Prelievo forzoso in manovra? Le banche tremano

Flavia Provenzani

23 Settembre 2024 - 11:21

Diciamo addio al possibile arrivo del prelievo forzoso. Gli utili del comparto bancario sono (ancora una volta) in salvo.

Prelievo forzoso in manovra? Le banche tremano

Per pochi giorni - che alle banche possono essere sembrati un’eternità, o forse no, sicure che ancora una volta tutto sarebbe andato per il meglio - si è tornati a parlare di tassa sugli extra-profitti, un vero e proprio prelievo forzoso sulla grande fortuna accumulata negli ultimi anni, complice l’innalzamento dei tassi di interesse della BCE, che ha fatto dilatare la marginalità - su mutui e prestiti concessi a persone e imprese come anche sulla liquidità depositata nelle casse dell’istituto centrale.

Ma ha aiutato anche la distrazione delle banche - ops! -, colpevoli di non aver aumentato contestualmente i tassi sulla liquidità vincolata tramite conto deposito, mancando così di far beneficiare del contesto anche i loro clienti.

Prelievo forzoso in arrivo? No, e le banche tirano un sospiro di sollievo

Le banche tirano un sospiro di sollievo, la tassa sugli extra-profitti - anche questa volta - non avrà neanche la lontana parvenza di un prelievo forzoso. Distendono le parole di Antonio Tajani, ministro degli Esteri e leader di Forza Italia:

Siamo contro gli extra profitti, perché in un Paese democratico e liberale non si può porre un limite ai guadagni di un’impresa. Detto questo, bisogna evitare che ci siano imposizioni dall’alto.

Nessuno ha mai parlato di tassa sugli extra-profitti”, ha dichiarato ad AdnKronos Adolfo Urso, ministro del Made in Italy, che tuttavia chiede “un contributo da parte di chi ha avuto maggiori profitti negli ultimi due anni”.

Sarebbe infatti in programma l’apertura di un tavolo di confronto tra governo e comparto bancario per trovare delle misure volontarie. Ma non prima di aver finito di fare i conti e capire quanto budget è a disposizione per la Legge di Bilancio 2025. In base al probabilissimo buco che emergerà, la maggioranza deciderà il da farsi “senza intenti punitivi”, come ha spiegato Tommaso Foti, capogruppo alla Camera che chiede “un autentico spirito di solidarietà a sostegno del sistema Paese”.

La pressione fiscale sulle banche italiane, oggi

Le banche lamentano - a ragione o meno, a ognuno la sua opinione - di essere già oggi penalizzate a livello fiscale rispetto alle altre industrie che operano in Italia. Ma quante tasse pagano le banche, ad oggi?

Il rapporto tra le imposte di esercizio e il risultato ante imposte non offre una visione completa del reale carico fiscale che grava sulle imprese, inclusi gli istituti bancari. Questo può portare a interpretazioni distorte rispetto all’effettiva pressione fiscale a cui il comparto bancario è sottoposto.

Le imposte sul reddito presenti nei bilanci rappresentano le cosiddette “imposte di competenza”, ovvero quelle relative ai redditi generati durante l’esercizio contabile. Sono calcolate in base alle aliquote nominali applicate ai redditi (come Ires e Irap), senza tener conto delle diverse tempistiche di deduzione o di altre specifiche norme fiscali.

Dal punto di vista giuridico, emerge che le banche sono soggette a un’aliquota Ires del 27,5%, superiore rispetto al 24% imposto alle altre imprese, alla luce di una maggiorazione del 3,5%. Anche l’Irap per le banche è più elevata rispetto alla media: all’aliquota standard del 3,9% si aggiunge un ulteriore 0,75% specifico per il settore bancario e una media dello 0,8% come maggiorazione regionale.

Le banche si trovano così a dover fronteggiare un’aliquota media Irap del 5,45%, mentre per le imprese non finanziarie, supponendo la stessa maggiorazione regionale, l’aliquota si attesta attorno al 4,7%.

Tutte le imprese possono inoltre dedurre il 10% dell’Irap dall’imponibile Ires, portando così il carico fiscale complessivo (Ires + Irap) al 28,6% per le imprese non finanziarie e al 32,8% per le banche, con una differenza di oltre il 4% a sfavore di queste ultime.

Oltre alle imposte dirette, le imprese sono soggette anche a una serie di imposte patrimoniali e indirette, come l’Imu sugli immobili e l’Iva indetraibile. Vi sono inoltre altre imposte difficilmente stimabili, come l’imposta di bollo su estratti conto e depositi titoli o l’imposta sostitutiva sui finanziamenti.

Diventa quindi evidente che un indicatore fiscale basato solo sulle imposte di competenza non fornisce un quadro completo della reale pressione fiscale, poiché non considera né le imposte patrimoniali né quelle indirette.

Un altro aspetto da considerare riguarda l’imposta sostitutiva del 26% sui dividendi percepiti da persone fisiche residenti non operanti come imprese. In questo modo, il carico complessivo di imposte (escludendo quelle patrimoniali e indirette) raggiunge quasi il 60% per le banche e il 55% per le altre imprese, traducendosi in un prelievo fiscale finale del 47,2% sugli investimenti in imprese non finanziarie e del 50,3% su quelli nelle banche, considerando la tassazione sui dividendi calcolata dopo le imposte dirette.

Un ulteriore fattore da considerare nel calcolo della pressione fiscale delle banche sono le imposte differite: quelle passive verranno pagate in futuro, mentre quelle attive rappresentano imposte già pagate ma che verranno recuperate nel tempo. A seconda delle circostanze, queste imposte differite possono essere incluse nel bilancio in modo cumulato, influenzando così il risultato d’esercizio.