Pochi dipendenti pubblici e molto anziani ma la PA italiana non è la più costosa

Alberto De Pasquale

10/09/2025

Rispetto alla media europea in Italia scontano un divario salariale, nonostante il costo del lavoro sia sopra i 200 miliardi all’anno.

Pochi dipendenti pubblici e molto anziani ma la PA italiana non è la più costosa

Stando al luogo comune sono troppi e ben pagati. Nei fatti, anche i dipendenti pubblici italiani, nonostante godano di redditi medi più alti e di una maggiore stabilità rispetto a chi lavora nel settore privato, hanno di che lamentarsi se si fa un confronto con quanto accade nei principali paesi europei: sono pochi e pagati peggio.

Anche se la spesa per gli stipendi della Pubblica amministrazione aumenta, l’inflazione si fa sentire e oggi i dipendenti pubblici italiani si ritrovano con un potere d’acquisto ridimensionato rispetto ai colleghi europei. Una dinamica simile a quella osservata per chi lavora nel privato (con le dovute differenze). Soprattutto, in Italia i dipendenti pubblici sono sempre più anziani e difficilmente in grado di acquisire le competenze digitali necessarie che dovrebbero guidare la Pa del futuro.

Quanto costano i dipendenti pubblici?

Come emerge dalla Relazione della Corte dei conti sul costo del lavoro pubblico nel 2025, quest’anno lo Stato sta spendendo 201,1 miliardi di euro per i redditi da lavoro dipendente delle amministrazioni pubbliche, in aumento del 2,3% rispetto allo scorso anno. Nel 2026 la spesa salirà a quasi 206 miliardi e a 207 nel 2027.

L’esborso è considerevole, anche se ha un effetto limitato sulle tasche dei dipendenti pubblici, dato che rispetto a dieci anni fa (quando la spesa per i salari era di 164 miliardi) hanno beneficiato di un incremento salariale molto più contenuto rispetto agli altri principali paesi europei. A livello medio Ue dal 2015 al 2024 la spesa per i redditi dei dipendenti pubblici è cresciuta del 46%, con punte in Irlanda (+79%) e in Germania (+53%), mentre in Italia di circa il 20%, venendo di fatto annullata dall’inflazione.

Ovviamente bisogna tenere conto, mentre si fa un confronto a livello europeo, che i vari paesi hanno una diversa struttura istituzionale (più centralizzata o di tipo federale) e una differente ampiezza dei servizi pubblici. Per fare un esempio, se un paese ha un servizio postale o ferroviario di natura totalmente pubblica avrà per forza di cose un settore pubblico più esteso rispetto ad altri paesi che hanno affrontato un percorso di privatizzazione. Tradotto: altrove in Europa si spende di più per i dipendenti pubblici anche perché se ne assumono di più.

Aumenta l’età dei dipendenti della PA

Secondo l’ultimo rapporto di ForumPA, in Italia ci sono 5,7 impiegati pubblici ogni 100 mila abitanti; meno dei 6,1 della Germania, dei 7,3 della Spagna o degli 8,3 della Francia. Di conseguenza, anche il loro “peso” risulta inferiore: in Italia lavora nella Pa solo il 14% dei lavoratori dipendenti, contro il 17% della Spagna e il 19% della Francia. Oltre a essere pochi, guadagnano anche meno: in Italia i salari dei dipendenti pubblici sono in media circa mille euro più bassi rispetto a quelli dei loro colleghi nell’Ue. Anche se quei 200 miliardi possono rappresentare una spesa elevata, di fatto l’Italia spende per i salari dei dipendenti pubblici meno del 10% del Pil, mentre Spagna e Francia superano il 12%.

Come se non bastasse, i dipendenti pubblici italiani sono sempre più anziani. L’Italia è tra i paesi Ocse con la più alta concentrazione di dipendenti pubblici in età avanzata: nel 2023 il 55% della forza lavoro operante nel settore statale aveva almeno 55 anni. Il vantaggio è avere una Pa guidata da lavoratori esperti e di consolidata esperienza; lo svantaggio, evidente, è che un’età media troppo alta rallenta il passaggio verso la digitalizzazione e servizi pubblici più al passo con i tempi.