Quella banca italiana nei guai? Ecco come sarà salvata (e quanto costerà)

Laura Naka Antonelli

27/01/2026

Salvataggio di questa banca italiana (altra saga del settore) in arrivo. C’è chi sforna numeri da far accapponare la pelle.

Quella banca italiana nei guai? Ecco come sarà salvata (e quanto costerà)

Un salvataggio, quello per questa banca italiana da tempo a rischio di fallimento, da far accapponare la pelle. È quello che è stato deciso, sulla scia dell’ok arrivato dall’FITD (Fondo interbancario di tutela dei depositi), per garantire la sopravvivenza di Banca Progetto, scongiurandone la liquidazione.

Indiscrezioni sul costo che l’intero sistema bancario dovrà sostenere sono state riportate oggi da alcuni quotidiani italiani, in primis da Il Sole 24 Ore e da Il Messaggero.

Salvataggio Banca Progetto, il ruolo dell’FITD e delle cinque banche italiane più importanti

In particolare Il Messaggero ha parlato di una “manovra monstre, orchestrata dalle prime cinque grandi attrici del credito italiano, ovvero dalle banche italiane Intesa SanPaolo, UniCredit, BPER, MPS-Monte dei Paschi di Siena, Banco BPM. Tutte sostenute dal Fondo interbancario di tutela dei depositi.

In soldoni, la manovra per cercare di risollevare Banca Progetto vale, scrive il quotidiano romano, circa 6,5 miliardi di euro, e prevede tre atti:

Primo atto: la cessione del portafoglio NPE di Banca Progetto, ovvero delle sue esposizioni non performing, per un valore di 2,5 miliardi di euro a un Fondo di investimento alternativo (FIA). Questo Fondo sarà sottoscritto al 50% da Amco, scrive Il Messaggero, ricordando che Amco è la società che fa capo al Tesoro, e per l’altro 50% dalle cinque grandi banche italiane su citate, ovvero da UniCredit, Intesa, Banco BPM, BPER, MPS. A gestire questo fondo sarà Amco.

Secondo atto: La mossa successiva sarà la cartolarizzazione del portafoglio performing, la cui componente senior sarà sottoscritta da Banca Progetto per un valore di 2,2 miliardi. Un altro miliardo sarà sottoscritto da Mediocredito centrale, altro istituto del MEF. Il valore della cartolarizzazione del portafoglio performing sarà dunque di circa 3,2 miliardi.

Terzo e ultimo atto: L’intervento finale implica la ricapitalizzazione di Banca Progetto che vedrà l’FITD iniettare 750 milioni di euro. Successivamente il Fondo interbancario di tutela dei depositi cederà il 90% alle cinque banche italiane a “un prezzo quasi simbolico, mantenendo il 10% ”, precisa ancora il Messaggero.

Diverse le cifre che erano circolate dopo l’annuncio arrivato dalla stessa Banca Progetto, relativo a una operazione in corso di definizione.

Il ruolo dell’FITD e il commento degli analisti sugli effetti sulle 5 banche italiane coinvolte

Il maxi intervento vede dunque dunque attori del salvataggio da un lato UniCredit, MPS, Banco BPM, BPER e Intesa SanPaolo, a cui saranno praticamente rifilati pezzi di Banca Progetto, e dall’altro il Fondo interbancario di tutela dei depositi che e è, ricordiamo, come si legge nel sito a esso dedicato, “un consorzio di diritto privato, costituito nel 1987 su base volontaria e divenuto successivamente obbligatorio, che garantisce i depositi in caso di liquidazione di una banca aderente fino a €100.000 per depositante e per banca con le risorse fornite dal settore bancario”. In tutto sono 123 le banche consorziate.

A parlare della banca italiana finita nei guai e ora pronta per essere salvata una nota di Equita, che ha riassunto le indiscrezioni sia de Il Messaggero che de Il Sole 24 Ore, quotidiani che hanno dato la notizia dell’approvazione dello schema di salvataggio da parte dell’FITD al fine di evitare la liquidazione dell’istituto di credito.

Nel far riferimento al processo di derisking, la nota della SIM ha riportato che la cessione degli NPE per un valore di €2,5 miliardi avverrà al 70% del valore nominale, aggiungendo che “il trasferimento dei crediti deteriorati, con relativo deconsolidamento, permetterà il rafforzamento dei coefficienti patrimoniali della banca ”.

Così Equita:

Nel complesso, le risorse impiegate dal sistema bancario per il salvataggio dovrebbero ammontare per €750 milioni in capo al FITD e circa €900 milioni direttamente alle cinque banche anchor. È tuttavia ragionevole attendersi il recupero di una quota significativa nel medio termine, grazie all’attività di gestione e recupero dei crediti deteriorati”.

Equita ha dato rassicurazioni sulle conseguenze che l’operazione avrà sui coefficienti patrimoniali delle cinque banche italiane coinvolte, sottolineando di non prevedere “impatti immediati.

Detto questo, la SIM ha aggiunto che “non si può tuttavia escludere la necessità di contribuzioni addizionali al FITD per il ripristino delle risorse impiegate”.

Sembra destinata a concludersi così, con un costo a carico del sistema bancario, e con una operazione che ha per oggetto miliardi di prestiti - tra quelli che prendono la forma di crediti deteriorati e quelli del portafoglio performing - la saga di Banca Progetto.

Si tratta della stessa banca che l’ex CEO Paolo Fiorentino, in data 24 ottobre 2024, aveva blindato quando era arrivata la notizia del provvedimento di amministrazione giudiziaria da parte dei giudici della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano: notizia che aveva fatto tremare i clienti, che si erano chiesti fino a che punto l’istituto fosse davvero sicuro.

Non c’è commissariamento”, aveva detto Fiorentino, che avrebbe rassegnato poi le dimissioni. Il commissariamento di Banca Progetto ci sarebbe poi stato agli inizi del 2025.

Quanto costa davvero il salvataggio?

Per quanto riguarda il costo del salvataggio, va fatto notare che sui giornali circolano diverse cifre.

A fronte dei 6,5 miliardi di euro di cui parla Il Messaggero, ci sono diversi altri articoli che indicano la cifra di 750 milioni di euro.

Il motivo è così spiegato. La cifra dei 750 milioni corrisponde all’intervento diretto del FITD (ricapitalizzazione). Chi, come il quotidiano di Roma, fa riferimento ai 6,5 miliardi, si riferisce invece al valore dell’intera operazione, comprensivo di cartolarizzazioni di crediti, di derisking, di ricomposizione degli attivi.

Va ricordato che la maxi operazione su Banca Progetto non ricade direttamente sui contribuenti, ma sul sistema bancario, attraverso il FITD.

Tuttavia, come spesso accade, i costi di sistema rischiano di riflettersi indirettamente su clienti e imprese, in quanto le banche che contribuiscono a questi tipi di salvataggi, in caso di esborsi troppo esosi e di nuovi contributi al Fondo interbancario di tutela dei depositi, possono decidere di trasferire parte dei costi su commissioni e condizioni per l’erogazione del credito o, anche, nei casi peggiori, restringendo l’offerta del credito.

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