intesa con Spotify per portare le proprie voci artificiali nel back-end della piattaforma riservato agli autori, che potranno usarle per narrare le loro storie. Un accordo che, paradossalmente, finisce per rafforzare l’ascolto sul servizio rivale.

Perché l’AI-narrazione non ha ancora sfondato

Sul fronte della qualità il settore continua a fare i conti con un limite preciso. Su Audible i titoli letti dalla voce virtuale di Amazon hanno superato quota 50.000, eppure le recensioni degli ascoltatori tendono a bocciare il narratore sintetico, giudicato privo di emozione soprattutto nei romanzi sentimentali. Non sorprende che gli editori disposti a portare sul mercato un libro con narrazione artificiale dedichino molto tempo a verificare che il risultato sia all’altezza: la loro reputazione dipende dalla qualità.

Il problema tecnico emerge soprattutto sulla distanza. Secondo diversi editori, le voci generate da software suonano bene finché leggono per un tempo limitato, poi dopo qualche ora di ascolto le crepe iniziano ad aprirsi. L’opportunità economica, però, esiste eccome. Spotify ha dichiarato di essere sulla buona strada per incassare 100 milioni di dollari di ricavi ricorrenti annui solo dagli utenti che acquistano più di 15 ore di audiolibri al mese. È la dimensione di un mercato che ElevenLabs ha deciso di non lasciare ai due colossi, scommettendo che una personalizzazione spinta possa valere più di un catalogo completo.