Prima di tutto, una buona notizia. Da oggi, il dispenser del gel igienizzante per le mani alla Camera dei Deputati si chiamerà dispensatore. Dopo la querelle sul genere del presidente del Consiglio, è l’ora del sovranismo lessicale. E a comunicare a famiglie e imprese la straordinaria conquista, ci ha pensato nientemeno che il vice-presidente di Montecitorio in persona, il meloniano di stretta osservanza Fabio Rampelli.
Insomma, dopo i rave e il ritorno del caso immigrati, ecco un altro bel fumogeno gettato in piazza. Così, tanto per gradire. Certo, in tempi duri come questi si ride per non piangere. Ma il rischio molto serio è che alla fine le armi di distrazione di massa ottengano il risultato sperato. E allora il pericolo aumenta, perché la realtà sparisce dai radar. Salvo ripresentarsi all’improvviso. Quando la nostra guardia è abbassata, occupati come siamo a festeggiare il trionfo del dispensatore di gel sul dispenser.
Ad esempio, qualcuno potrebbe non essersi accorto di quanto accaduto in sede Ue. Perché l’esordio ufficiale di Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti non è stato all’acqua di rose. Anzi. E lo scontro con la Francia sugli sbarchi ha rappresentato soltanto il coté più rumoroso e social. Se infatti il neo-ministro dell’Economia ha rassicurato i partner sulla cautela che impronterà il DEF, a qualcuno può essere sfuggito la sua conferma ufficiale rispetto alla ratifica della riforma del MES da parte dell’Italia.
In effetti, all’appello manchiamo soltanto noi e la Germania. Ma se quest’ultima attende il parere al riguardo della terribile Corte di Karlsruhe, qui si è proverbialmente calciato in avanti il barattolo per timore di terremoti parlamentari al momento del voto. Oltre a Fratelli d’Italia, oggi quanto mai europeista, persino le governative Lega e M5S continuavano a lanciare strali contro il meccanismo europeo, definendolo un’anticamera del commissariamento. E minacciando barricate. Ma siccome senza ratifica non si ottiene la credenziale per accedere al TPI, lo scudo anti-spread, in caso di necessità, ecco che il titolare del MEF è corso a sanare lo strappo.
Apparentemente, una notizia che pare più interessante dell’abolizione del dispenser. Ma c’è di più. Ieri l’Ue ha infatti dato il via libera alla seconda tranche da 21 miliardi dei fondi del PNRR, dopo la prima di aprile e il prefinanziamento da 24,9 miliardi di agosto 2021. Il bonifico europeo certifica il raggiungimento dei 45 obiettivi del piano italiano per il primo semestre 2020 (44 qualitativi e 1 quantitativo), ovvero riforme legate alla pubblica amministrazione, all’istruzione e all’economia circolare, oltre a investimenti su banda-larga, 5G, ricerca, inclusione sociale e assistenza sanitaria territoriale. Insomma, abbiamo fatto i compiti.
Non tutti, però. Il governo dei Migliori deve aver infatti dimenticato qualcosa. Perché i miliardi attesi in relazione al DEF di fine anno erano infatti 33, mentre appunto la NADEF certifica 21. Un bel buco. E ora, pancia a terra per per raggiungere tutti gli altri 55 altri targets e milestones - non ditelo a Rampelli, per carità - dell’attuale semestre e ricevere il terzo pagamento da 19 miliardi (mentre sono 27 gli obiettivi per la quarta tranche da 16 miliardi). Già a partire dal titolo, spero sia chiaro come questa sia un’iperbole provocatoria, una bomba a mano nello stagno placido della realtà silenziata da false emergenze. Ma viene da chiedersi: ne vale la pena?
Il PNRR, gestito in questo modo, non è forse una scatola cinese a somma zero, di fatto un commissariamento coatto che invece di utilizzare il bastone della ricetta greca sceglie la carota dei fondi vincolati a una politica eterodiretta, essendo l’Italia too big to fail e, soprattutto, i nostri BTP piazzati come cariche esplosive nei bilanci di banche e assicurazioni di mezza Europa? Non valeva la pena, a questo punto, accedere al MES sanitario e ottenere subito 35 miliardi, stante un cronoprogramma di riforme imposte da Bruxelles che è un commissariamento de facto?
Viene da chiederselo, perché dati INAIL al 30 settembre scorso parlano di 677 morti sul lavoro da inizio anno. Quasi 3 morti al giorno. E la cronaca, seppur relegata a trafiletto, ci insegna come questa Spoon River di fabbriche e cantieri stia proseguendo imperterrita sui medesimi, tragici parametri. Il tutto in un Paese dove, sempre stando a dati ufficiali, 7 nuovi posti di lavoro creati su 10 sono con contratto precario o comunque a tempo determinato.
E se nel medesimo arco temporale del 2021 il numero di morti era ancora superiore (772) ma anche a causa del Covid, nessuno può negare come il l’atteggiamento da FOMO (Fear Of Missing Out, speriamo che Rampelli non mi legga) di un certo mondo dell’impresa dopo due anni di blocchi totali, lockdown e mezze riaperture, certamente non si è configurato come toccasana per le condizioni di lavoro e di sicurezza.
Uniamo a questo sprint, l’accelerante di Superbonus 110% e appunto rincorsa forsennata alle tempistiche del PNRR per non perdere i fondi europei e il quadro non pare poi tanto peregrino. Certo, il Pil ha festeggiato un +6.6%. Ma nei cantieri si muove come mosche. E, soprattutto, qualcosa non ha comunque funzionato. Sia per i minori fondi a bilancio che arriveranno da Bruxelles per il DEF, sia per la sospensione a sorpresa della cessione del credito legato proprio al Superbonus decisa ieri da Poste Italiane.
Un qualcosa che sembra configurare il prodromo di un potenziale effetto subprime da facciata e ponteggio, talmente rischioso nei suoi profili da aver messo sull’attenti non solo le banche private ma anche quelle di fatto statali. Il tutto alla luce di un aumento di capitale MPS costato a Pantalone 1,6 miliardi per finanziarie gli esuberi, mentre le banche del consorzio, tirate per la giacchetta e prese per il collo dal Tesoro, hanno venduto nel primo giorno a disposizione.
Ne vale davvero la pena, davvero il PNRR è l’occasione del secolo, il nostro piano Marshall? Probabilmente sì. Ma non sarebbe il caso di approfondire a mente fredda e numeri alla mano i pro e i contro? Non sarebbe sensata una bella analisi costi-benefici, piuttosto che scatenare battaglie campali in difesa del dispensatore di gel?