Hai iniziato a lavorare dopo il 1996? Ecco come verrà calcolata la tua pensione e di che importo si tratta.
Nei giorni scorsi il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, ha posto l’attenzione sul sistema contributivo, riconoscendone l’importante contributo dato per garantire sostenibilità al sistema previdenziale ma al tempo stesso ricordando come gli importi degli assegni in questo caso siano profondamente influenzati dall’andamento del mercato del lavoro.
Questo perché il sistema contributivo per il calcolo della pensione tiene conto principalmente dei contributi versati, i quali a loro volta dipendono da quanto guadagnato nel corso della carriera: guadagni più elevati garantiscono solitamente assegni di pensione migliori, per quanto poi ci siano altri fattori che incidono come ad esempio l’età di pensionamento.
Sistema contributivo che, ricordiamo, si applica per la parte di contributi successiva al 31 dicembre 1995: per chi ha iniziato a lavorare, o meglio a versare contributi, successivamente a questa data, quindi, la pensione viene calcolata interamente con questo metodo.
A tal proposito, visto che questo è un metodo che progressivamente riguarderà sempre più persone, con un passaggio integrale al sistema contributivo atteso per il 2040, ecco una serie di esempi che ci fanno capire quanto spetta di pensione con questo metodo di calcolo a seconda di quanto guadagnato nel corso della carriera e dell’età di pensionamento.
Come funziona il sistema contributivo
Prima di tutto dobbiamo fare chiarezza su come funziona il metodo contributivo che verrà utilizzato per calcolare gran parte della pensione, se non tutta, di chi smetterà di lavorare nei prossimi anni.
Prima di tutto bisogna approfondire il concetto di montante contributivo, ossia quello strumento in cui vengono messi da parte tutti i contributi versati dal lavoratore.
In ogni busta paga, infatti, c’è una parte che viene trattenuta e versata all’Inps, pari al 9,19% per i lavoratori dipendenti del settore privato e all’8,80% per i dipendenti pubblici. A questa se ne aggiunge un’altra parte a cui contribuisce il datore di lavoro, arrivando così al 33%.
È questa, quindi, il contributo che ogni lavoratore dipendente dà alla propria pensione del futuro, con lo Stato che a sua volta garantisce una rivalutazione degli importi versati attraverso un meccanismo che tiene conto dell’inflazione registrata negli anni.
I contributi accantonati e rivalutati fanno parte appunto del montante contributivo, quel “tesoretto” con cui il lavoratore si presenta nel momento del pensionamento. Ma in che modo questo viene trasformato in pensione? Attraverso l’applicazione di un apposito coefficiente, una percentuale che varia a seconda dell’età in cui si smette di lavorare. Più si va tardi in pensione, infatti, e più il coefficiente è elevato, proprio per incentivare il lavoratore ad andarci più tardi.
Di seguito i coefficienti di trasformazione in vigore nel 2026, ma attenzione perché per il prossimo anno è atteso un aggiornamento come avviene ogni biennio. Anche i coefficienti di trasformazione, come l’età di pensionamento, sono infatti soggetti all’adeguamento con le speranze di vita.
| Età | Divisori | Valori |
|---|---|---|
| 57 | 4,204% | |
| 58 | 4,308% | |
| 59 | 4,419% | |
| 60 | 4,536% | |
| 61 | 4,661% | |
| 62 | 4,795% | |
| 63 | 4,936% | |
| 64 | 5,088% | |
| 65 | 5,250% | |
| 66 | 5,423% | |
| 67 | 5,608% | |
| 68 | 5,808% | |
| 69 | 6,024% | |
| 70 | 6,258% | |
| 71 | 6,510% |
Quanto spetta di pensione per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996
Chi ha iniziato a lavorare interamente dopo il 1996, come pure chi rientra nel computo della Gestione Separata, avrà la pensione calcolata interamente con il sistema contributivo.
Fare il calcolo è molto semplice:
- si considera quanto guadagnato ogni anno, l’importo lordo, e se ne accantona il 33%;
- si sommano tutti i contributi versati ogni anno;
- sull’importo risultante si applica il coefficiente di trasformazione previsto in base all’età di pensionamento.
Questa è una procedura semplificata in quanto non tiene conto della rivalutazione, non prevedibile in anticipo, ma comunque utile per farsi un’idea di quanto spetta con il contributivo.
Per capire meglio come funziona il calcolo della pensione con il sistema contributivo, possiamo fare alcuni esempi pratici.
Prendiamo il caso di un lavoratore dipendente che ha percepito per tutta la carriera una retribuzione lorda annua di 25.000 euro e ha lavorato per 35 anni. Ogni anno, ai fini pensionistici, viene accantonato il 33% della retribuzione, quindi 8.250 euro. In 35 anni il montante contributivo, senza considerare la rivalutazione, arriva a 288.750 euro.
A questo punto bisogna applicare il coefficiente di trasformazione previsto in base all’età di uscita. Se il lavoratore va in pensione a 67 anni, con il coefficiente del 5,608%, la pensione annua lorda sarà pari a circa 16.190 euro, ossia circa 1.245 euro lordi al mese considerando 13 mensilità. Se invece lo stesso lavoratore smette di lavorare a 64 anni, il coefficiente scende al 5,088% e la pensione si ferma a circa 14.690 euro lordi l’anno, pari a circa 1.130 euro lordi al mese.
Un secondo esempio può riguardare un lavoratore con una retribuzione media più alta, pari a 35.000 euro lordi l’anno, sempre con 35 anni di contributi. In questo caso, il 33% accantonato ogni anno è pari a 11.550 euro e il montante contributivo semplificato arriva a 404.250 euro.
Con un pensionamento a 67 anni, applicando il coefficiente del 5,608%, la pensione annua lorda sarebbe di circa 22.670 euro, cioè circa 1.744 euro lordi al mese su 13 mensilità. Se invece l’uscita avvenisse a 70 anni, con un coefficiente del 6,258%, l’assegno salirebbe a circa 25.300 euro lordi l’anno, pari a circa 1.946 euro lordi al mese.
C’è poi il caso, molto frequente, di chi ha avuto una carriera più fragile o discontinua. Immaginiamo un lavoratore con una retribuzione media di 18.000 euro lordi l’anno e 30 anni di contributi. In questo caso l’accantonamento annuo è pari a 5.940 euro e il montante contributivo, sempre senza rivalutazione, arriva a 178.200 euro.
Con il pensionamento a 67 anni, la pensione annua lorda sarebbe di circa 9.993 euro, quindi circa 769 euro lordi al mese per 13 mensilità.
È un esempio che mostra il limite più evidente del sistema contributivo: carriere brevi, stipendi bassi e periodi senza contribuzione si traducono in assegni molto più bassi, a cui si aggiunge poi il fatto che a coloro che rientrano interamente nel contributivo è preclusa la possibilità di godere dell’integrazione al trattamento minimo.