Il problema dell’Italia è sempre il debito pubblico. Le parole di Franco

Violetta Silvestri

26 Maggio 2022 - 12:05

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La priorità dell’Italia resta abbassare il debito pubblico, come ribadito al Forum di Davos dal ministro dell’Economia Franco. La ripresa nazionale dipende ancora dalla politica sul debito.

Il problema dell'Italia è sempre il debito pubblico. Le parole di Franco

L’Italia e il debito pubblico: connubio ormai indissolubile nell’analisi economica e finanziaria del Belpaese.

Che la nostra nazione abbia come assoluta priorità la riduzione dei livelli di indebitamento è ormai noto, ma il concetto è stato ripetuto dallo stesso ministro dell’Economia Franco, intervenuto in uno degli appuntamenti del Forum mondiale dell’Economia di Davos.

La strada da proseguire è quella della riduzione del debito pubblico. E anche se da Bruxelles è arrivata la proposta di una ulteriore proroga alla sospensione del Patto di Stabilità, questo non può rilassare il compito del Governo: riportare i conti pubblici verso la sostenibilità. Cosa ha detto il ministro Franco sull’argomento.

La riduzione del debito pubblico è la priorità dell’Italia

“...siamo convinti, e sono personalmente convinto che vanno ridotti i livelli di debito pubblico. Lo scorso anno si prevedeva un aumento e invece lo abbiamo ridotto di 4,5 punti di Pil, quest’anno è atteso un risultato simile. Penso che le regole siano importanti, ma se hai un alto debito la prima preoccupazione è il mercato”: con queste parole il ministro Franco ha spiegato cosa intende fare con determinazione il Governo.

D’altronde, i dati parlano chiaro e a marzo 2022 Bankitalia ha rilevato un altro record per l’indebitamento nazionale: oltre 2.755 miliardi di euro.

La policy del Governo Draghi è tracciata all’insegna della diminuzione del debito, evitando nuovi scostamenti di bilancio (un punto sul quale il Presidente del consiglio ha insistito anche dinanzi alla crisi del caro-bollette) e freddando facili entusiasmi alla possibilità di un allungamento dello stop al Patto di Stabilità in Ue.

Una scelta saggia, quest’ultima, secondo il ministro Franco, che va incontro alle esigenze dei Paesi di far fronte all’inflazione e ai problemi di energia e di gestione dei profughi ucraini. Tuttavia, essa non può distrarre l’Italia dalla sua priorità di lavorare per abbassare il debito.

I tempi futuri, infatti, potrebbero essere difficili. Nonostante la crescita sia vista ancora positiva, anche se ridimensionata, al 3% nel 2022, un potenziale stop del gas russo sarebbe drammatico per la nazione.

E poi, sul debito pubblico pesa l’incognita Bce e rialzo dei tassi in vista già a fine estate. L’onere dei pagamenti degli interesse crescerà, con un impatto per le casse italiane.

In uno storico di Italia in Dati, dove si calcola la spesa per interessi in % del Pil, il nostro Paese risulta il più affardellato tra quelli europei (i dati si fermano al 2020):

Spesa per pagamento interessi su<small class="fine"> </small>% Pil Spesa per pagamento interessi su % Pil

Recentemente, inoltre, è tornato lo spettro dello spread oltre i 200 punti e la parola recessione, che echeggia in tutta Europa e anche negli Usa. Con un rapporto debito/PIL del 159%, quindi, l’Italia ha l’impegno di evitare ulteriori balzi di indebitamento. Quello che non crea crescita e che Draghi aveva già classificato come “cattivo”.

La stessa Commissione Ue ha parlato chiaro: “una riduzione credibile e graduale del debito e la sostenibilità di bilancio nel medio termine”, tramite investimenti e riforme sono fondamentali per l’Italia e il suo Pnrr.

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