Hai mai sentito parlare della polizza unit linked? Ecco di che cosa si tratta, quali sono i suoi vantaggi fiscali, i costi e i rischi da conoscere.
La polizza unit linked è tra i prodotti assicurativi più diffusi nel mercato italiano. C’è un trend crescente che porta a spostarsi dalle tradizionali polizze a gestione separata verso soluzioni unit linked, segno del fatto che c’è un maggiore interesse verso sistemi che uniscono la componente assicurativa a quella di investimento.
Parliamo però di uno strumento tutt’altro che semplice. Dietro la componente assicurativa, c’è un investimento vero e proprio il cui valore dipende dall’andamento di fondi interni o OICR, senza garanzie di restituzione del capitale versato. Ecco perché è fondamentale capire come funziona e quali sono vantaggi e rischi prima di firmare un contratto.
In questa guida, ti spieghiamo nel dettaglio cos’è una polizza unit linked, come funziona, quali sono i suoi vantaggi e i rischi. Così avrai un’idea più precisa e saprai se nel tuo caso vale la pena vincolarti.
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Cos’è la polizza vita unit linked
La polizza unit linked è un contratto di assicurazione sulla vita appartenente al ramo III e disciplinato dal Codice delle Assicurazioni Private (art. 41). A differenza delle polizze tradizionali di ramo I, che investono in gestione separata con garanzia di capitale, nelle unit linked i premi vengono convertiti in quote di uno o più fondi, sia interni alla compagnia sia esterni (OICR). Questi vengono scelti dal cliente in base al proprio profilo di rischio.
Di fatto, il contraente rimane titolare di una polizza assicurativa a livello giuridico, ma il valore del riscatto dipende interamente da come si comportano gli investimenti collegati. La componente puramente assicurativa è minima. C’è una prestazione in caso di decesso, collegata al valore delle quote maturate. Proprio per questo la natura mista di questi contratti rimane oggetto di dibattito normativo.
In Italia, questa tipologia di prodotti è soggetta alla vigilanza IVASS e, quando collocata tramite intermediari abilitati ai sensi del TUF, anche al controllo Consob. La disciplina risale in buona parte alla Circolare ISVAP n. 474/2002 e al Regolamento IVASS n. 32/2009. L’Istituto ha avviato negli anni scorsi un percorso di revisione della materia, non ancora sfociato in un nuovo regolamento definitivo.
Come funziona la polizza unit linked
Quando si sottoscrive una polizza unit linked, il contraente versa un premio e sceglie tra i fondi proposti dalla compagnia, in base al profilo di rischio rilevato tramite il questionario di adeguatezza.
Il premio viene convertito poi in un numero di quote calcolato al valore corrente, al netto dei costi e della quota destinata alla copertura assicurativa. Il valore della polizza viene rivalutato periodicamente, in base al prezzo delle quote dei fondi sottostanti. Questi riflettono l’andamento dei mercati azionari, obbligazionari o misti in cui sono stati investiti.
Ci sono molte polizze che nel tempo danno la possibilità di modificare l’allocazione tramite operazioni di switch gratuite entro un certo numero ogni anno.
Per quale motivo si considera la polizza vita come strumento di investimento? Per il modo in cui viene proposta. Viene infatti unita una protezione in caso di premorienza alla possibilità di far crescere il capitale sui mercati finanziari. E in più ci sono vantaggi giuridico-fiscali tipici delle polizze vita.
Il riscatto, che sia totale o parziale, è di solito concesso dopo un periodo minimo indicato nel contratto, ma può comportare delle penali nei primi anni che vanno a decrescere fino ad azzerarsi. Esistono anche polizze multiramo, che combinano una parte in gestione separata e una in fondi unit linked.
I vantaggi della polizza vita unit linked
Ci sono diversi vantaggi che potrebbero farti protendere verso la sottoscrizione di una polizza vita unit linked. Innanzitutto, dal punto di vista fiscale le plusvalenze sono tassate solo al riscatto o alla liquidazione con aliquota sostitutiva del 26%, ridotta al 12,5% per la quota di rendimento da titoli di Stato o paesi white list.
In caso di decesso, il capitale liquidato ai beneficiari è percepito iure proprio, non rientra dunque nell’asse ereditario ed è esente da imposta di successione. A differenza di ETF o fondi comuni acquistati direttamente, le plusvalenze e le minusvalenze si compensano automaticamente.
Dal punto di vista giuridico, l’art. 1923 c.c. prevede che le somme dovute dall’assicuratore al contraente o al beneficiario non siano soggette ad azione esecutiva o cautelare. Quindi in teoria non sono né pignorabili né sequestrabili.
Ci sono infine vantaggi dal punto di vista operativo, poiché la designazione del beneficiario è libera, c’è la possibilità di switch tra i fondi, si dispone di una gamma diversificata per asset class e area geografica, viene data l’opportunità di scegliere tra un premio unico e versamenti periodici.
Polizze vita unit linked: quali sono i rischi?
Il rischio principale delle polizze vita unit linked è quello di mercato. Nelle unit linked pure non esiste una garanzia di restituzione del capitale. Se quindi il valore dei fondi scende, anche il valore della polizza agisce di conseguenza. In caso di riscatto o di scadenza, il contraente può ricevere meno di quanto ha versato.
Dal 2019, le compagnie devono segnalare a IVASS i casi in cui il calo di valore delle quote comporti perdite superiori al 30% dei premi versati, per dare modo alle Autorità di intervenire su gestioni anomale.
C’è poi il rischio dei costi. Le indagini IVASS hanno più volte segnalato una struttura di costi elevata rispetto a un investimento diretto in fondi o ETF. Se si sommano il caricamento iniziale, le spese di gestione, quelle di switch e le penali di riscatto anticipato, l’operazione può risultare non conveniente. Solo una minoranza di prodotti mantiene un costo complessivo annuo entro il 2-2,5%, soglia oltre la quale il rendimento netto viene colpito in maniera significativa.
A livello di sanzioni, il disinvestimento nei primi anni comporta di solito penali di riscatto, che decrescono fino ad azzerarsi. Considerando che si tratta di prodotti studiati per un orizzonte medio o lungo, un’uscita anticipata può risultare penalizzante.
Da segnalare anche i rischi giuridici sull’impignorabilità. La Cassazione ha messo in discussione l’applicabilità automatica dell’art. 1923 c.c. alle polizze con forte componente finanziaria e minima componente demografica. Cosa vuol dire? Che se il prodotto è un investimento travestito da assicurazione, un giudice può negare la tutela. Questo espone il capitale ad azioni esecutive dei creditori.
Infine il rischio di complessità informativa. Il Key Information Document, obbligatorio per legge, ha il compito di sintetizzare rischi, costi e scenari di rendimento. Tuttavia la comprensione reale di questi prodotti richiede una lettura attenta che non sempre il cliente medio riesce a cogliere fino in fondo per una valutazione completa.
Quali sono le differenze tra unit linked e index linked
Le polizze unit linked e index linked funzionano in modo diverso, pur appartenendo al ramo III. Nella unit linked il capitale segue direttamente un paniere di fondi senza garanzie, con il rischio di mercato che ricade interamente sul contraente.
Nella index linked il premio è investito in titoli obbligazionari strutturati il cui rendimento è agganciato a un indice azionario con prestazione minima garantita a scadenza.
Unit linked o fondo pensione: cosa scegliere?
Unit linked e fondo pensione rispondono a esigenze molto diverse. Il fondo pensione è infatti studiato per la previdenza complementare, con i premi che sono deducibili fino a 5.164,57 euro l’anno e con un’imposta decrescente dal 15% al 9% in base agli anni di partecipazione. Il capitale resta però vincolato fino al pensionamento, salvo anticipazioni previste dalla legge.
La unit linked non offre invece deducibilità né la stessa tassazione agevolata in uscita. Però c’è una maggior liquidità e flessibilità. Chi cerca una pensione integrativa dovrebbe affidarsi al fondo pensione per risultati più efficienti. Chi invece desidera un investimento flessibile, può valutare la unit linked confrontando i costi con alternative come fondi comuni o ETF su un conto titoli.