Previdenza complementare tra volatilità dei mercati e riforme: il confronto a “Rendimenti Attesi”
Si è svolta a Roma la 51ª edizione di “Rendimenti Attesi”, l’incontro trimestrale organizzato da LCG Advisory SCF S.p.A., che ha riunito investitori istituzionali, asset manager e rappresentanti del comparto previdenziale per un confronto sulle prospettive dei mercati e sull’impatto delle recenti novità normative.
Giunta al tredicesimo anno, l’iniziativa si conferma un osservatorio privilegiato per il sistema degli investitori istituzionali italiani, con particolare riferimento a fondi pensione, casse di previdenza e fondazioni.
Il sondaggio sugli asset manager, tra aspettative e asset allocation
In apertura, come di consueto, sono stati presentati i risultati dell’indagine trimestrale condotta su un panel di asset manager attivi sul mercato istituzionale domestico. La rilevazione, pubblicata in tempo reale, fornisce una sintesi delle aspettative di rendimento sulle principali asset class e rappresenta un indicatore del sentiment degli operatori.
Il quadro che emerge è coerente con un contesto caratterizzato da elevata incertezza macrofinanziaria, in cui le scelte di asset allocation risultano sempre più condizionate da fattori esogeni e da una volatilità persistente.
Focus sulle strategie di investimento
Nel successivo confronto tra alcuni dei principali gestori operanti nel mercato istituzionale italiano sono emerse valutazioni eterogenee in merito alle scelte di asset allocation e ai fattori di rischio destinati a incidere sull’evoluzione dei mercati nel breve-medio periodo.
Il quadro delineato riflette una fase particolarmente complessa per la gestione finanziaria. Le tensioni geopolitiche, le dinamiche protezionistiche legate ai dazi commerciali, l’incertezza sul percorso dei tassi di interesse e la persistente volatilità dei mercati azionari stanno infatti aumentando il livello di pressione sugli investitori istituzionali.
Proprio per questo motivo, in un simile contesto, la definizione delle strategie richiede un approccio sempre più flessibile e reattivo, coerente con un ambiente macrofinanziario in rapido e continuo mutamento.
Legge di Bilancio 2026, impatto sul secondo pilastro
La sessione conclusiva è stata dedicata all’analisi delle misure introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025), la cui entrata in vigore è prevista dal 1° luglio. Il pacchetto di interventi rappresenta una revisione significativa del quadro normativo della previdenza complementare. Tra le principali innovazioni spiccano l’adesione automatica per i neoassunti, la piena portabilità del contributo datoriale, l’introduzione del Life Cycle come opzione di default, l’innalzamento al 60% della quota liquidabile in capitale e l’aumento del limite di deducibilità fiscale a 5.300 euro.
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Dalla portabilità al Life Cycle
Uno dei temi più discussi riguarda la portabilità del contributo datoriale, che introduce elementi di discontinuità nei flussi contributivi destinati ai fondi negoziali. La misura solleva interrogativi sulla prevedibilità delle masse gestite e, di riflesso, sulla capacità dei fondi di mantenere esposizioni rilevanti su asset illiquidi, quali private equity, private debt e infrastrutture.
Al tempo stesso, l’adesione automatica viene letta come un potenziale driver di crescita della base degli iscritti, in un mercato ancora caratterizzato da un tasso di partecipazione contenuto.
L’introduzione del Life Cycle come profilo di default per le nuove adesioni segna un cambiamento rilevante nei modelli di gestione. La transizione dai comparti garantiti a soluzioni a ciclo di vita comporta, tuttavia, implicazioni operative non trascurabili. In particolare, i fondi pensione saranno chiamati a rafforzare i presidi di governance, con riferimento ai meccanismi di riallocazione automatica tra comparti e alla gestione del rischio lungo l’orizzonte temporale degli aderenti.
L’importanza della comunicazione
Nel nuovo contesto regolamentare, assume crescente centralità il tema della comunicazione verso gli iscritti. La maggiore contendibilità dei flussi contributivi richiede un rafforzamento delle attività di informazione ed educazione finanziaria, anche al fine di supportare scelte consapevoli da parte degli aderenti. Per i fondi negoziali, tradizionalmente caratterizzati da strutture di costo contenute e governance paritetica, la leva comunicativa diventa un elemento sempre più rilevante in termini competitivi.
Quali prospettive ora?
Il 2026 si configura come un anno di snodo per il settore della previdenza complementare. L’effettiva portata delle riforme dipenderà in misura significativa dalle indicazioni attuative dell’autorità di vigilanza, attese nei prossimi mesi. Nel frattempo, il sistema è chiamato a una fase di adeguamento che coinvolgerà modelli operativi, politiche di investimento e strategie di engagement con gli aderenti.
Lorenzo Lupi, CEO di LCG Advisory SCF S.p.A., afferma:
“La 51ª edizione dell’evento ‘Rendimenti Attesi’, nel suo appuntamento trimestrale, ha coinvolto diversi operatori di mercato attivi nella gestione dei patrimoni di fondi pensione e casse di previdenza. Il confronto si è concentrato sui principali temi di attualità, a partire dal contesto macroeconomico e dalle implicazioni per le strategie di investimento.
I gestori presenti hanno condiviso le proprie analisi e, successivamente, è stato approfondito il contenuto della Legge di Bilancio, con particolare riferimento agli impatti sulle forme di previdenza complementare, avviando un dibattito con le principali associazioni di categoria, tra cui Assoprevidenza e Assofondipensione, oltre ad alcuni fondi pensione.
Dal dibattito sono emersi numerosi spunti: gli operatori hanno evidenziato come la nuova normativa possa avere impatti significativi sui flussi di cassa previdenziali, determinando un aumento della concorrenza tra le diverse forme pensionistiche. È stata inoltre sottolineata la necessità di chiarimenti interpretativi, al fine di disporre quanto prima di un quadro più solido su cui impostare le future politiche di investimento”.
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