Questa startup AI aiuta le squadre di calcio a scovare talenti nascosti

P. F.

22 Dicembre 2025 - 13:25

aiScout è un’app inglese che permette ai giovani talenti del calcio di effettuare provini online. La piattaforma, gratuita e disponibile in tutto il mondo, punta a rivoluzionare lo scouting sportivo.

Questa startup AI aiuta le squadre di calcio a scovare talenti nascosti

Una startup di Londra punta a cambiare le regole dello scouting calcistico, rendendo l’individuazione dei talenti più accessibile e meno legata a reti di contatti, visibilità locale e occasioni casuali. L’obiettivo è “democratizzare” l’accesso ai provini professionistici attraverso un’applicazione mobile.

L’app, chiamata aiScout, è gratuita e disponibile in tutto il mondo. Consente ai giovani calciatori di partecipare a selezioni virtuali caricando video realizzati in autonomia, nei quali eseguono una serie di esercizi tecnici e atletici.

Le prove disponibili sono 75 e coprono un ampio spettro di abilità, dalla tecnica individuale alla velocità, fino alla coordinazione e al controllo del pallone. Ogni esercizio è accompagnato da video dimostrativi che guidano l’utente nell’esecuzione corretta.

Una volta caricati i filmati, le prestazioni vengono analizzate e valutate automaticamente da un sistema di intelligenza artificiale. I dati confluiscono poi in un database consultabile dai club professionistici, che possono individuare profili potenzialmente interessanti e affinare la ricerca attraverso diversi filtri, come età, genere e ruolo in campo.

Le collaborazioni con i club di Premier League

Attualmente aiScout collabora con due club britannici di Premier League, la massima serie del campionato inglese di calcio: Chelsea Football Club e Burnley Football Club. Le società possono personalizzare i provini all’interno della piattaforma in base alle proprie esigenze e fissare standard di riferimento facendo svolgere gli stessi esercizi anche ai giocatori delle rispettive accademie.

Mettiamo i dati al centro per aiutare gli osservatori a usare meglio il loro tempo”, spiega Richard Felton-Thomas, COO di ai.io, l’azienda che ha sviluppato l’app. “Se uno scout sa già che in una partita ci sono giocatori che superano gli standard del suo club, può concentrare lì la propria attenzione”.

Per alcuni giovani calciatori, il sistema ha già prodotto risultati concreti. È il caso di Ben Greenwood, che non aveva mai sostenuto un provino con un club professionistico prima di scaricare l’app nel 2019. Dopo aver caricato i suoi video, a 17 anni ha ottenuto un test con il Chelsea, diventando così il primo utente di aiScout a essere convocato da una squadra professionistica. Nel 2021 ha poi firmato un contratto con il Bournemouth.

I numeri della piattaforma e la crescita attesa

Durante la fase di test, l’app è stata utilizzata da giocatori provenienti da 125 Paesi. In totale, 135 calciatori sono stati provinati o ingaggiati da club professionistici o nazionali attraverso la piattaforma.

Oggi il database conta oltre 100.000 profili, ma la sua crescita è destinata ad accelerare: oltre 100 club sono pronti ad aderire al progetto e lo scorso maggio è stata annunciata una partnership pluriennale con la Major League Soccer statunitense. L’obiettivo è arrivare, nel breve periodo, al milione di utenti.

La principale fonte di ricavi di aiScout arriva dalle licenze vendute ai club. I costi annuali variano in base alle dimensioni della società e agli strumenti richiesti: per i club di prima fascia si parla di cifre a sei zeri, mentre le realtà più piccole possono accedere alla piattaforma con investimenti molto più contenuti.

Tecnologia e scouting: evoluzione, non sostituzione

L’uso di tecnologie avanzate nello sport è in costante crescita, tra analisi dei dati, intelligenza artificiale e dispositivi indossabili per gli atleti. In questo contesto, è inevitabile chiedersi se il ruolo degli scout tradizionali sia destinato a ridimensionarsi. Per Felton-Thomas, però, il punto non è sostituire l’uomo, ma affiancarlo:

“Non è una rivoluzione, ma un’evoluzione. L’intelligenza artificiale non può dirti come un giocatore reagisce alla pressione, a una sconfitta o a un errore grave durante una partita.”

La tecnologia, spiega l’azienda, serve soprattutto a rendere il lavoro degli osservatori più rapido ed efficace, offrendo allo stesso tempo nuove opportunità ai giocatori. Il calcio resta il fulcro del progetto, ma lo sguardo è già rivolto al futuro. In prospettiva, soluzioni simili potrebbero essere applicate anche ad altri sport e persino a settori diversi, dall’analisi dei movimenti a distanza alle valutazioni fisiche in ambito sanitario, militare o nei servizi di emergenza.

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