Brutto scivolone per il prezzo del petrolio: i motivi

Il prezzo del petrolio è crollato: perché le quotazioni di Brent e Wti sono arrivate a perdere il 4% nelle ultime ore?

Brutto scivolone per il prezzo del petrolio: i motivi

Il prezzo del petrolio è tornato a perdere ampio terreno nonostante la recente ondata di tensioni geopolitiche.

Sia la quotazione del Wti che quella del Brent hanno invertito la rotta cancellando così i guadagni registrati nelle ultime giornate.

Diversi gli elementi che hanno imposto al prezzo del petrolio di rendersi protagonista di una sonora battuta d’arresto già ribattezzata da alcuni come il “crash di metà settimana”. La flessione delle quotazioni ha messo nuovamente fine a quella serie di rialzi determinata soprattutto dalla fragile situazione di alcune economie, prima fra tutti quella venezuelana.

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Perché il prezzo del petrolio sta scendendo?

Se volessimo riassumere in poche righe gli elementi che nelle ultime ore hanno condizionato al ribasso il prezzo del petrolio, potremmo senza dubbio puntare il dito contro la produzione statunitense, ma non solo.

Certo, l’output degli USA ha sempre messo a repentaglio gli sforzi di riequilibrio del mercato compiuti dall’OPEC, eppure oggi è stato anche il Cartello dei produttori a giocare un ruolo di rilievo nello scivolone delle quotazioni di Wti e Brent. I driver ribassisti però non si fermano qui.

La produzione USA è solo la punta dell’iceberg

“Il prezzo del petrolio è crollato a causa delle pressioni derivanti dai livelli record raggiunti dall’output USA”,

ha fato notare Mihir Kapadia, chief executive officer di Sun Global Investments.

Una view, questa, che ha trovato fondamento negli ultimi, impressionanti dati riportati dall’EIA, secondo cui la scorsa settimana la produzione statunitense ha raggiunto un record di 12,3 milioni di barili al giorno ed è cresciuta di 2 milioni di bdp rispetto all’anno precedente. Il tutto mentre l’export di greggio ha toccato i 3 milioni di barili al giorno per la prima volta nel 2019.

Molto probabilmente, hanno affermato diversi analisti, la produzione USA non farà che aumentare con ovvie ripercussioni sulla quotazione del Wti e su quella del Brent.

Cos’altro pesa sulle quotazioni?

A giocare un ruolo di rilievo nella flessione del prezzo del petrolio è stata anche la Russia che ha iniziato ad inviare materia prima verso l’Europa orientale dopo che diversi Paesi hanno interrotto le importazioni per il pericolo contaminazione.

Come non annoverare poi l’impatto derivante dagli ultimi rumor sull’OPEC, che potrebbe scegliere di tornare a produrre a pieno regime, mettendo così da parte i tagli sanciti durante il meeting di dicembre scorso.

Proprio sul Cartello sono arrivate le dichiarazioni del Ministro iraniano Bijan Namdar Zanganeh, secondo cui il pericolo che l’organizzazione collassi è oggi reale.

“L’Iran è membro dell’OPEC per i suoi interessi e qualsiasi minaccia proveniente dagli altri stati membri non rimarrà senza risposta”.

In molti hanno visto nelle sue parole un riferimento all’Arabia Saudita e alla sua intenzione di tornare a produrre a pieno regime per colmare il gap lasciato dall’Iran a causa delle sanzioni USA.

Ancora una volta, insomma, le quotazioni non hanno risentito di un unico elemento. Questo mix letale di fattori ha imposto al prezzo del petrolio di arrivare a perdere più del 4% nella giornata di ieri. Al momento, intanto, il Brent sta scambiando intorno ai $70,5, mentre la quotazione del Wti si sta aggirando sui $61,7.

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