In questi giorni, precisamente dal 10 marzo fino al 9 aprile, si apre la possibilità per le imprese agricole ed agroindustriali di presentare la propria domanda per il bando ‘Facility Parco Agrisolare’. Il bando, finanziato con gli ultimi scampoli dei fondi PNRR, finanzia a fondo perduto investimenti in nuovi impianti fotovoltaici con tutti gli annessi: batterie di accumulo, colonnine di ricarica e smaltimento amianto. A seconda della tipologia di azienda si può ottenere fino all’80% di fondo perduto.
Niente di male, fino a qui, dato che il bando è ormai alla quarta edizione. Se non fosse che quest’anno le regole di ingaggio sono cambiate: il Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste ha imposto che i pannelli da utilizzare siano solo quelli made in UE e, nello specifico, solo quelli registrati sul portale ENEA (l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile).
In un settore dominato al 99,9% dalla tecnologia cinese fa quantomeno sorridere l’idea di pannelli davvero fabbricati in UE. Il requisito del produttore di suddetti pannelli viene infatti assolto quando si può dimostrare una trasformazione ‘significativa’ del bene che – secondo la Guida CEI 82-25 - in questo caso avviene con stringatura delle celle, l’assemblaggio e laminazione e test elettrici condotti in Europa. Le celle di silicio, dunque, continuano a provenire da paesi extra-UE, Cina in particolare.
A parte questa parentesi, può comunque essere lodevole l’intenzione di creare una filiera europea e magari italiana, quantomeno ‘di assemblaggio’ delle componentistiche primarie estere. Ma è qui che la cosa si fa grottesca.
Il registro ENEA prevede tre categorie di pannelli – tipo A, B e C ognuna delle quali più performante dell’altra. Ed il bando Parco Agrisolare dispone che la categoria B e la C siano agevolate per due ragioni: chi propone progetti utilizzando pannelli di queste categorie avrà accesso prioritario al bando ed inoltre il massimale di spesa su cui computare la percentuale di fondo perduto è di 1.500€ al KW, mentre per i pannelli meno performanti di tipo A il massimale è di 1.000€.
Guardando il registro ENEA appare subito evidente una cosa: la categoria B nei fatti non esiste, non ci sono prodotti iscritti a questa categoria. Dunque, la scelta rimane tra la categoria A e quella C: nel primo caso si trovano diversi modelli di diversi produttori, nel secondo caso si trovano solo due produttori. Meyer Burger e 3Sun. Il primo era un colosso svizzero nel settore delle rinnovabili e usiamo il passato perché l’azienda dopo decenni di attività ha dichiarato insolvenza lo scorso anno ed ha lasciato la quotazione in borsa: sul mercato si trovano quindi gli ultimissimi prodotti. 3Sun invece è l’azienda interamente controllata dall’Enel che tutt’ora produce a pieno regime nella gigafactory di Catania.
In sintesi, il bando Parco Agrisolare, coi suoi quasi 800 milioni di stanziamento, indirizza fortemente i beneficiari ad utilizzare pannelli di un solo produttore. Ma non è tutto, perché anche il Conto Termico 3.0 – con uno stanziamento complessivo di 900 milioni – prevede la possibilità di installare impianti fotovoltaici con un 20% di fondo perduto, che diventa 25% coi pannelli made in UE e 35% coi famigerati pannelli di tipo C prodotti attualmente solo da 3Sun. E infine anche l’iper-ammortamento fino al 180% degli investimenti - divenuto legge con l’ultima finanziaria - prevede che le spese per il fotovoltaico siano incentivabili solo coi pannelli iscritti al registro ENEA di tipo B (attualmente inesistenti) o tipo C.
Tutti questi possono essere considerati incentivi alla produzione nazionale o marchette alla compagine (para-statale) dell’Enel in cui lo Stato è principale azionista? E’ un bene che gli incentivi vengano direzionati ad un’azienda che potrebbe redistribuire parte dell’utile generato allo stato stesso oppure siamo di fronte ad una possibile violazione della concorrenza europea? Ai lettori l’ardua sentenza.
Tuttavia, una cosa è certa: il già oneroso listino prezzi dei pannelli di tipologia C stà già aumentando fuori misura. L’auspicio è che sia una leva per far emergere nuovi produttori nazionali e non per scoraggiare i consumatori con prezzi più alti.