Presidente della Repubblica: cosa fa e come viene eletto

Isabella Policarpio

25/01/2021

27/01/2021 - 09:32

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Qual è il ruolo del Presidente della Repubblica? Chi lo elegge e cosa fa durante la crisi di governo? Scopriamolo in questo approfondimento su funzioni, requisiti e responsabilità del Capo della Stato.

A molti cittadini non è ben chiaro cosa faccia il Presidente della Repubblica, in cosa si differenzi dal Presidente del Consiglio e quali siano, nel dettaglio, i suoi compiti istituzionali.

Il Presidente della Repubblica, detto anche “Capo dello Stato”, ha un ruolo di primaria importanza all’interno dell’ordinamento, tra questi: promulga le leggi, vigila sul rispetto della Costituzione, nomina il Presidente del Consiglio, indice i referendum e concentra nelle sue mani il potere di grazia.

Dopo l’elezione resta in carica per 7 anni (più di ogni altra istituzione) rappresentando l’intera nazione - anche nei rapporti internazionali - e non uno specifico partito o fazione politica.

Modalità di elezione, compiti e ruoli sono stabiliti dalla Costituzione, la quale gli attribuisce poteri sempre crescenti durante guerre o crisi di governo. Scendiamo nei dettagli.

Chi può diventare Presidente della Repubblica e come viene eletto

Il Presidente della Repubblica in virtù del suo ruolo unitario, viene eletto tra coloro che possono assicurare unità e stabilità al Paese. Ai sensi dell’art. 83 della Costituzione:

“Il Presidente della Repubblica italiana è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri. All’elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. La Valle d’Aosta ha un solo delegato.
L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell’assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta.”

La carica è un ruolo indipendente dall’indirizzo politico maggioritario, per questo la legge richiede una maggioranza più forte di quella prevista negli scrutini ordinari.

Può essere eletto Presidente della Repubblica chi (ai sensi dell’articolo 84):

  • ha la cittadinanza italiana;
  • ha compiuto i 50 anni d’età;
  • gode dei diritti civili e politici.

L’incarico di Presidente della Repubblica è incompatibile con qualsiasi altra carica istituzionale.

Quanto dura il mandato

Il presidente della Repubblica resta in carica per 7 anni, più della legislatura delle Camere (5 anni). Il mandato può essere interrotto anticipatamente in caso di:

  • morte;
  • dimissioni volontarie;
  • grave malattia
  • destituzione, nel caso di giudizio di colpevolezza sulla messa in stato d’accusa per reati di alto tradimento e attentato alla Costituzione (art. 90);
  • decadenza, se viene meno di uno dei requisiti di eleggibilità.

I poteri del Presidente vengono prorogati oltre i 7 anni nel caso in cui le Camere siano sciolte o manchino meno di 3 mesi allo scioglimento e alle nuove elezioni. Ciò perché la Costituzione vuole che il nuovo Presidente venga eletto dalla nuova composizione del Parlamento e non da quello uscente.

Tutti gli ex Presidenti diventano senatori a vita, ai sensi dell’articolo 59 della Costituzione.

Formazione o crisi di governo: il ruolo del Presidente della Repubblica

Tra i compiti più importanti del Capo dello Stato c’è quello di nominare il Presidente del Consiglio, tenendo conto dei risultati delle elezioni, il governo, infatti, deve essere espressione dei partiti che hanno ottenuto la maggioranza.

Egli riceve il giuramento del Primo Ministro e dell’intera squadra di governo, autorizza la presentazione dei disegni di legge di iniziativa del governo, emana i regolamenti dell’esecutivo e ne chiede il riesame se lo ritiene opportuno.

Spetta al Capo della Stato l’emanazione dei decreti-legge approvati dal Consiglio dei Ministri in situazioni di necessità ed urgenza.

Nel caso in cui il governo perdesse la fiducia delle Camere, il Presidente della Repubblica deve ascoltare i leader delle forze politiche e prendere una di queste decisioni, in base alla gravità della crisi:

  • il rinvio alle Camere, cioè sottoporre il governo ad una ulteriore verifica del rapporto di fiducia sia in Senato che in Camera dei deputati;
  • nominare un nuovo governo, presieduto dallo stesso Presidente del Consiglio, ma modificando l’assetto dei Ministri ed eventualmente dei Ministeri;
  • nominare un nuovo Presidente del Consiglio all’interno della stessa maggioranza, oppure di una maggioranza politica diversa;
  • formare un governo tecnico o di scopo con durata limitata al lasso di tempo che manca alle nuove elezioni.

Elezioni anticipate

Soltanto il Presidente della Repubblica ha il potere di indire elezioni anticipate, prima del termine ordinario del mandato, nel caso di dimissioni del Governo ai sensi dell’articolo 76.

Le Camere non possono essere sciolte durante i sei mesi che seguono le elezioni. Il termine è di dodici mesi qualora le elezioni siano avvenute successivamente all’elezione del Presidente della Repubblica.

La promulgazione delle leggi

L’articolo 103, comma 1, della Costituzione recita che:

“il Presidente della Repubblica promulga le leggi entro un mese o nel termine più breve da esse stabilito.”


Si tratta di un passaggio obbligatorio, senza il quale nessuna legge o decreto legge può entrare in vigore e produrre effetti. Egli ha il potere di rinviare le leggi al Parlamento e invitare ad una nuova deliberazione; tuttavia, se le Camere promulgano la stessa legge - senza modificazioni- per la seconda volta, il capo dello Stato è obbligato a promulgarla.

Altri poteri del Presidente della Repubblica

Abbiamo elencato fino ad ora soltanto alcuni dei poteri/funzioni del Capo dello Stato, ma ve ne sono molti altri:

  • vigila sul rispetto della Costituzione
  • nomina cinque giudici della Corte costituzionale
  • presiede il CSM
  • può convocare in via straordinaria ciascuna Camera
  • ratifica i trattati internazionali autorizzati dalle Camere
  • accredita e riceve i rappresentanti diplomatici
  • può concedere grazia e commutare le pene
  • dichiara lo stato di guerra deliberato dal Parlamento in seduta comune
  • presiede il Consiglio Supremo per la politica estera e la difesa ed in questa qualità ha il comando delle Forze Armate

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