Questa società investe $5,4 miliardi per entrare nell’AI europea

Claudia Cervi

8 Ottobre 2025 - 14:55

Una partnership tra Europa e Giappone rilancia la corsa all’AI. Ecco l’azienda europea che punta a una crescita media del 6-8% nei prossimi anni.

Questa società investe $5,4 miliardi per entrare nell’AI europea

L’intelligenza artificiale è la nuova corsa all’oro. Non miniere, ma algoritmi, chip e robot capaci di apprendere. Oggi chi controlla l’AI controlla anche una parte sempre più ampia dell’economia mondiale. In testa restano gli Stati Uniti, con colossi come OpenAI, Google e Nvidia. Subito dietro la Cina, che con Baidu e Alibaba punta a costruire un ecosistema tecnologico autosufficiente.

E l’Europa? Per anni rimasta spettatrice, ora si scopre terreno di conquista e laboratorio strategico per la nuova generazione di intelligenze artificiali. Il Vecchio Continente ha qualcosa che altri non hanno: una tradizione industriale radicata, regole severe sul digitale e un approccio più “umano” all’innovazione. È qui che si gioca la partita dell’AI fisica, la fusione tra cervello artificiale e corpo robotico.

La liquidità tornata a circolare dopo i tagli ai tassi d’interesse si sta spostando proprio in questa direzione, dove tecnologia e industria si incontrano. E tra i protagonisti che hanno fiutato per primi la scia del prossimo boom, spicca un colosso giapponese pronto a scommettere 5,4 miliardi di dollari sull’intelligenza artificiale europea.

SoftBank investe $5,4 miliardi per entrare nell’AI europea

La decisione del Ceo di SoftBank di investire 5,4 miliardi di dollari nell’AI europea è una vera e propria dichiarazione di intenti che potrebbe anticipare nuovi equilibri futuri a livello mondiale. Masayoshi Son parla di “super intelligenza artificiale”, che unisce intelligenza e fisicità, per creare sistemi capaci non solo di pensare, ma anche di agire. È la stessa filosofia che guidò, più di dieci anni fa, la nascita di “Pepper”, il robot umanoide francese che tentò di portare l’intelligenza artificiale tra le persone comuni.

L’acquisto della divisione robotica di ABB, colosso svizzero dell’ingegneria industriale, segna dunque l’ingresso ufficiale del conglomerato giapponese nel cuore dell’AI europea.

L’accordo, ancora in attesa del via libera regolatorio, mette fine all’idea di ABB di scorporare la propria divisione robotica in una società indipendente. Per l’azienda elvetica significa valorizzare subito un asset strategico e liberare risorse per gli azionisti. Per SoftBank, invece, è l’occasione per fondere la sua visione sull’AI con l’eccellenza ingegneristica europea.

Conviene investire sulle azioni ABB?

L’operazione con SoftBank accende dunque i riflettori su ABB, una delle aziende europee più solide e globali nel settore dell’automazione industriale. Quotata al SIX Swiss Exchange, la società svizzera è da tempo considerata un barometro dell’industria europea, con interessi nei settori dell’energia, della mobilità e delle infrastrutture digitali.

La vendita della divisione robotica a SoftBank rappresenta per ABB un modo per creare valore immediato per gli azionisti e, al tempo stesso, concentrarsi su segmenti a maggiore redditività. Nel 2024 questa unità ha generato ricavi per 2,3 miliardi di dollari, pari al 7% del fatturato complessivo.

L’accordo con SoftBank dovrebbe chiudersi tra metà e fine 2026, liberando risorse importanti per finanziare la nuova strategia di ABB.

Grafico azioni ABB Grafico azioni ABB Fonte Tradingview

Secondo Citi, la vendita della divisione robotica è un’operazione a premio. L’enterprise value fissato a 5,375 miliardi di dollari supera di oltre il 50% la precedente valutazione di mercato, stimata intorno ai 3,5 miliardi. Per la banca d’affari, è un passo che va letto in chiave positiva, soprattutto in vista del Capital Markets Day del 18 novembre, quando ABB potrebbe rivedere al rialzo i propri obiettivi di redditività. Gli analisti si aspettano un margine operativo tra il 18% e il 21% e una crescita media annua delle vendite (CAGR) compresa tra il 6 e l’8%, a conferma di un profilo più snello e profittevole.

Citi stima inoltre che, dopo la chiusura dell’operazione, il gruppo disporrà di una posizione di cassa netta di 3,4 miliardi di dollari entro la fine del 2025, pari a 0,5 volte l’Ebitda. Un tesoretto che potrebbe tradursi in nuovi buyback o in acquisizioni mirate per rafforzare le aree più strategiche, come l’elettrificazione e l’automazione industriale.
La raccomandazione di Citi è “Buy” con un target price a 62 franchi svizzeri, ma con spazio per ulteriori rivalutazioni.

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