Quanto rendono 5.000 euro sulle nuove serie di buoni fruttiferi postali a 4 anni?

Stefano Vozza

10 Agosto 2026 - 16:02

Carrellata di rendimenti, di condizioni e di potenziali guadagni a scadenza sui buoni a 4 anni dopo gli aggiornamenti CDP di fine luglio scorso

Quanto rendono 5.000 euro sulle nuove serie di buoni fruttiferi postali a 4 anni?

Una manciata di giorni fa, precisamente il 24 luglio, Cassa Depositi e Prestiti (CDP) ha messo mano alle condizioni economiche di diversi buoni fruttiferi postali (BFP).

Ricordiamo CDP è una finanziaria controllata dal MEF, cioè dallo Stato, ed è l’emittente del risparmio postale, comprensivo di BFP e libretti postali. Poste Italiane è solo il collocatore di questi prodotti presso il pubblico dei risparmiatori retail.

Bene, soffermiamoci sulle serie a medio termine e vediamo quanto rendono 5.000 euro sulle nuove serie di buoni fruttiferi postali a 4 anni.

Buono postale 4 anni Plus

Partiamo dal prodotto quadriennale che non prevede requisiti speciali di disponibilità tranne quelli standard validi per tutti i BFP. Ossia essere titolari di libretto e/o del c/c postale, la maggiore età, il rispetto del taglio minimo di sottoscrizione e l’attesa dei 4 anni (nel nostro caso).

Il riferimento è al Buono 4 anni Plus, la nuova serie TF504A260724 dal 24/07/’26, con rendimento annuo a scadenza del 2,00%, l’1,76% netto. La serie immediatamente precedente, la numero TF504A260408 in vigore dall’8/04/’26 al 23/07/’26, pagava l’1,50% annuo lordo a scadenza.

Al pari del buono successivo è a unico step quadriennale con coefficienti lordo e netto finale dell’1,08243216 e 1,07212814. In altri termini rende il 7,212% netto in 4 anni, ossia 360,64 € netti su ipotetici 5mila investiti. Il taglio minimo di sottoscrizione è di 50 € e relativi multipli e può essere rimborsato in ogni tempo prima del termine. In tal caso, però, CDP riconosce solo il capitale senza gli interessi nel frattempo maturati.

Buono Soluzione Eredità

Anche la nuova serie del buono Soluzione Eredità, la numero TF404A260724 dal 24/07/’26, ha subito un ritocco verso l’altro dei rendimenti a scadenza. Si è passati dal 2,00% annuo lordo dell’ex serie TF404A260408 (dall’8/04/’26 al 23/07/’26) al 2,50% attuale. A scadenza il lordo riconosciuto dal Soluzione Eredità supera il 10% (10,381% per la precisione) mentre il netto si attesta al 9,083%. Detta in soldoni, un investimento di 5mila € ne frutterebbe 454,18.

Il maggior guadagno a scadenza non è tuttavia appannaggio di tutti i potenziali clienti in regola con i criteri minimi di acquisto dei BFP. Il Soluzione Eredità è riservato ai soli beneficiari di un procedimento successorio concluso in Poste Italiane. In particolare, sono disponibili dal giorno successivo alla data di conclusione dell’iter successorio in Poste ed entro il 90° giorno da quello in cui vengono liquidate le somme ai beneficiari del procedimento.

Resta invariato il taglio minimo di 50 € e relativi multipli, mentre la sua sottoscrizione può aversi solo presso Poste, mai online anche se abilitati. Rimane immutato, infine, il diritto al riscatto anticipato prima dei 4 anni complessivi.

I rendimenti annui lordi a scadenza sui prodotti concorrenti

Entrambe le nuove serie, quindi, prevedono maggiori guadagni a scadenza rispetto a quelle immediatamente precedenti. Si tratta di ritocchi di mezzo punto percentuale annuo per un 2% abbondante lordo in un quadriennio. È meglio di niente si direbbe, ed è vero, ma restano pur sempre yield inferiori alla media dei ritorni su altri prodotti concorrenti del reddito fisso.

È il caso del conto deposito, per esempio, di matrice e a garanzia bancaria e non sovrana come nel caso dei BFP e dei titoli di Stato. Un vincolo quadriennale arriva a rendere fino al 3,50% annuo, che scende al 2,59% al netto della ritenuta fiscale del 26%. Su 5mila € ipotetici il netto sarebbe di 478 € dopo aver sottratto 182 € di trattenute e 40 € di bollo. Tuttavia, questi sono i rendimenti “migliori” del momento dato che vi sono altre banche che pagano invece il 3,30% o il 3,20% e così via a scendere.

Invece sul fronte MEF il BTP Tf 0,95% Ag30 (ISIN IT0005403396) rende il 3,15% (e il 3,01% netto) grazie ai prezzi attuali a 91,85. In altri termini il grosso dei guadagni sta tutto sul recupero della parità a scadenza e non nel cumulo delle cedole semestrali. Sotto questo aspetto si assomiglia relativamente di più ai BFP, mentre sui CD la liquidazione interessi può essere trimestrale o semestrale o annuale o altro, dipende dall’emittente.

Quanto rendono 5.000 euro sulle nuove serie di buoni fruttiferi postali a 4 anni

Un altro vantaggio del BTP è che la cedola è semestrale e che non si può escludere che da qui a 6 o 12 o 24 mesi le quotazioni non recuperino terreno. In tal caso il disinvestimento anticipato avverrebbe in profitto sia di prezzo che di interessi, mentre sul BFP bisogna per forza attendere il quadriennio, altrimenti addio interessi. Ancora, nella misura in cui il conto deposito paga gli interessi in corso d’opera e ammette l’uscita anticipata, allora valgono le stesse considerazioni buoni-BTP.

Di contro c’è che il buono non necessita del dossier titoli e quindi della Mifid e degli annessi costi del conto titoli. Non solo, ma non espone al rischio di mercato e in ogni tempo, anche prima del termine, il titolare del buono è sicuro di riavere indietro i suoi 5mila € versati. Inoltre gode dell’esiguo taglio minimo di ingresso a soli 50 €, mentre sul BTP si parte da mille euro nominali e relativi multipli.