Il grafico di Fidelity (figura 1.1), che rappresenta l’andamento dell’indice MSCI World in relazione alla percentuale degli attivi delle principali banche centrali mondiali sul Pil, offre interessanti spunti di riflessione.
Ad esempio, se la Federal Reserve (Fed) ha acquistato 8 trilioni di bond su un Pil di 26 trilioni, la percentuale dell’attivo della banca centrale è del 30%. Se la Fed smettesse di acquistare nuovi bond, ma solo rinnovasse quelli in scadenza, mantenendo gli stessi 8 trilioni di attivo, e nel frattempo il Pil crescesse del 5%, la percentuale dell’attivo scenderebbe dal 30% al 29%.
Figura 1.1
MSCI World in relazione alla percentuale degli attivi delle principali banche centrali mondiali sul Pil
Attualmente, la Fed non sta rinnovando completamente i titoli in suo possesso, portando a una costante diminuzione dell’attivo e riducendo ulteriormente la percentuale rispetto al Pil. Nel grafico, la linea viola mostra questa tendenza decrescente della percentuale di asset delle banche centrali, nonostante alcuni istituti, come la Banca del Giappone (BoJ), continuino ad acquistare titoli di stato.
Durante la pandemia, la Fed ha ridotto il tasso d’interesse quasi a zero, espandendo il proprio bilancio tramite l’acquisto massiccio di titoli. Nel 2022, in risposta all’inflazione, la Fed ha avviato il processo di quantitative tightening (QT), cessando di reinvestire completamente i titoli in scadenza ogni mese. Tuttavia, la durata e l’efficacia di questo processo sono ancora incerte, considerando che la Fed ha sperimentato il QT solo nel 2018, ritornando rapidamente sui suoi passi a causa di problemi nel sistema finanziario.
È probabile che la Fed continui a ridurre il bilancio fintanto che le condizioni rimangono relativamente stabili. Tuttavia, l’esperienza passata suggerisce che eventuali turbolenze nel sistema finanziario potrebbero portare a una revisione di questa strategia. La comprensione di questo contesto è essenziale per anticipare l’evoluzione dell’indice MSCI World nei prossimi periodi.
La figura 1.2 mostra la recente storia degli asset detenuti dalla Federal Reserve (Fed), con una tendenza al ribasso dal giugno 2022, interrotta solo brevemente dalla crisi delle banche regionali degli Stati Uniti. La Fed continua a ridurre il peso dei titoli di stato nel portafoglio, e il processo di quantitative tightening (QTT) non è ancora completato. Se tutto procede senza intoppi, è plausibile che fra 12 mesi gli asset in portafoglio possano diminuire di un altro trilione di dollari.
Figura 1.2
Balance Sheet della FED dovuto a QE
Quindi, due scenari si delineano:
A) Se tutto procede senza intoppi, il rapporto tra gli asset delle banche centrali e il Pil diminuirà di circa il 5%, influenzando inevitabilmente l’indice MSCI World. In questo caso, la liquidità potrebbe spostarsi gradualmente dai mercati azionari a quelli obbligazionari, portando al contempo un ritorno dell’inflazione al di sotto dell’obiettivo di lungo termine.
B) In caso di imprevisti, i mercati potrebbero affrontare una mancanza di liquidità simile a quella del settembre 2019 (crisi dei tassi overnight), costringendo le banche centrali a interrompere il QTT e adottare azioni espansive. Questo processo sarebbe compatibile solo con mercati azionari in significativa caduta. Attualmente, l’unico precedente riguardante la conclusione di un QTT è associato al caso B, insieme alla crisi delle banche statunitensi nel marzo 2023.
Spesso, i mercati reagiscono in modo brusco, costringendo le banche centrali a intervenire per gestire la politica monetaria. Il grafico evidenzia come il balance sheet sia entrato in un processo espansivo irreversibile nel lungo termine}. Gli shock finanziari diventeranno sempre più comuni, spingendo le banche centrali a emettere nuova moneta per affrontare la situazione.
La diminuzione dei prestiti bancari negli Stati Uniti, registrata per la prima volta dal 2012, solleva preoccupazioni sul fronte economico come possiamo vedere dalla figura 1.3. Questa tendenza potrebbe portare a difficoltà economiche, specialmente considerando che l’economia americana dipende ampiamente dal credito al consumo a basso costo. Il grafico di SocGen indica chiaramente che una contrazione nei prestiti bancari aumenta il rischio di recessione, come evidenziato dalle barre di colore grigio.
Figura 1.3
Il grafico mostra come i prestiti da parte della banche Statunitensi siano calai verso i minimi storici superando i valori allarmanti del 2012
Attualmente, si osserva un aumento del costo e una riduzione dell’accessibilità al credito, in un contesto in cui la domanda è cresciuta significativamente, ma le catene di approvvigionamento stanno sperimentando una diminuzione della pressione, raggiungendo livelli minimi non visti da decenni. Simultaneamente, l’indice delle sorprese sull’inflazione mostra valori negativi, spesso indicativi di crescente debolezza nell’economia globale.
Il grafico 1.4 mette in relazione la sopravvalutazione delle sette azioni trainanti del mercato con il rendimento dei titoli di Stato a 10 anni. Confrontando il rapporto prezzo/utile previsto per i prossimi 12 mesi con il rendimento effettivo dei bond decennali, emerge che attualmente il mercato obbligazionario sembra più attraente a lungo termine.
Figura 1.4
Il grafico mostra la netta discrepanza fra il ratio Price/Earnings dei futuri 12 dell Sp500 e i tassi reali a 10 anni Statunitensi
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