Primitivo, Zinfandel, Tribidrag. Un solo vitigno, tre passaporti e un giallo genetico lungo vent’anni
Antonella Coppotelli
9 ottobre 2026
Nove viti ritrovate vicino a Spalato hanno riscritto la storia del Primitivo: dal Tribidrag croato allo Zinfandel americano, passando per Gioia del Colle e Manduria.
Negli anni Sessanta i test del DNA erano ancora una pratica avveniristica, ma la curiosità umana e la voglia di approfondimento fortunatamente furono l’incipit di una storia appassionante che riguarda proprio il nostro protagonista, ossia il Primitivo.
Siamo in California e qualcuno notò che lo Zinfandel, vitigno simbolo dell’allora America del vino, assomigliava in modo sospetto al nostro rosso pugliese.
Per decenni nessuno riuscì a dimostrare nulla. Poi, nel 2001, in un vigneto dalmata vicino a Spalato, una squadra di ricercatori scoprì nove viti dimenticate, mescolate a migliaia di altre piante e il mistero iniziò a chiarirsi.
Da quel giorno lo stesso vitigno ha tre nomi ufficiali, un quarto più antico di tutti e una storia che attraversa tre continenti.
Il giallo genetico: dalla “Zinquest” a Kaštela
La caccia alle origini dello Zinfandel, battezzata “Zinquest”, viene guidata dalla genetista Carole Meredith dell’Università della California a Davis, la stessa che nel 1996 aveva chiarito per la prima volta la parentela del Cabernet Sauvignon.
Il primo tassello è italiano: il Primitivo arriva in California nel 1968, nel 1972 gli ampelografi lo dichiarano identico allo Zinfandel e nel 1993 Meredith conferma con il DNA che si tratta della stessa varietà. Il problema è che nessuno sa dove sia nata prima.
La pista porta in Croazia. Meredith raccoglie oltre 150 campioni di Plavac Mali in tutta la Dalmazia, in collaborazione con l’Università di Zagabria, e nel 1998 scopre che il Plavac Mali non coincide con lo Zinfandel ma ne è un discendente.
Il vero antenato si fa attendere ancora tre anni. Nel 2001, a Kaštel Novi, nella zona di Kaštela vicino a Spalato, la squadra guidata da Meredith con Edi Maletić e Ivan Pejić dell’Università di Zagabria individua nove viti di una varietà quasi scomparsa, il Crljenak Kaštelanski (“rosso di Kaštela”), con un profilo genetico corrispondente a quello dello Zinfandel. Meredith chiamerà il vitigno ZPC: Zinfandel, Primitivo, Crljenak.
Il Tribidrag: il nome più antico
Dopo la scoperta del Crljenak ne emerge uno più vecchio, Tribidrag, registrato in Dalmazia già nel 1518, che la ricerca successiva ha dimostrato corrispondere allo stesso vitigno.
Anche il nome rimanda alla precocità: il croato Tribidrag e l’italiano Primitivo derivano da parole che indicano il “primo a maturare”, e questo fa del vitigno uno dei più anticipatari del panorama mondiale.
Precisiamo che il Primitivo e Tribidrag/Zinfandel non risultano identici al cento per cento nei confronti del DNA, ma vengono considerati un’unica varietà.
Italia: la Puglia del Primitivo
Nel Settecento il vitigno arriva in Puglia dalla Croazia, dove è conosciuto localmente come Zagarese.
Alla fine del secolo don Francesco Filippo Indellicati, parroco e botanico dilettante di Gioia del Colle, seleziona nel proprio vigneto una pianta a maturazione precoce e la battezza “Primativo”, dal latino primativus, “primo a maturare”.
Il documento di riferimento nell’archivio cittadino è datato 1799. La prima comparsa del termine “Primitivo” in pubblicazioni governative italiane arriva invece solo negli anni Settanta dell’Ottocento.
Oggi la Puglia vive il Primitivo in due modi molto diversi.
Primitivo di Manduria
È la denominazione di punta, tra le province di Taranto e Brindisi. DOC dal 1974, ha avuto nel 2011 la prima DOCG pugliese con il Primitivo di Manduria Dolce Naturale: 100% Primitivo, almeno 50 grammi di zucchero residuo e 16% di alcol complessivo, da uve appassite in pianta o su graticci.
Il clima caldo e secco, i suoli a ridosso dello Ionio e l’allevamento ad alberello danno vini ricchi, concentrati e potenti. Il disciplinare richiede almeno l’85% di Primitivo, con la possibilità di aggiungere fino al 15% di altre uve nere non aromatiche.
Il Consorzio di Tutela, nato nel 1998 con dieci aziende e riconosciuto per legge nel 2002, dichiara oggi circa 5.000 ettari, 274 aziende e 29 milioni di bottiglie, per un fatturato di 232 milioni di euro.
Gioia del Colle
È la patria originaria. Qui il Primitivo cresce a quote più alte, intorno ai 400 metri, su terreni calcarei e argillosi, con più escursione termica.
I vini hanno più freschezza e acidità rispetto al Salento ionico, un profilo più verticale e meno opulento. È la DOC che custodisce il luogo dove tutto è cominciato.
Croazia: il vitigno che stava scomparendo
Prima del 2001 il Crljenak Kaštelanski non era imbottigliato come varietà in sé, e le sue viti erano pochissime.
La scoperta ha cambiato il destino del vitigno: oggi la superficie piantata cresce e un piccolo gruppo di produttori croati lo vinifica in purezza.
Nell’area originaria di Kaštela lo fanno Bedalov, Vuina, Krolo e Radunić; altre etichette arrivano dall’isola di Brač (Stina), dal monte Biokovo (Zlatan Crljenak) e dalla Valle di Konavle, vicino a Dubrovnik (Dubrovački Podrumi).
La regione che aveva quasi dimenticato il vitigno oggi lo chiama “lo Zinfandel originale” e il Crljenak è anche genitore del Plavac Mali, oggi il vitigno rosso più importante della Dalmazia.
California: Zinfandel, il vitigno americano per eccellenza
Il percorso verso la California è meno lineare di come lo si racconta spesso.
Secondo la ricostruzione più diffusa, le prime barbatelle partono nel 1820 da un vivaio dell’impero austro-ungarico verso la costa orientale degli Stati Uniti.
Da lì, con la Corsa all’oro del 1849, il vitigno attraversa il continente e si diffonde in California: a fine Ottocento è già il più piantato dello Stato, e lo rimarrà fino al 1998.
Alcuni esperti, tuttavia, sono più cauti su questa genesi poiché il Crljenak non era allevato in modo esteso in Dalmazia in quell’epoca, e questo rende poco probabile un prelievo dai suoi pochi esemplari.
Alcuni ricercatori guardano perciò alla costa del Montenegro, dove il Kratošija, geneticamente identico, è stato confermato nel 2008. La storia del viaggio, insomma, resta in parte da scrivere.
L’aspetto più singolare è, però, quello del White Zinfandel. Nel 1972 Bob Trinchero, enologo di Sutter Home, produce un vino bianco dal succo di salasso dello Zinfandel rosso; nel 1975 una fermentazione si blocca e lascia zucchero residuo, e Trinchero imbottiglia quel vino rosato e dolce.
Nel 1987 il White Zinfandel di Sutter Home è già il vino premium più venduto d’America.
La sua fortuna ha avuto un doppio effetto: da un lato ha affossato l’immagine del vitigno, associandolo a un rosato dolce e a buon mercato; dall’altro, come osserva il San Francisco Chronicle, ha salvato migliaia di acri di vecchie vigne dall’estirpazione, perché la domanda di White Zinfandel le ha tenute in produzione.
Le zone di elezione sono due. La Dry Creek Valley, in Sonoma, considerata la patria spirituale dello Zinfandel californiano, con vigne ad alberello che risalgono ai primi del Novecento.
L’altra è Lodi, nella Central Valley, che custodisce vecchie vigne a piede franco sopravvissute alla fillossera grazie ai suoli sabbiosi e che da sola concentra circa il 40% della produzione statale.
Primitivo: mercati e numeri
In California lo Zinfandel ha perso il primato di vitigno più allevato e oggi, con circa 35.900 acri fruttiferi nel 2024, resta il terzo più vinificato dello Stato dopo Cabernet Sauvignon e Chardonnay.
Il declino del White Zinfandel ha spinto molti viticoltori a sostituire le vecchie vigne con colture più redditizie: già anni fa il Lodi Winegrape Commission segnalava quasi 5.000 acri estirpati, rimpiazzati da mandorli, noci o Cabernet.
In Puglia lo scenario è quasi opposto, ma con una sua complessità. Gli Stati Uniti assorbono circa il 22% dell’export della denominazione, e la presidente del Consorzio, Novella Pastorelli, ha confermato che il dazio USA del 15% resta in vigore.
La risposta è arrivata su due fronti. Il primo è la regolazione dell’offerta: il Consorzio ha ottenuto la sospensione delle nuove iscrizioni allo schedario viticolo e dei nuovi impianti per Primitivo di Manduria e Dolce Naturale dalla campagna 2025/2026 fino al 2029/2030. Il secondo è l’apertura di nuovi mercati, con missioni in Olanda, Germania, Francia, Grecia e, a breve, in Cina.
I dati dell’ultima vendemmia sono un esempio di come il mercato si muova a più velocità. Il Consorzio comunica una produzione inferiore di circa il 20% rispetto all’anno scorso, con uve sane e gradazioni elevate, complice anche un’estate estremamente calda.
Intanto l’imbottigliato cresce: +12,6% per il Primitivo di Manduria DOP e +6% per il Primitivo IGP, ma con una contraddizione che il Consorzio stesso ammette: all’aumento dei volumi sul mercato non è ancora corrisposto un aumento del valore riconosciuto alle uve, una questione che sta alimentando il confronto tra i viticoltori.
In altre parole, il Primitivo vende di più, ma i produttori delle uve non ne stanno ancora beneficiando.
Una questione di etichetta: chi può chiamarlo come?
Resta aperto il tema dei nomi in etichetta, che ha una sua rilevanza commerciale. Secondo alcune fonti, dal dicembre 2007 l’ente statunitense TTB riconosce sia Zinfandel sia Primitivo come varietà approvate per i vini americani, ma non come sinonimi: i produttori USA devono scegliere uno dei due nomi.
In passato alcuni produttori italiani hanno esportato Primitivo come “Zinfandel” per sfruttarne la popolarità negli Stati Uniti. Nulla indica invece che “Tribidrag” abbia già un uso ufficiale equivalente nei due mercati: la questione resta da sbrogliare.
Per maggiori informazioni su Note di Vino scrivere un'email a [email protected]
Archivio
ottobre 2026 settembre 2026 agosto 2026 luglio 2026 giugno 2026 maggio 2026 aprile 2026 marzo 2026 febbraio 2026 gennaio 2026Altri blog
Softi Weekly – Innovazione e AI nel Trading Automatico
Di Lorenzo Vaccarella
Rivoluzione Fintech
Di Stefano Tempera
Terzo Millennio
Di Pierpaolo Bombardieri