Governo tecnico, di scopo o istituzionale: cosa sono e perché se ne torna a parlare

Dopo le elezioni politiche si torna a parlare di governo tecnico, di scopo o istituzionale. Ecco le differenze e i possibili scenari che potrebbero verificarsi in questo post voto.

Governo tecnico, di scopo o istituzionale: cosa sono e perché se ne torna a parlare

Come era lecito aspettarsi già dalla vigilia di queste elezioni politiche, dalle urne del 4 marzo alla fine non è uscito fuori nessun vincitore e la situazione sembrerebbe essere in una fase di stallo.

Ecco dunque che in questo post-voto si è tornati a parlare di un possibile governo tecnico, di scopo o istituzionale. Vediamo allora quali sarebbero le differenze e cosa potrebbe cambiare dal punto di vista politico.

Governo tecnico

Quando al termine delle elezioni non si riesce a formare nessuna maggioranza di governo neanche con le larghe intese, il Presidente della Repubblica in teoria dovrebbe sciogliere le Camere e indire nuove elezioni.

Può capitare però che i partiti decidano comunque di proseguire la legislatura, affidando al Presidente il compito di incaricare un esterno per formare un nuovo governo chiamato tecnico in quanto, sia il premier che i ministri, verrebbero scelti non per appartenenza partitica ma per le loro specifiche competenze.

Esempi recenti di governi tecnici sono stati quelli di Mario Monti dal 2011 fino al voto del 2013 e quello di Carlo Azelio Ciampi, che venne chiamato a traghettare un paese in pieno scandalo Tangentopoli dal 1993 fino alle elezioni del 1994.

Un governo del genere quindi avrebbe bisogno di un appoggio trasversale della maggioranza delle forze politiche. Allo stato delle cose, difficile che si possa giungere a un accordo del genere a meno che non si riesca a individuare come Presidente del Consiglio un profilo che possa mettere d’accordo Renzi, Salvini e Di Maio.

Governo istituzionale

Per governo istituzionale si intende invece un esecutivo nato su impulso del Capo dello Stato, il quale affida l’incarico di premier a una figura istituzionale di primo livello, come ad esempio il presidente del Senato o della Camera.

Solitamente questo tipo di governo nasce quando si è di fronte a una grave crisi oppure quando c’è bisogno di gestire l’ordinaria amministrazione post voto in attesa della formazione di una maggioranza di governo.

Visto che il attualmente l’attuale premier Paolo Gentiloni è ancora in carica non avendo presentato le proprie dimissioni, si può dire che già in questo momento in Italia ci sia una sorta di governo istituzionale.

Se questa situazione di empasse che si è venuta a creare dopo il 4 marzo dovesse continuare, non sarebbe necessario quindi indire un governo istituzionale per sbrigare l’ordinaria amministrazione in quanto questo verrebbe svolto dall’esecutivo Gentiloni, che in sostanza rimarrà in sella fino a che non si verrà a formare una nuova maggioranza.

Governo di scopo

Per governo di scopo si intende un esecutivo di natura politica, frutto di un accordo tra la maggioranza relativa e un gruppo dell’opposizione. Lo “scopo” di questo governo è appunto quello di realizzare alcune riforme indispensabili (come la legge elettorale) prima di andare al voto.

Un’ipotesi questa che è stata già presa in considerazione visto che si parla di nuove elezioni politiche nel 2019 visto il pareggio elettorale. Le problematiche a riguardo però potrebbero non mancare.

Pensare di cambiare la legge elettorale pochi mesi dopo aver licenziato il Rosatellum sarebbe un fatto più unico che raro nel panorama politico. In più, se pensiamo alle lunghe trattative per partorire l’attuale sistema di voto non sarebbe errato pensare che i tempi potrebbero essere anche biblici.

Se quindi non si dovesse trovare l’accordo per un esecutivo politico e dovesse di conseguenza nascere un governo di scopo per cambiare la legge elettorale, difficilmente questo potrebbe avere una durata breve come sarebbe logico auspicarsi visto il recente precedente.

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