C’è il rischio di un enorme short squeeze sui mercati di cui nessuno parla

Tommaso Scarpellini

16 Marzo 2026 - 17:47

Paura, guerra e petrolio alto spingono molti investitori a scommettere contro il mercato. Ma proprio questo eccesso di pessimismo potrebbe preparare il terreno per un violento short squeeze.

C’è il rischio di un enorme short squeeze sui mercati di cui nessuno parla

E se il prossimo movimento violento del mercato non fosse un crollo ma uno short squeeze gigantesco? In queste settimane la narrativa dominante è chiara. Guerra, petrolio alto, tensioni geopolitiche e paura di recessione. Tutto sembra suggerire che le borse debbano scendere.

Le notizie che dominano i titoli dei giornali finanziari sono quasi tutte orientate nella stessa direzione. L’aumento dei prezzi dell’energia viene interpretato come un rischio per l’inflazione. Le tensioni geopolitiche alimentano l’incertezza sugli scambi commerciali globali. Le banche centrali continuano a muoversi con cautela sul fronte dei tassi. In un contesto simile diventa naturale per molti investitori assumere una posizione prudente o addirittura ribassista. Eppure, proprio questo consenso ribassista potrebbe nascondere una dinamica molto più interessante. Quando troppi investitori sono posizionati nella stessa direzione, basta un piccolo movimento contrario per scatenare una reazione a catena capace di spingere i prezzi molto più in alto di quanto il mercato immagini oggi.

In altre parole, il rischio non è solo quello di un ribasso improvviso. Esiste anche la possibilità opposta. Un short squeeze alimentato proprio dall’eccesso di pessimismo accumulato nelle ultime settimane.

Il ruolo del posizionamento degli investitori

Per capire perché questa possibilità non è affatto remota bisogna guardare al posizionamento degli investitori, non solo ai titoli dei giornali.

Negli ultimi mesi diversi indicatori di analisi di sentiment mostrano un aumento significativo delle posizioni ribassiste su molte aree del mercato azionario. Gli hedge fund hanno aumentato le coperture tramite futures e opzioni, mentre molti trader sistematici hanno ridotto l’esposizione azionaria in risposta alla volatilità macroeconomica.

Allo stesso tempo, una parte significativa degli investitori retail si è spostata verso asset difensivi come liquidità, obbligazioni a breve termine o strumenti monetari. Questa combinazione crea un contesto particolare. Da un lato cresce il numero di operatori che scommettono su un ribasso del mercato. Dall’altro diminuisce la quantità di capitale già investita in azioni.

Dal punto di vista tecnico questo significa che il short interest aggregato tende ad aumentare. Più cresce il numero di posizioni ribassiste aperte sul mercato, maggiore diventa il potenziale carburante per un eventuale squeeze.
Questo perché ogni posizione short rappresenta, in ultima analisi, un acquisto potenziale futuro.

Come funziona uno short squeeze

Il meccanismo alla base di uno short squeeze è relativamente semplice, ma può produrre effetti molto potenti.
Quando un investitore apre una posizione short, vende titoli presi in prestito con l’obiettivo di ricomprarli successivamente a un prezzo più basso. Il profitto deriva dalla differenza tra il prezzo di vendita iniziale e quello di riacquisto.
Tuttavia questa strategia comporta un rischio teoricamente illimitato. Se il prezzo del titolo sale invece di scendere, lo short seller subisce una perdita crescente.

Per questo motivo molti operatori utilizzano sistemi di risk management automatici, stop loss o limiti di esposizione che impongono la chiusura delle posizioni quando il mercato si muove nella direzione opposta.
Ed è proprio qui che nasce la dinamica dello squeeze.

Se il prezzo inizia a salire, alcuni short seller iniziano a ricomprare le azioni per chiudere la posizione e limitare le perdite. Questo acquisto genera ulteriore pressione rialzista sul prezzo. Il rialzo attiva nuovi stop loss per altri operatori ribassisti, che a loro volta sono costretti a ricomprare.

Il risultato è una vera e propria reazione a catena. Gli acquisti forzati si accumulano rapidamente e possono produrre movimenti estremamente violenti, soprattutto quando la liquidità del mercato è relativamente bassa o quando il posizionamento ribassista è particolarmente concentrato.

In termini tecnici si parla di gamma squeeze quando anche il mercato delle opzioni contribuisce ad amplificare il movimento. I market maker che hanno venduto opzioni call devono coprirsi acquistando l’asset sottostante, aumentando ulteriormente la pressione rialzista. Quando queste dinamiche si sovrappongono, il mercato può muoversi molto più rapidamente di quanto suggerirebbero i fondamentali economici.

Perché i rally più forti nascono dal pessimismo

La storia dei mercati finanziari mostra un pattern ricorrente. Alcuni dei rally più violenti degli ultimi decenni sono partiti proprio da contesti di forte pessimismo. Questo accade perché i mercati non reagiscono soltanto alle notizie, ma soprattutto alle aspettative già incorporate nei prezzi.

Se la maggioranza degli operatori si aspetta un evento negativo, una parte di quel rischio è spesso già stata prezzata attraverso vendite, coperture o riduzioni di esposizione. In queste condizioni basta un contesto leggermente meno negativo del previsto per innescare una rapida revisione delle aspettative.

Gli investitori che avevano costruito posizioni ribassiste si trovano improvvisamente costretti a ricomprare per proteggere il capitale. Allo stesso tempo gli operatori che erano rimasti fuori dal mercato iniziano a rientrare per non perdere il movimento.
Questa combinazione di fattori può generare rally molto rapidi e apparentemente irrazionali.

In altre parole il mercato potrebbe trovarsi in una situazione paradossale. Molti investitori sono preparati per un ribasso prolungato, ma basterebbe un contesto leggermente meno negativo del previsto per costringerli a ricomprare.

Quando la stabilità diventa il vero catalizzatore

Curiosamente uno dei catalizzatori più potenti per uno squeeze non è una notizia estremamente positiva. A volte è semplicemente la stabilità. Se il mercato smette di scendere nonostante un flusso costante di notizie negative, molti operatori iniziano a mettere in discussione le proprie posizioni ribassiste.

La mancanza di nuovi minimi può diventare un segnale tecnico importante. I trader che avevano scommesso su un crollo iniziano gradualmente a ridurre l’esposizione. Questo processo può sembrare inizialmente lento, ma quando il prezzo supera determinati livelli tecnici o aree di resistenza, l’attivazione simultanea di stop loss e ricoperture può accelerare drasticamente il movimento.

In queste fasi il mercato tende a muoversi molto più velocemente di quanto gli investitori si aspettino.