L’attacco Usa in Venezuela va molto oltre la lotta al narcotraffico o i confini statunitensi, rischiando di compromettere l’intera sicurezza globale.
L’attacco degli Stati Uniti al Venezuela rischia di aprire una frattura geopolitica irreparabile. L’intervento militare di Trump vuole porsi come una misura necessaria alla sicurezza nazionale, un nuovo inizio per il Paese, ma potrebbe verosimilmente far esplodere una crisi. Il contrasto al narcotraffico viene visto come un pretesto debole pressoché da tutti gli Stati del mondo, amici dell’una o dell’altra parte. Perfino negli Usa la questione è oggetto di un’attenta analisi, visto che Trump non ha allertato il Congresso appellandosi a una legge antiterrorismo varata dopo gli attacchi alle Torri Gemelle per rispondere a minacce urgenti.
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L’attacco al Venezuela preoccupa il mondo
Aver inserito il Cartel de los Soles nelle organizzazioni terroristiche e accusato il presidente venezuelano Maduro non solo di narcotraffico ma di essere addirittura a capo del cartello stesso, ha permesso a Washington di legittimare (almeno in apparenza) il passaggio alle armi. D’altra parte, c’è più di un aspetto che non torna in questa versione, a partire dal semplice e banale fatto che dal Venezuela viene esportata principalmente cocaina e non il fentanyl (vero dramma statunitense e priorità del secondo mandato del tycoon).
Così, l’attacco a Caracas e soprattutto la cattura di Maduro potrebbero configurare una grave violazione del diritto internazionale. Circostanza che nessuno si esime di sottolineare, non soltanto in Venezuela. Russia e Cina, vicini al Venezuela da cui si riforniscono di petrolio e in netto contrasto con gli Stati Uniti, hanno immediatamente condannato l’aggressione. Anche la Francia non ha esitato a esprimere preoccupazioni per i riflessi dell’attacco subito dalla sovranità venezuelana, temendo un punto di rottura per la sicurezza internazionale.
Sulla stessa lunghezza d’onda il Brasile, secondo cui è l’ennesima ingerenza statunitense nella pace dell’America Latina e dei Caraibi. Il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva ha sollecitato l’intervento della comunità internazionale attraverso l’Onu e dichiarato:
Attaccare Paesi in flagrante violazione del diritto internazionale è il primo passo verso un mondo di violenza, caos e instabilità, dove prevale la legge del più forte sul multilateralismo.
Condanne anche da parte del Messico, preoccupato per la stabilità regionale. Il problema è che anche l’Onu ha delle perplessità sulla legittimità delle operazioni americane, pur avendo in precedenza condannato la militarizzazione della vita pubblica e la repressione dei diritti civili in Venezuela. Il Congresso statunitense stesso si sta interrogando, non essendo stato avvertito (nemmeno questa volta), con il pretesto dell’urgenza. Insomma, le preoccupazioni per l’attacco a Caracas vanno ben oltre i diretti interessati.
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Le possibili conseguenze
L’attacco militare al Venezuela e la cattura di Maduro rischiano di segnare un precedente allarmante per la pace e la stabilità internazionale. Indipendentemente dalla vera preoccupazione per il narcotraffico e dalle grossi percentuali di droga nelle navi venezuelane intercettate (che comunque non cancellano altri interessi americani) se il mondo teme una violazione del diritto internazionale rischiano di saltare tutti gli equilibri.
L’unica vera garanzia in tal senso è il comune rispetto delle regole, di cui proprio gli Stati Uniti sono i maggiori garanti, non tanto perché abbiano una reputazione irreprensibile ma per la capacità di deterrenza del Pentagono. A tutto però c’è un limite e nemmeno Washington può pensare di aggirare ogni regola e lanciare bombardamenti per costringere il mondo a restare nel suo schema. Il Venezuela in particolare ha forti legami con la Russia e la Cina, che certo il tycoon ha considerato, probabilmente agendo contro Caracas anche per liberarsi di queste influenze nelle prossimità dei confini nazionali.
Una dinamica che può però rivelarsi controproducente, attirando Mosca e Pechino nei giochi fino in fondo. D’altra parte, bisogna vedere se farà più in fretta l’opposizione venezuelana a cogliere il momento propizio, da tempo convinta dell’illegittimità della leadership di Maduro. Ma se anche in questo momento di incertezza i fragili equilibri diplomatici saranno abbastanza da mantenere la pace, i riflettori vanno sull’Onu e l’Europa. Stare a guardare non è ammesso perché sarebbe equivalente a una dichiarazione di prepotenza vera e propria, ma laddove gli Stati Uniti dovessero macchiarsi di una confermata violazione che ne sarebbe di patti e alleanze?
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