Pnrr, a rischio 40 miliardi: perché nel 2023 l’Italia rischia di perdere i fondi Ue

Stefano Rizzuti

25/05/2023

I 40 miliardi di fondi europei che l’Italia dovrebbe ricevere nel 2023 sono a rischio: i ritardi sul Pnrr preoccupano il governo, che deve fare in fretta nel richiedere le modifiche al Piano.

Pnrr, a rischio 40 miliardi: perché nel 2023 l’Italia rischia di perdere i fondi Ue

Le raccomandazioni di primavera della Commissione europea non sono state positive per l’Italia. Nulla di così inusuale, in linea teorica, ma su alcuni punti la pressione comunitaria sembra particolarmente insistente e preoccupante. I richiami al governo Meloni sono stati diversi, a partire da quelli sui ritardi del Pnrr.

L’ha detto, con qualche giro di parole, il commissario all’Economia Paolo Gentiloni: l’Italia deve chiedere la quarta e la quinta tranche. La prima in scadenza il 30 giugno e la seconda il 31 dicembre del 2023. Ottenere i fondi, però, non è così semplice: “Per mantenere un tale ritmo occorre che la discussione sulle richieste di modifica del Piano avvenga prima possibile, altrimenti le cose diventano difficili”.

Come a dire che l’Italia deve fare in fretta o rischia di rimanere senza fondi. Se le proposte di modifica non arrivassero entro giugno, ha sottolineato Gentiloni, “il ritmo delle rate sarebbe a rischio”. Per dirla in maniera più esplicita, l’Italia rischia di non ricevere i 40 miliardi previsti dal Recovery fund per il 2023. Potrebbe, addirittura, restare a secco per tutto l’anno, in un’ipotesi estrema.

Non è un caso che il ministro che ha il dossier in mano, Raffaele Fitto, stia chiedendo ai ministri di presentare subito le richieste di modifica. L’obiettivo è di arrivare a Bruxelles con il dossier chiuso entro metà giugno. I problemi però restano: Regioni e Comuni sembrano indietro coi tempi e lamentano la volontà dello stesso Fitto di centralizzare il piano, proprio per evitare uno spreco di risorse a cui l’Italia non sarebbe nuova, in tema di fondi europei.

Pnrr, gli avvertimenti di Gentiloni all’Italia

La Commissione finora ha chiuso un occhio sulla questione dei ritardi del Pnrr. Anche oggi, comunque, il pressing di Bruxelles non è insistente e si cerca un accordo più che uno scontro. I tempi, però, stringono e ora è necessario chiedere all’Italia di presentare le modifiche al più presto.

Gentiloni ribadisce l’importanza dell’attuazione del Pnrr in Italia, considerando che parliamo del Paese che riceve più soldi. Intervenendo al Festival dell’economia di Trento, il commissario spiega che “il problema non è denunciare i ritardi ma evitare che si producano. Il governo italiano ha fatto la terza richiesta di erogazione e dobbiamo essere consapevoli che nei prossimi mesi la parte fondamentale deve svilupparsi”.

L’Italia, ricorda Gentiloni, ha già ricevuto 67 miliardi, che presto diventeranno 86. Poi ci sono i 40 miliardi del 2023 e sarà fondamentale “metterli a terra in Italia per il successo dell’operazione, quindi quando dico che bisogna fare presto e bene nel Pnrr italiano lo dico nell’interesse non solo italiano ma anche nell’interesse europeo, perché se non vanno bene le cose in Italia non vanno bene in Europa”.

Le modifiche al Pnrr italiano

L’Italia finora ha preso tempo sul piano di modifica del Pnrr. Fitto vorrebbe passare da tanti micro-interventi al finanziamento di grandi imprese, spostando inoltre dal Recovery alla programmazione ordinaria i fondi europei, considerando che scade più tardi (nel 2029 invece che nel 2026).

Il ministro torna sul tema spiegando che gli obiettivi finali non sono in discussione, ma si punta a rivedere le tempistiche e le modalità per raggiungerli. Secondo il ministro non possono essere ignorati alcuni elementi nuovi rispetto alla predisposizione del piano, come l’invasione dell’Ucraina e la crisi energetica.

Sicuramente Fitto vuole rivedere alcuni interventi riguardanti il settore energetico, ma in discussione ci sono tanti altri progetti: dalle infrastrutture alla scuola. I ministeri stanno inviando le loro ipotesi di revisione, ma trovare la quadra non sarà semplice, considerando che nessuno vuole davvero rinunciare alle risorse previste per darle ad altri dicasteri. E il tempo stringe.

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